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La Well-Being Therapy

La Well-Being Therapy è un tipo di terapia a breve termine che si è dimostrata molto efficace nel trattamento del disturbo dell'umore ciclotimico.

ID Articolo: 165380 - Pubblicato il: 27 maggio 2019
La Well-Being Therapy
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La Well-Being Therapy pone enfasi sull’automonitoraggio degli episodi di benessere e tratta anche i pensieri o le credenze irrazionali che soggiacciono l’interruzione del benessere negli individui.

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio La Well-Being Therapy (WBT) è un tipo di terapia a breve termine, costituita da otto sessioni, ciascuna di durata approssimativa di 30/50 minuti (Ruini, 2014).

Questa strategia psicoterapeutica pone enfasi sull’automonitoraggio degli episodi di benessere e tratta anche i pensieri o le credenze irrazionali che soggiacciono l’interruzione del benessere negli individui (Belaise et al., 2006).

La Well-Being Therapy può essere applicata ai soggetti con disturbo d’ansia generalizzato (Belaise, et al., 2006), con disturbo da stress post-traumatico, nei casi di comportamenti suicidari (Johnson & Wood, 2016), ma anche nel disturbo ciclotimico o ad individui che si trovano nella fase residuale dei disturbi dell’umore (Ruini, 2014).

Well-Being Therapy e Disturbo Ciclotimico

Per quanto riguarda il disturbo ciclotimico viene considerato una forma lieve del disturbo bipolare in quanto è caratterizzato dall’alternanza di episodi di ipomania ed episodi depressivi che non soddisfano i criteri né del disturbo bipolare di tipo I né di tipo II (Akiskal, 2001; Akiskal, Djenderedjian, Rosenthal & Khan, 1977; DSM, 2014).

Studi recenti hanno dimostrato che l’unione della WBT e della terapia cognitivo comportamentale (CBT), nel trattamento del disturbo ciclotimico con la presenza di ansia, produce dei benefici che sono significativi e persistenti (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Evidenze di trattamento: uno studio sperimentale

Nello specifico, uno studio condotto su 62 pazienti, suddivisi in due gruppi composti da 31 soggetti (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011) ha valutato l’efficacia di diverse modalità di trattamento del disturbo: al primo gruppo veniva applicata la CBT e la WBT, nell’altro invece un trattamento di gestione clinica. In entrambi i casi, la durata del trattamento è stata di 10 sessioni, ciascuna delle quali aveva una durata di circa 45 minuti.

Inoltre, ad entrambi i gruppi sono stati somministrati dei questionari sia subito dopo il trattamento sia a 1-2 anni dal trattamento. In particolare, sono stati somministrati: una versione modificata dell’Intervista Clinica per la Depressione (CID; versione modificata) (Paykel, 1985; Bech, Fava, Guidi & Paykel, 2011), che indaga 20 aree di sintomi e sono stati eliminati gli item relativi all’ostilità, al ritardo, all’agitazione e all’aspetto depresso; a ciascun item viene attribuito un punteggio che va da 1 (assenza di sintomi) a 7 (gravi sintomi invalidanti). Questa scala è adatta per valutare i sintomi subclinici dei disturbi dell’umore (Belluardo, Conti, Fava, Grandi & Rafanelli, 1998; Bech, Fava, Guidi & Paykel, 2011; Barocka et al., 1995), è anche in grado di misurare diversi aumenti o piccoli cambiamenti vicino alla fine normale dello spettro (Bech, Fava, Guidi, & Paykel, 2011; Bech, 2009).

Dalla versione completa del CID, è stato inoltre selezionato e valutato in modo separato l’elemento della reattività all’ambiente sociale (Bech, Fava, Guidi & Paykel, 2011), che si riferisce ai cambiamenti dell’umore e della sintomatologia, al miglioramento o al peggioramento della patologia in seguito a dei problemi ambientali (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011); in questo caso i punteggi vengono attribuiti su una scala a 7 punti e si possono disporre lungo un continuum. Agli estremi di questo continuum si individuano i cambiamenti che non sono dovuti all’ambiente, che corrispondono al punteggio 1, e la fonte della depressione dipende interamente da determinate situazioni specifiche, che corrisponde al punteggio 7. Infine, al centro di questo continuum si individuano tutti quei soggetti che presentano un punteggio 3, i quali possono avere dei miglioramenti limitati, determinati da fattori non specifici, come per esempio il supporto sociale (avere qualcuno con cui parlare) (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli, & Tomba, 2011). Questo strumento è stato utilizzato per misurare il cambiamento al momento del trattamento nel disturbo ciclotimico.

La Scala della Mania (MAS, Mania Scale) (Miklowitz, 2008), consta di 12 item i cui punteggi possono variare da 0 a 4 (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Obiettivi e Risultati dello studio

Lo scopo di questo studio era quello di applicare la Well-Being Therapy con la CBT ad un campione di pazienti con disturbo ciclotimico e confrontare la sua efficacia con l’utilizzo di interventi clinici che non facessero ricorso alla CBT e alla WBT.

Attraverso la somministrazione delle scale sopra descritte, sono emerse differenze significative tra i due gruppi. In particolare, i pazienti che sono stati sottoposti alla Well-Being Therapy e alla CBT avevano maggiori miglioramenti rispetto a coloro i quali sono stati trattati con dei trattamenti di gestione clinica (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Secondo gli autori dello studio, è dunque possibile affermare che la combinazione sequenziale di CBT e WBT ha avuto un effetto importante sul disturbo ciclotimico, infatti, sono stati osservati degli effetti significativi sui sintomi ciclotimici, attraverso la somministrazione del CID e del MAS, rispetto ai soggetti che sono stati sottoposti ad un trattamento di gestione clinica (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Dagli studi follow-up di 1-2 anni dal trattamento è emerso che in più della metà dei casi trattati con la CBT e la Well-Being Therapy non era più presente una diagnosi di disturbo ciclotimico dopo il trattamento e si è verificata anche una riduzione della comorbilità ansiogena (in quanto i pazienti presi in esame presentavano delle comobilità ansiogene), al contrario, nell’altro gruppo i sintomi ciclotimici erano ancora presenti (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Differenze nel trattamento tra primo gruppo e secondo gruppo

Per quanto riguarda i trattamenti applicati al primo gruppo della ricerca effettuata da Fava e collaboratori (2011) la Well-Being Therapy aveva come obiettivo quello di intervenire sulle dimensioni alterate del benessere psicologico di Ryff (Fava, 1999), invece, la CBT permetteva di individuare gli schemi mentali e i pensieri automatici disfunzionali (Beck & Emery, 1985) e ristrutturarli in modo più efficace (Belaise et al., 2006), nello studio precedentemente descritto è stata anche utilizzata per ridurre l’ansia.

L’obiettivo del trattamento era quello di ristrutturare i pensieri ed i comportamenti disadattativi ed aumentare i comportamenti adattativi (Fava, 1999), nello specifico: migliorare il benessere psicologico e sostituire le percezioni ipomaniche di breve durata con adeguati livelli di benessere (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Per quanto riguarda il trattamento del disturbo ciclotimico, la combinazione CBT e WBT, consta di tre fasi: la fase iniziale, centrale e finale (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011). Nella fase iniziale, che riguarda i primi due incontri, il terapeuta si concentra sulla sintomatologia del paziente e l’organizzazione del trattamento dipende dai sintomi e dai problemi che il paziente presenta. I pazienti svolgono un ruolo attivo, in quanto prima monitorano e successivamente annotano su un diario i loro episodi di sofferenza. I diari vengono utilizzati in tutta la durata del trattamento.

Nella fase centrale, che comprende tre incontri, se il paziente presenta degli episodi di ansia, come nello studio svolto da Fava e collaboratori (2011), vengono pianificate delle strategie di esposizione da svolgere a casa (Marks, 1987). Inoltre, durante questa fase il terapeuta valuta quali sono le aree del benessere che sono adeguate, quindi in cui non sono presenti i pensieri automatici e disfunzionali (Fava, 1999). Quando vengono individuati questi pensieri, il terapeuta può chiedere per esempio: “quali sono le prove a favore o contro questa idea?” oppure “stai pensando in termini tutto-o-niente?” (Beck, Rush, Shaw & Emery, 1979), quindi, utilizza delle strategie e delle tecniche per aiutare i pazienti a correggere i loro punti di vista distorti e le loro credenze disadattive, in particolare per quanto riguarda i sintomi depressivi, inadeguatezza, irritabilità (Ramirez Basco & Rush, 1996).

Infine, nell’ultima fase, composta da tre incontri, il paziente viene incoraggiato a svolgere l’automoniotoraggio dei momenti di benessere (Fava, 1999). In questa fase si agisce sulle dimensioni del benessere psicologico che sono alterate (Fava, 1999).

Conclusioni

Un aspetto che deve essere precisato, si riferisce al fatto che i pazienti non devono raggiungere elevati livelli di benessere in tutte le dimensioni, bensì devono raggiungere un livello di funzionamento equilibrato con l’ausilio della ristrutturazione cognitiva (Ruini, 2017).

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