Dreams, hallucinations and imagination: la consapevolezza tra sogni, allucinazioni ed immaginazione – Report dal workshop di Glasgow

Dreams, hallucinations and imagination: nel workshop tenutosi a Glasgow, il confronto tra prospettive diverse, dalla filosofia della mente alle neuroscienze

ID Articolo: 163046 - Pubblicato il: 01 marzo 2019
Dreams, hallucinations and imagination: la consapevolezza tra sogni, allucinazioni ed immaginazione – Report dal workshop di Glasgow
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Dreams, hallucinations and imagination: nella due giorni organizzata dall’Università di Glasgow, 10 ricercatori hanno messo a confronto prospettive diverse, dalla filosofia alle neuroscienze.

 

Una discussione multidisciplinare su sogni, allucinazioni e immaginazione

Messaggio pubblicitario Nei giorni scorsi (23 e 24 febbraio 2019) si è tenuto a Glasgow il workshop Dreams, hallucinations and imagination. Interdisciplinary conference on Dreams, Hallucinations and Imagination. L’evento è stato organizzato dal Centre for the Study of Perceptual Experience dell’Università di Glasgow all’interno di un più vasto progetto sulle basi neurali dell’immaginazione visiva.

Il progetto, The Eye’s Mind, realizzato l’Università dell’Exter e dall’Università di Glasgow, prevedeva infatti due diverse linee di azione: una di ricerca che ha già portato alla pubblicazione di alcuni articoli (Zeman, McKisack & Onians, 2018) ed una di discussione teorica tramite due eventi ad hoc (il workshop tenutosi a Glasgow ed una futura conferenza che si terrà ad aprile all’Università dell’Exter).

Il razionale ed il format del workshop organizzato dall’Università di Glasgow prevedeva di selezionare 10 ricercatori con background diversi per favorire una discussione multidisciplinare su differenze e somiglianze tra sogni, allucinazioni ed immaginazione. Gli organizzatori hanno invitato due lecturer, aprendo poi una submission per i restanti 8 posti. Ne è emersa una prolifica discussione che ha visto contrapporsi nel corso di un weekend 5 rappresentanti della filosofia della mente e 5 rappresentanti delle neuroscienze. Il workshop si è articolato infatti in lecture di 1 ora con successivo question-time e discussione finale tra tutti i relatori.

Il sonno secondo la filosofia della mente

La prima giornata dedicata alle prospettive più teoretiche è stata aperta da Matthew Soteriou professore di filosofia della mente del King’s College di Londra che ha passato in rassegna le argomentazioni a favore e contrarie alla categorizzazione del sonno come percezione e quindi relative al tipo di prospettiva epistemologica connessa a tali argomentazioni (si veda Soteriou, 2013).

Particolare attenzione è stata posta da lui e dagli altri relatori al cosiddetto Imagination Model of Dreaming sul quale si sono contrapposti autori come Sosa (2005), Hichikawa (2008) e Windt (2010). Nel corso degli anni infatti i filosofi della mente hanno sostenuto tre posizioni assai diverse:

  1. una posizione definita come ortodossa nella quale i sogni sono considerati come esperienze allucinatorie assimilabili a forme di delirio (Hobson, 1988);
  2. un modello definito appunto immaginativo in cui si presuppone che i sogni siano un esercizio di immaginazione le cui credenze non sono genuine ma bensì immaginate tali (Hichikawa, 2008; Sosa, 2005);
  3. un modello che considera i sogni come esperienze sui generis essenzialmente differenti tanto dalle allucinazioni quanto dall’immaginazione (Windt, 2010).

L’interesse che la filosofia analitica ha in particolare tributato a questi modelli discende dalle implicazioni che questi hanno nel secolare dibattito tra scetticismo e realismo, internalismo ed esternalismo epistemologico. A tale dibattito la quasi totalità dei “filosofi” invitati sembrava convergere sull’utilità epistemica dei sogni e dell’immaginazione, mentre gli “empiricisti” (ovvero neuroscienziati e clinici come chi scrive) hanno cercato invano di ottenere prove per l’appunto empiriche sulle diverse tesi sostenute.

Afantasia e Iperfantasia

Maggiore convergenza di prospettive ha destato la relazione di Cecily Whiteley, ricercatrice del dipartimento di epistemologia della London School of Economics. La relatrice ha infatti passato in rassegna i dati sugli studi condotti nell’ambito del progetto Eye’s Mind sui fenomeni di afantasia e iperfantasia (Zeman, Dewar & DellaSala, 2015; Zeman, McKisack & Onians, 2018) che sembrerebbero affliggere in forme diverse una quota rilevante della popolazione. In particolare Cecily Whiteley ha esplorato le possibili implicazioni teoriche connesse al fatto per cui le persone con afantasia (ovvero non in grado di produrre immaginazione visiva spontanea in fase di veglia) riescano comunque ad avere sogni con vivide forme di immaginazione. Questo dato parrebbe forse sconfermare l’assunto di Hichikawa (2008) per cui il sognare avrebbe la funzione di favorire una produzione immaginativa finalistica.

Sogni lucidi, insight e dissociazione

Messaggio pubblicitario La seconda giornata ha preso le mosse dalla relazione di Ursula Voss, professoressa di psicologia dell’Università di Francoforte e direttrice del Dipartimento di Neurofisiologia Psichiatrica dell’ospedale universitario. Ursula Voss è una dei massimi esperti mondiali di studi di neurofisiologia dei sogni, avendo sviluppato un modello di inquadramento ed una specifica scala per la valutazione del livello di consapevolezza in simili stati (Voss et al., 2012). La sua relazione si è concentrata sui sogni lucidi e sulle recenti scoperte del suo team sul ruolo delle onde gamma a bassa frequenza, la cui stimolazione favorirebbe processi di insight e dissociazione. Di particolare interesse gli studi, ad oggi su casi singoli, finalizzati a testare la trasferibilità di questi risultati in ambito clinico, con particolare riferimento alla possibilità di favorire processi di insight e decentramento rispetto alla propria sintomalogia in forme gravi di disturbo ossessivo-compulsivo e psicosi (Voss et al., 2018).

In un paziente ossessivo la stimolazione delle onde gamma ha prodotto una riduzione significativa delle compulsioni, mentre in un paziente psicotico, oltre all’attivazione di forme di insight, è emerso uno stato di iperattivazione ansiosa. Voss e colleghi ipotizzano che la contemporanea attivazione di processi dissociativi vada ad esacerbare simili stati assai frequenti in pazienti psicotici.

Sogni, allucinazioni e immaginazione nel disturbo schizotipico di personalità

Sempre nell’ambito delle psicosi chi scrive ha presentato un modello preliminare di valutazione delle differenze tra sogni, allucinazioni ed immaginazione descrivendo due casi di pazienti con disturbo schizotipico di personalità. I due pazienti sono stati scelti per il fatto di aver sperimentato nel corso della terapia un episodio psicotico breve ed aver riportato numerosi sogni e forme di immaginazioni in quanto l’una era uno scienziato sociale, l’altra una disegnatrice. Il modello proposto discrimina le diverse esperienze in base ad una dimensione di flessibilità metacognitiva (Dimaggio & Lysaker, 2010) ed una di sviluppo psicologico della personalità (Blatt, 2008). Particolare interesse ha destato la possibilità di utilizzare la metacognizione come moderatore o mediatore dei processi di coscienza connessi a sogni, allucinazioni ed immaginazione.

In conclusione, nonostante le numerose differenze negli approcci e nei foci di ricerca dei 10 relatori che hanno partecipato a questo simposio, sono emerse due direttrici comuni di ricerca. Da un lato sia i filosofi della mente che gli empiricisti sembrano avvalorare la necessità di modelli dimensionali che esplorino le comunanze tra sogni, allucinazioni ed immaginazione, piuttosto che teorizzare sistemi esperienziali ed epistemologici diversi per ognuno di questi processi. Dall’altro lato, nonostante le evidenti difficoltà nel costruire un linguaggio argomentativo comune, la prospettiva multidisciplinare sembra risultare vincente come dimostrato dal prolifico dibattito conclusivo e dai risultati preliminari del progetto The Eye’s Mind.

 

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Bibliografia

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