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Exploring the Self – Report dal convegno di Roma organizzato da IPD e NPSA, 9-10 febbraio 2019

Il Convegno Exploring the Self ha messo in luce i rapporti tra psicoanalisi e neuroscienze rispetto ad un tema sempre di grande attualità: il Sé.

ID Articolo: 162559 - Pubblicato il: 13 febbraio 2019
Exploring the Self – Report dal convegno di Roma organizzato da IPD e NPSA, 9-10 febbraio 2019
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Si è conclusa la quarta edizione del convegno annuale, organizzata a Roma nei giorni 09 e 10 febbraio, in collaborazione tra la Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e la Società Internazionale di NeuroPsicoanalisi (NPSA). Il titolo Exploring the Self ha generato un decisivo interesse tra psicoanalitici, che hanno ascoltato e attivamente partecipato ai confronti su uno dei temi più dibattuti: il

 

Exploring the Self: voci nazionali e internazionali

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Gli esponenti principali presenti al Convegno Exploring the Self erano nomi molto noti a livello nazionale e internazionale. Dopo l’apertura di R. Spagnolo, che ha riflettuto sul tema del Sé Collettivo, con il concetto di ‘Brandelli del Sé’, riferendosi all’attuale confronto con persone migranti, il grande atteso era Vilayanur Ramachandran, dell’Università di San Diego (USA). Neuroscienziato famoso per le sue ricerche sul dolore dell’arto fantasma ed il suo trattamento, i neuroni specchio nella riabilitazione neuropsicologica dell’autismo e la costruzione percettiva del Sé. V. Ramachandran ha preparato per l’occasione una lezione via web (non potendo essere presente), attraverso la quale ha espresso dubbi su alcune teorie postulate da Freud, confrontando i dati neurosensoriali secondari a danni in aree specifiche della corteccia. In particolare, il professore ha evidenziato come chi soffre della rara sindrome psichiatrica di Capgras (che non permette al malato di riconoscere i suoi familiari, identificandoli come impostori o replicanti di essi) probabilmente non può essere compreso, nella sua sofferenza psichica, attraverso il modello freudiano.

Successivamente Mario Rossi Monti, dell’Università di Urbino (Italia), ha permesso al pubblico di godere di un ottimo excursus psico-antropologico del concetto di sé, per aiutare a osservarne la nascita e l’evoluzione, muovendosi attraverso autori quali Richard Sennet e il suo concetto di ‘Flessibilità’ (1999), Zygmunt Bauman e il suo concetto di ‘Liquidità’ (2000), René Kaes e il suo concetto di ‘Mal-essere’ (2012). Il professore ha, inoltre, raggruppato i diversi concetti sul sé, emersi in letteratura, in cinque temi principali (decostruzione, flessibilità, accelerazione, insicurezza, transitorietà) e per ognuno di essi è stata evidenziata una tendenza all’uso di parole che spesso tendono a ‘togliere’, nel descrivere la psicopatologia, rischiando di dare un ‘giudizio per difetto’ a ciò che si osserva: un ‘fenomeno’ che rappresenta una forma di adattamento, probabilmente diverso dal passato, quindi in evoluzione.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Infine, George Northoff, dell’Università di Ottawa (Canada), neuroscienziato noto per i suoi studi sulla percezione dello spazio e del tempo relativo al senso del Sé. Molto interessante la concezione neuroscientifica della mente che ha proposto, attraverso gli studi di frequenza temporale di risposta a stimoli indotti. Cercando di rispondere a domande quali ‘Cosa rende possibile trasformare la connessione neurale in un processo mentale?’, il professore ha evidenziato il rapporto spazio-tempo alla base della consapevolezza del sé, sottolineando come essa NON avviene con il contenuto, ma essa è il SEGNO del contenuto. Supera, così, l’iniziale concezione neuroscientifica, che poneva il Sé come un contenuto, evidenzia come la psicoanalisi aveva ipotizzato il come una struttura complessa, ricorda come Freud avesse cercato di portare dinamismo nel cervello, ma sottolinea come oggi, grazie alle attuali tecnologie, è stato possibile osservare la forte sovrapposizione tra attività spontanea soggettiva e l’area cerebrale in cui accade. Ne consegue che il rapporto fra la potenza dello stimolo e la frequenza temprale permetterebbero di delineare il range tra normale e non nella psicopatologia. Un intervento davvero innovativo e ricco di osservazioni sperimentali, che supera il concetto di diagnosi e sempre più si rivolge all’individuo nella sua specialità.

Oltre agli interventi di questi tre noti autori, è stato possibile dedicare due momenti alla riflessione su casi clinici, avendo così a disposizione un confronto in diretta fra diversi punti di vista, erano presenti anche M. Zellner (Psicoanalista e Presidente della Fondazione NPSA), M. Fraire (Psicoanalista, Analista di Training SPI), A. De Coro (Presidente Società Junghiana AIPA), M. Genta (Psicoanalista, Analista di Training, Società Svizzera), B. Farina (Psicoterapeuta, Didatta di Training CBT, SITCC), A. Bruni (Psicoanalista, Analista di Training SPI) e C. Mucci (Psicoterapeuta, SIPPNET) che hanno arricchito l’approfondimento attraverso gli approcci psicoanalitico e cognitivo.

In conclusione

Il Convegno Exploring the Self ha messo in luce i rapporti tra psicoanalisi e neuroscienze, allargando gli orizzonti su un tema ancora senza possibile definizione e sempre di grande attualità, nella comprensione di domande importanti – Chi sono? Chi ero? Chi sarò? – a cui da secoli l’essere umano cerca di rispondere.

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