L’ apnea notturna potrebbe creare vuoti di memoria

Apnea notturna: secondo un recente studio, questo disturbo che interessa 1 uomo su 4 sopra i 30 anni, può causare dei vuoti di memoria.

ID Articolo: 162275 - Pubblicato il: 11 febbraio 2019
L’ apnea notturna potrebbe creare vuoti di memoria
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I disturbi respiratori durante il sonno, o sleep disordered breathing (SDB), costituiscono un ampio spettro di quadri clinici

Gaia Butti

In un continuum di gravità, si va dal russamento semplice (simple snoring), alla sindrome da aumentata resistenza delle alte vie aeree superiori (upper airway resistance syndrome, UARS) e alla sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno (obstructive sleep apnea syndrome, OSAS).

Le manifestazioni cliniche di tali disturbi comprendono il russamento notturno, la cefalea al risveglio, la sonnolenza diurna e la diminuzione delle performance cognitive. I sintomi dipendono dalla gravità dell’ostruzione respiratoria. Nella sindrome da aumentate resistenze delle alte vie aeree, al russamento si associa un’eccessiva sonnolenza diurna, mentre nella sindrome delle apnee ostruttive del sonno compaiono inoltre cefalea al risveglio e stanchezza progressiva che conduce anche ad astenia. La sonnolenza può̀ talvolta essere tale da interferire con le attività̀ diurne del paziente. Inoltre, se si considerano le possibili complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari, si comprende come l’OSAS sia una condizione grave in grado di incidere negativamente sulla qualità̀ e sulla durata della vita, mediante un coinvolgimento multisistemico dell’organismo.

Apnea notturna: cos è e quanto è diffusa

L’ apnea notturna si verifica quando i muscoli delle vie aeree superiori collassano durante il sonno, bloccando le vie aeree sopra la scatola vocale.

La respirazione si ferma per un periodo di tempo (generalmente tra 10 secondi e 1 minuto) fino a quando il cervello non registra la mancanza di respiro o una diminuzione dei livelli di ossigeno e invia una piccola sveglia. Il dormiente si scuote leggermente, apre le vie respiratorie superiori, in genere ansima, quindi torna a dormire quasi immediatamente. Questo schema può ripetersi centinaia di volte a notte, causando un sonno frammentato.

Circa un uomo su quattro di età superiore ai 30 anni ha un certo grado di apnea del sonno, rendendo questo disturbo più comune dell’asma.

Il trattamento conservativo include la perdita di peso e la cessazione di assunzione di alcol.

Il trattamento attivo comprende CPAP nasale, paradenti o correzione chirurgica dell’ostruzione delle vie aeree superiori.

La sonnolenza diurna può distinguere semplici russatori da persone con apnea notturna.

L’OSAS interessa l’1-4% degli adulti, ma questo valore è considerato un’ampia sottostima della reale portata del fenomeno. Studi epidemiologici hanno infatti sottolineato l’alta prevalenza e l’ampio spettro di gravità dell’OSAS non diagnosticata.

Le persone con la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno hanno difficoltà a ricordare alcuni dettagli riguardanti la loro memoria e potenzialmente, secondo questo studio, ciò potrebbe renderle maggiormente vulnerabili alla depressione.

Si stima che l’OSAS colpisca più di 936 milioni di persone su scala globale, è una grave condizione che si verifica quando il respiro di una persona viene interrotto durante il sonno. Dalla letteratura emerge che i soggetti OSAS soffrano di problemi di memoria e abbiano anche un alto rischio di sviluppare la depressione, sebbene non sia ancora noto come questi problemi siano collegati allo sviluppo della malattia.

Apnea notturna: lo studio sugli effetti sulla memoria

Il presente studio condotto da RMIT University di Melbourne, Australia, ha indagato come la condizione di malattia potesse influenzare la memoria autobiografica e ha scoperto che i soggetti con OSAS non trattata mostravano problemi nel ricordare dettagli specifici riguardanti la loro vita. A capo dello studio, la Dott.ssa Melinda Jackson sostiene che la ricerca sia stata costruita per indagare i legami noti tra la depressione e la memoria. Sappiamo che generalmente la memoria autobiografica, in cui le persone non ricordano alcuni eventi specifici della loro vita, è associata al rischio di sviluppare depressione persistente. Lo studio evidenzia come l’ apnea del sonno possa compromettere la capacità del cervello di codificare o consolidare certi tipi di ricordi della vita, il che rende difficile per le persone richiamare dettagli dal passato. Inoltre, l’OSAS è sempre più comune e colpisce fino al 30% degli anziani e circa uno su quattro uomini australiani di età superiore a 30 anni.

Come si evince dallo studio l’ apnea notturna è un importante fattore di rischio per la depressione, quindi sarebbe interessante capire meglio i meccanismi neurobiologici al lavoro, questo sarebbe un ottimo presupposto per migliorare la salute mentale di milioni di persone.

Il campione dello studio era composto da 44 soggetti adulti con OSAS non trattato e 44 soggetti sani (campione di controllo), si è valutata la loro capacità di rievocare diversi tipi di memorie autobiografiche riguardanti l’infanzia, la prima età adulta e la loro vita recente. I risultati mostrano come le persone con OSAS avessero una memoria overgeneral (e cioè memoria autobiografica caratterizzata da scarsi ricordi episodici)  significativamente più compromessa (-52%) rispetto a quella del gruppo di controllo (18.9%).

Apnea notturna: prospettive di appronfondimento

Lo studio ha anche esaminato il ricordo legato alla memoria semantica (fatti e concetti legati alla propria storia di vita) e la memoria episodica (eventi o episodi legati alla propria storia di vita).

In questo caso i soggetti con OSAS avevano avuto problemi con la memoria semantica, mentre la memoria episodica è rimasta conservata. Questo è probabilmente spiegato dal fatto che questi soggetti abbiano un sonno frammentato, di fatti lo studio ha dimostrato come un buon sonno è essenziale per il consolidamento della memoria autobiografica semantica.

Per entrambi i gruppi, il fatto di essere anziani era associato ad un numero maggiore di memorie autobiografiche overgeneral, mentre l’alto rischio di poter sviluppare la depressione era legato ad una memoria semantica peggiore.

Jackson, Vice-Chancellor’s Senior Research Fellow in RMIT’s School of Biomedical and Health Sciences, ha dichiarato che i risultati mostrano la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio il ruolo dell’OSAS non trattato sull’elaborazione della memoria. Sostiene, inoltre, che le scansioni cerebrali di persone con apnea notturna mostrano una significativa perdita di materia grigia da regioni che si sovrappongono alla rete di memoria autobiografica. Bisognerebbe indagare se vi è un meccanismo neurobiologico condiviso che comporta una disfunzione di tale rete e la conseguente depressione e problemi di memoria nelle persone con apnea notturna.

Oggi esistono le macchine CPAP per il trattamento OSAS, queste hanno dimostrato di poter migliorare alcuni dei deficit cognitivi legati a questa condizione. Sarebbe interessante vedere se il trattamento efficace dell’ apnea notturna può anche aiutare a contrastare alcuni di questi problemi di memoria, o persino a ripristinare i ricordi che sono stati persi.

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