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L’EMDR per il suicidio – Un racconto di Fantapsicologia

Dal bisogno contraddittorio di liberarsi dai dolci ricordi del passato e al tempo stesso dal timore di perderli.. un racconto di fantapsicologia

ID Articolo: 161592 - Pubblicato il: 23 gennaio 2019
L’EMDR per  il suicidio – Un racconto di Fantapsicologia
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Poiché in tempo di post verità e fake news (il nuovo nome delle antiche bufale) tutto quello che circola sul web viene spesso preso per oro colato, tengo a precisare che questo articoletto sull’ EMDR non è, e spero mai lo diventi, un articolo scientifico ma piuttosto un raccontino di un nuovo filone che potremmo chiamare “FANTAPSICOLOGIA”, nato dal bisogno contraddittorio di liberare la mente da dolci ricordi del passato che ci tengono legati ad esso e contemporaneamente dal timore di perderli, perdendo con essi un pezzetto di noi stessi. Il suicidio dunque, faccenda serissima, per carità non c’entra.

 

Messaggio pubblicitario Freud nei primi periodi in cui andava formulando la sua teorizzazione psicoanalitica affermava con decisione che molte delle sofferenze dei suoi pazienti fossero dovute a traumi sperimentati da bambini (si ricordi il caso di Anna O. tale Berta Pappenheim). Esperienze in cui gli innocenti pargoli erano state vittime degli adulti, spesso familiari o conoscenti stretti e fidatissimi. In particolare molti di questi traumi consistevano in drammatica trascuratezza che metteva in pericolo la vita stessa e in abusi sessuali più o meno espliciti.

Sebbene la sua fissazione per il sesso fosse ormai cosa ben nota e oggetto di ironia e pettegolezzo ma pur sempre mal tollerata negli ambienti accademici, questo era davvero troppo per la società dell’epoca e forse anche per quella attuale. Passi che i bimbi non fossero dei teneri angioletti e nascondessero sotto quella soffice e indifesa apparenza l’ingordigia sessuale di un maniaco di criminal mind mista alla amoralità di un antisociale protagonista di tragedia greca, ma che persino gli adulti potessero mischiare alle carezze protettive erotiche stimolazioni era davvero troppo!!

Per salvare la teoria generale ed il futuro della psicoanalisi dall’ostracismo scientifico e dei benpensanti bisognava sacrificare la realtà del trauma che divenne sempre più una fantasia, comunque psicologicamente devastante, ma penalmente irrilevante. Gli orchi, tutti furono rassicurati, non popolavano davvero la realtà ma l’immaginazione dei bambini che definì perversi polimorfi, aggiungendo al danno la beffa. Siccome si trova solo ciò che si cerca, se si smette di cercare non si trova più nulla e gli adulti recuperarono la loro dignità, protetta da una insuperabile cintura di omertà cui collaboravano anche le vittime additate, altrimenti, come fantasiose perverse calunniatrici. Il trauma sessuale e con esso tutti i traumi in genere persero progressivamente importanza come fattore patogeno, a tutto vantaggio degli aspetti intrapsichici.

Passarono decenni, poi come per tutte le grandi scoperte che si caratterizzano per la casualità della loro emergenza e l’evidenza della loro efficacia che non necessita di giustificazione perché si impone, si sviluppò, per un’intuizione nata da un’osservazione su di sé di Nataline Shapiro nel 1987 l’ EMDR. Una banale tecnica ai confini del magico, che grazie ad un ritmo oscillatorio rimette in moto nel circolo dei ricordi della propria vita quell’ansa del fiume, dove era rimasto sequestrato il trauma che si era sottratto al fluire e, diventata palude avvelenava tutta l’aria con i suoi miasmi, la diga che la separava dalle onde della corrente veniva abbattuta e tutto riprende a scorrere.

Per anni alla fine del ‘900 ne fu fatto un uso buono e sempre più massiccio, talvolta fideistico. Dove c’era un dolore si trattava di risalire alla spina primigenia che si era conficcata nella carne fisica e psichica e con poche manovre cui presto furono addestrate anche delle macchine per risparmiare sui costi e rendere accessibile a tutti e dunque più democratica la salute, spremere l’ascesso che la avvolgeva in una ciste purulenta e spurgare tutta la porcheria nel torrente tumultuoso dell’esistenza che ripulisce ogni cosa.

Poi successe esattamente ciò che era già avvenuto molti secoli prima per la magia. All’inizio infatti la magia era un bianco sapere segreto delle fate che venivano chiamate a proteggere i bimbi, a sanare le ferite d’amore, a rendere soave la vita e sereno il morire, guidando gli incerti passi degli umani smarriti tra i pericoli e le trappole che non dominavano con le loro forze. Poi un giorno una fata invidiosa, o forse a sua volta traumatizzata come già in precedenza Lucifero, ne volse l’enorme potere al male e fondò la magia nera che seminava dolori, sofferenze inenarrabili, amori strazianti e morte.

Lo stesso avvenne, progressivamente e quasi per caso con l’ EMDR. Un medico tedesco animato anch’egli di buone intenzioni, si accorse che spesso i suoi pazienti soffrivano di una forma maligna e talvolta mortale di nostalgia. Costoro non erano tormentati da ricordi traumatici ma, al contrario, da dolci esperienze al cui confronto l’esistenza attuale pareva insostenibile. Esplicitamente gli chiedevano di rimuovere tali ricordi su cui non funzionavano neppure sporadici e fallimentari tentativi di psicochirurgia tentati negli Stati uniti e comunque proibiti nel resto del mondo civilizzato. Il dibattito sulla legittimità di tali “pratiche oblifere”, come vennero chiamate, oltrepassò i comitati di bioetica e divenne oggetto di un acceso dibattito pubblico. I politici proposero anche un utilizzo sociale di tale tecnica nella speranza che se tutte le cose buone del passato fossero state dimenticate il presente sarebbe apparso come il migliore dei mondi possibile aumentando il loro consenso e azzerando i rimpianti. Un team di astrofisici e ottici si mise al lavoro per un grandioso progetto con l’obiettivo di far sì che nelle notti di plenilunio l’immagine della luna piena oscillasse nel cielo con una frequenza di 7 hertz. L’indicatore del successo della gigantesca operazione psico-astro-politica sarebbe stato la totale cessazione nelle conversazioni nei bar della fatidica frase critico/nostalgica “si stava meglio quando si stava peggio”.

Quando ormai il progetto sembrava ben avviato con ingenti finanziamenti di tutte le dittature più o meno esplicite che si erano andate affermando negli ultimi decenni, fu la voce del Santo Padre, seguito rapidamente da tutti i leader religiosi del mondo, a fermarlo preoccupato della cancellazione di tutta la storia della salvezza con la conseguente necessità di rimandarne in scena una replica ad ogni generazione con le evidenti difficoltà di casting per trovare ogni 20 anni un povero Cristo.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Dopo questo autorevole stop etico e il ritiro conseguente degli stanziamenti il trattamento oblifero con EMDR ha perso l’importanza che aveva e deluso le speranze che aveva generato nei nostalgici patologici che addirittura aggiunsero alle altre la nostalgia per questa speranza perduta.

Solo in Svizzera è ancora praticato essendo entrato a far parte del protocollo di preparazione al suicidio assistito per purificare i candidati dagli ultimi legami che li trattengono in questa vita. Il razionale che sostiene il protocollo è che, quantunque lucidamente orientati al proprio annientamento, molte persone, oltrepassata l’ultima curva e con dinanzi soltanto il radioso rettilineo finale tutto in discesa, iniziano talvolta ad avere tentennamenti che prolungano i tempi e fanno lievitare i costi per il SSN, ricordando quisquilie come una serata in montagna con gli amici a cantare alle stelle sotto le cime di roccia che nascondono la luna, lo struggimento di un verso di De Andrè, il brillare incredulo degli occhi di lei, il sapore delle sue labbra, frasi insensate sussurrate all’orecchio, l’abbandono fiducioso tra le proprie braccia del figlio, il richiamo assillante del nipotino che vuol mostrare il goal appena segnato e poi, last e anche least, i successi, i riconoscimenti, la fama minuscola che appariva eterna.

La tecnica prevede che prima di mettere nel mirino della cancellazione ognuno di questi ricordi (per ciascuno dei quali va firmato il consenso informato con una esatta descrizione del ricordo cui si intende rinunciare perché indietro non si torna e già moltissime sono state le richieste di risarcimento per sottrazione di passato) l’installazione del “posto orribilis” (P.O.) un luogo o una situazione in cui il soggetto si è sentito assolutamente e irreversibilmente minacciato e nello starci si diceva “mai più, meglio morto”. Il P.O. va richiamato alla mente ogni volta si avverta un cedimento nella propria determinazione suicida. Il posto orribilis può essere sintetizzato anche in una sola parola per poterlo richiamare rapidamente alla mente nella vita di tutti i giorni quando non c’è tempo di estraniarsi dalle circostanze per rivivere le sensazioni corporee, le emozioni e le convinzioni che avevano fatto scegliere con diamantina certezza la decisione di non sperimentare mai più tale umiliazione, perdita o tribolazione soggettivamente intollerabile. Poter fare un salto nel luogo della massima afflizione deve venire in soccorso al candidato suicida quando nonostante la ferrea vigilanza qualche sprazzo di vitalità desiderante riesce a penetrare nella clinica per il suicidio assistito.

Dopo questa prima fase, i ricordi da cancellare vengono lavorati uno ad uno. Per ciascuno di essi l’immagine positiva che vi è associata va infangata con elementi putrefattivi deducibili da come sono poi andate veramente le cose. Qualora non si riesca a trasformare con il raziocinio le convinzioni positive su di sé e sul mondo, cui il ricordo è associato, in altrettante opposte convinzioni negative, si può mettere in atto il cosiddetto piano “B” consistente nel non negare gli antichi vissuti positivi ma nel ridefinirli, assumendo un punto di vista “meta”, come un transitorio e crudele inganno della matrigna Natura di cui Giacomo Leopardi ha svelato lucidamente tutte le bieche strategie, ma che continua a imbrogliarci facendoci credere che questa volta, per noi, sarà diverso.

Il lavoro su ciascun dolce ricordo non può dirsi concluso fintantochè il SUD (unità di disagio soggettivo) non raggiunge il massimo livello (10) nella scala decimale su cui viene valutato e lo si sperimenta lancinante, profondo non in una sola parte limitata ma in tutto il corpo e tale persiste fino alla seduta successiva.

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