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L’obiezione di coscienza, regolamentata dalla giurisdizione, è dannosa per la salute mentale delle minoranze sessuali (LGBQ) – FluIDsex

Dal 2015 alcuni stati americani hanno introdotto leggi che legalizzano la negazione di servizi a coppie omosessuali. Ciò sembra aver portato ad un aumento della percentuale di adulti appartenenti a minoranze sessuali (LGBQ) che soffrono di disturbi mentali.

Di fluIDsex, Greta Riboli

Pubblicato il 03 Lug. 2018

Aggiornato il 30 Giu. 2022 20:15

Sempre più frequenti sono le forme di discriminazione che le persone con un differente orientamento sessuale si trovano ad affrontare ogni giorno. Non è sempre facile reagirvi e il peso di queste discriminazioni si fa sentire anche sulla salute mentale.

 

In seguito alla legalizzazione nazionale del matrimonio omosessuale nel 2015 in America, gli oppositori hanno manifestato il proprio disappunto obiettando di coscienza, evitando di rilasciare licenze matrimoniali, di preparare torte nuziali, o di affittare location agli sposi o alle spose e così via. Queste iniziative sono state promosse e legalizzate dalla legislatura di alcuni stati americani, tra cui lo Utah, il Michigan e la Carolina del Nord.

Un recente studio americano, condotto da una ricercatrice di diritto sanitario della Scuola di Sanità Pubblica di Boston (BUSPH), Julia Raifman, ha scoperto come le leggi statali che consentono la negazione di servizi matrimoniali di diverso tipo alle coppie omosessuali, a causa delle convinzioni religiose o morali, danneggiano così facendo la salute mentale dei soggetti colpiti da tale discriminazione.

I dettagli sullo studio

Lo studio è stato condotto su 109.089 partecipanti, di cui 4656 appartenenti a minoranze sessuali (omosessuali, bisessuali, non eterosessuali altrimenti identificati), di età uniformemente distribuita tra i 18 ed i 64 anni, residenti in tre stati americani in cui sono state implementate le leggi capaci di disciplinare la limitazione di servizi nei confronti di coppie omosessuali (Utah, Michigan, Carolina del Nord) o in sei stati americani, demograficamente simili ai precedenti tre, ma senza leggi discriminatorie (Nevada, Idaho, Ohio, Indiana, Virginia e Delaware), considerati come controlli.

I partecipanti hanno completato il Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS), un questionario autosomministrato capace di registrare i sintomi ansiosi, depressivi e di ulteriori patologie mentali.

Dallo studio emerge che la percentuale di adulti appartenenti a minoranze sessuali (LGBQ) che soffrono di disturbi mentali è aumentata al 46%, in seguito all’entrata in vigore di leggi che legalizzano la negazione di servizi a coppie omosessuali. Mentre la percentuale di adulti eterosessuali che soffrono di disturbi mentali è rimasta invariata in seguito all’entrata in vigore di tali leggi.

La ricercatrice Raifman afferma:

Questo studio dimostra che le leggi che consentono la negazione dei servizi alle coppie dello stesso sesso danneggiano la salute degli adulti delle minoranze sessuali – senza giovare alla salute degli adulti eterosessuali”, inoltre “I dati che abbiamo già sulle disparità dimostrano l’importanza di continuare a raccogliere dati, ricerche e programmi LGBTQ per migliorare la salute LGBTQ.


 

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La rubrica fluIDsex è un progetto della Sigmund Freud University Milano.

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