Memoria autobiografica: scopi e funzioni nella nostra vita quotidiana

La memoria autobiografica ha tre funzioni principali: pianificare i comportamenti presenti e futuri, sviluppare una percezione di continuità rispetto alla propria storia di vita, sviluppare e mantenere le interazioni sociali. Esistono però alcune differenze nel modo in cui essa viene utilizzata nel corso della vita.

ID Articolo: 154254 - Pubblicato il: 27 aprile 2018
Memoria autobiografica: scopi e funzioni nella nostra vita quotidiana
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Negli ultimi anni la memoria autobiografica è stata oggetto di numerose ricerche che hanno avuto come focus concettuale il capire come essa agisca, qual è la sua finalità e perché alcuni episodi della propria vita sono meglio ricordati di altri.

 

Messaggio pubblicitario Relativamente all’utilizzo della memoria autobiografica da parte degli individui, essa viene usata per tre scopi ben precisi, ovvero per pianificare i propri comportamenti presenti e futuri, per sviluppare la percezione della continuità della propria storia di vita, per avere cognizione delle interazioni sociali che si sono strutturate nel tempo (Bluck e al., 2005).

 

Primo scopo della memoria autobiografica: la pianificazione del comportamento

Riguardo alla prima funzione, è noto come l’esperienza passata, che entra a far parte della memoria autobiografica, serva a direzionare le condotte del presente e del futuro. In pratica, le informazioni desunte dalla propria storia di vita diventano un archetipo che dirige la capacità di decidere per il presente e per il futuro e fungono da ancora a cui l’individuo può aggrapparsi nei momenti di incertezza (Baddley, 1988; Bluck e al., 2005). Inoltre, le informazioni desunte dalla memoria di tipo autobiografico costituiscono una cognizione utile per capire il comportamento degli altri, inquadrandoli in una cornice di continuità e di prevedibilità, con l’obiettivo di capire meglio il contesto sociale nel quale si vive (Robinson e Swanson, 1990). In aggiunta, la memoria autobiografica ha una funzione di apprendimento che si palesa, soprattutto, in ambito morale, ossia le condotte del passato possono aiutare l’individuo a comportarsi diversamente, laddove i propri comportamenti sono stati fonte di sofferenza per l’alterità (Bluck e Gluck, 2004).

Secondo scopo: garantire un senso di continuità e di stabilità del sé

Riguardo alla seconda funzione, la memoria autobiografica gioca un ruolo importante in quanto fornisce i costrutti necessari a creare una stabile e duratura immagine di sé. In altre parole, le notizie ricavate dalla propria autobiografia sotto forma di ricordi danno il senso di continuità che accompagna il proprio divenire. In pratica, malgrado l’individuo possa fare esperienze disomogenee e frammentarie nel suo arco di vita, la memoria di tipo autobiografico crea l’unitarietà dell’agire come specchio di un sé che si è costruito nel corso del tempo e questo assicura il senso dell’identità personale (Bluck e Alea, 2008).

Terzo scopo: sviluppare e mantenere le relazioni sociali

Relativamente alla terza funzione, ossia quella sociale, la memoria autobiografica serve a selezionare e a far perdurare le relazioni sociali. In altri termini, attraverso la memoria autobiografica il soggetto sceglie quali relazioni sociali coltivare e consolidare e quali, invece, recidere, in quanto i ricordi delle interazioni sociali passate divengono un’unità di misura con cui soppesare le nuove conoscenze sociali (Bluck e al., 2005; Rasmussen e Habermas, 2011).

Messaggio pubblicitario L’utilizzo delle tre funzioni a cui è deputata la memoria autobiografica varia nel corso del ciclo di vita. Come differenti ricerche hanno evidenziato (Baltes e al., 2016; Vranić e al., 2018), esiste una differenza generazionale nell’uso della memoria autobiografica. Infatti, i soggetti più giovani (età media 28 anni) tendono ad utilizzare più frequentemente, rispetto alle persone più anziane (età media 60 anni), la memoria autobiografica per dirigere i propri comportamenti e per avere la continuità e la stabilità del proprio sé. Le stesse ricerche, inoltre, hanno mostrato che le donne si servono più degli uomini della memoria autobiografica per calibrare le proprie azioni.

In conclusione, la memoria autobiografica è adoperata per tre ragioni principali, ossia per meglio calibrare le proprie condotte, per sviluppare il senso del sé e per selezionare i rapporti sociali.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 5, media: 5,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

Ipertimesia e correlati neuropsicologici della Memoria Autobiografica Superiore

Like a split screen: come funziona la mente delle persone con ipertimesia o Memoria Autobiografica Superiore?

Chi mostra ipertimesia o Memoria Autobiografica Superiore ricorda informazioni della propria vita, anche lontane e banali, con un' eccezionale precisione.

Bibliografia

  • Baddeley, A. (1988). But what the hell is it for?, in Gruneberg, M.M., Morris, P.E., Sykes, R.N. (a cura), Practical Aspects of Memory: Current Research and Issues, Vol. 2., New York: John Wiley & Sons, 1–18.
  • Baltes, P.B., Featherman, D.L., Lerner, R.M. (2016). Life-Span Development and Behavior: Volume 10. New York: Psychology Press.
  • Bluck, S., Alea, N. (2002). Exploring the functions of autobiographical memory: why do I remember the autumn?, in Webster, J., D., Haight, B., K. (a cura), Critical Advances in Reminiscence Work, New York: Springer Publishing Company, 61–75.
  • Bluck, S., Alea, N. (2008). Remembering being me: the self-continuity function of autobiographical memory in younger and older adults, in Sani, F. (a cura), Selfcontinuity: Individual and Collective Perspectives, New York: Psychology Press, 5570.
  • Bluck, S., Alea, N., Habermas, T., Rubin, D.C. (2005). A TALE of three functions: the self-reported uses of autobiographical memory. Soc. Cogn., 23, 91–117. DOI:10.1521/soco.23.1.91.59198
  • Bluck, S., Glück, J. (2004). Making things better and learning a lesson: experiencing wisdom across the lifespan. J. Pers., 72, 543–573. DOI: 10.1111/j.0022-3506.2004.00272.x
  • Pillemer, D.B. (2009). Twenty years after Baddeley (1988): is the study of autobiographical memory fully functional? Appl. Cogn. Psychol., 23, 1193–1208. DOI: 10.1002/acp.1619
  • Rasmussen, A.S., Habermas, T. (2011). Factor structure of overall autobiographical memory usage: the directive, self and social functions revisited. Memory, 19, 597–605. DOI: 10.1080/09658211.2011.592499
  • Robinson, J.A., Swanson, K.L. (1990). Autobiographical memory: the next phase. Appl. Cogn. Psychol., 4, 321–335. DOI: 10.1002/acp.2350040407
  • Vranić, A, Jelić, M, Tonković, M (2018). Functions of Autobiographical Memory in Younger and Older Adults. Front. Psychol., 9:219. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.00219
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Messaggio pubblicitario