Mariah Carey, meglio un coming out che un pass away

Si allunga la lista di artisti che negli ultimi anni hanno rivelato di soffrire di gravi disturbi psichiatrici o di qualche forma di dipendenza, alcuni dei quali noti per il loro tragico epilogo. Anche Mariah Carey ha recentemente rivelato di soffrire da 17 anni di Disturbo Bipolare.

ID Articolo: 154039 - Pubblicato il: 16 aprile 2018
Mariah Carey, meglio un coming out che un pass away
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Mariah Carey ha ammesso alla rivista People di soffrire da molti anni di disturbo bipolare II (la forma più attenuata, quella con episodi ipomaniacali invece che maniacali).

 

Messaggio pubblicitario Quando mi chiedono che musica mi piace di solito rispondo in modo abbastanza riduzionistico “i cantautori italiani” con riferimenti ai grandi classici della musica d’autore (Guccini, De Andrè, Gaber, Capossela, etc.) o talvolta mi spingo a citare anche Dylan e qualche collega anglofono. In realtà il mio cuore musicale ospita anche singole canzoni che con quel mondo lì non c’entrano proprio niente e tra questi alcuni brani di Laura Pausini (anche questo per certi aspetti è un coming out…) e la canzone When you believe, interpretata magistralmente dalla buonanima di Whitney Huston e da Mariah Carey. La buonanima di Whitney Houston rientra purtroppo in quella lunga e macabra lista di artisti morti degli ultimi anni, che hanno perduto la propria battaglia personale con gravi disturbi psichiatrici o con qualche forma di dipendenza (non solo le classiche droghe, ma anche antidolorifici oppiacei, il cui abuso è diventato recentemente endemico negli Stati Uniti). Di questa sorta di “second wave” di decessi, che ormai compete con il famigerato “club dei 27” e con i martiri del rock di fine anni 60, fanno parte anche Prince, Dolores O’Riordan, Chris Cornell e Chester Bennington.

Di fronte a questa terribile lista di perdite di grandissimi artisti, il coming out di Mariah Carey che ha ammesso alla rivista People di soffrire da molti anni di disturbo bipolare II (la forma più attenuata, quella con gli episodi ipomaniacali invece che maniacali) paradossalmente risuona quasi come una buona notizia. La condivisione pubblica della propria condizione, sicuramente ben ponderata dopo anni di riflessioni, assume un grande significato e denota sicuramente una buona dose di consapevolezza e di capacità di tolleranza della vergogna e del giudizio altrui.

Recentemente ho avuto l’occasione di prendere parte a un corso di psicoeducazione sul disturbo bipolare (Colom e Vieta, 2016), una terapia di gruppo molto strutturata (purtroppo in Italia ancora poco diffusa) che ha la finalità di aiutare il paziente a riconoscere precocemente i sintomi prodromici delle ricadute e di gestire al meglio il disturbo. In uno dei primi incontri c’è proprio un piccolo spazio dedicato a citare bipolari “famosi”, con il messaggio che la malattia non deve essere per forza un limite. In questo senso il coraggioso racconto di Mariah Carey, una delle cantanti più note al mondo con duecento milioni di dischi venduti, rappresenta sicuramente un’iniezione di speranza per le persone affette da questo disturbo. La cantante ha raccontato di soffrire di disturbo bipolare da 17 anni e fa alcuni riferimenti alla sintomatologia degli episodi ipomaniacali come l’insonnia, l’irritabilità e l’iperattività (“Per molto tempo pensavo di avere un grave disturbo del sonno. Ma non era normale insonnia e non stavo sveglia a contare le pecore. Lavoravo, lavoravo e lavoravo… Ero irritabile”). Racconta di come la malattia l’abbia fatta sentire isolata per anni, come ulteriore conferma che il problema dello stigma delle malattie psichiatriche sia ancora una triste realtà anche in paesi apparentemente avanzati come gli Stati Uniti.

Messaggio pubblicitario Uno dei passaggi sicuramente più pregnanti dell’intervista è quando la cantante dice “Ma mi rifiuto di lasciarmi definire o controllare dalla malattia”, una frase che probabilmente è una delle conquiste di un percorso psicoterapico personale. Speriamo che altri artisti seguano l’esempio di Mariah Carey. Ma soprattutto, lunga vita a Mariah!

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 5, media: 4,20 su 5)

Consigliato dalla redazione

Chi Muore Rockstar è Caro agli Dei?. - Immagine: ©-Andrei-Tsalko-Fotolia.com

Chi muore Rockstar è caro agli Dei?

Il mestiere di rockstar: alcune ricerche hanno provato che sia un lavoro con una mortalità superiore alla popolazione normale.

Bibliografia

  • Colom, F., Vieta, E. (2016). Manuale di psicoeducazione per il disturbo bipolare. Giovanni Fioriti Editore, 2016.
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Scritto da

Messaggio pubblicitario