Ecstasy: come agisce sul cervello e quali sono i suoi effetti – Introduzione alla Psicologia

L’ ecstasy è una sostanza psicoattiva, provoca effetti allucinogeni e stimolanti, tra questi eliminazione dell’ansia, rilassatezza, assenza di fame e sonno

ID Articolo: 148084 - Pubblicato il: 14 settembre 2017
Ecstasy: come agisce sul cervello e quali sono i suoi effetti – Introduzione alla Psicologia
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L’ ecstasy è una metamfetamina avente attività eccitante ed entactogena ovvero genera empatia ed euforia agevolando le relazioni sociali. Il nome tecnico dell’ ecstasy è 3-4 metilenediossimetamfetamina (MDMA). 

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

 

Messaggio pubblicitario L’ ecstasy è una sostanza psicoattiva, poiché provoca effetti allucinogeni e stimolanti simili a quelli ottenuti dalle amfetamine. Esistono anche varianti della stessa classe, come l’MDEA (Eve), l’MDA (Love Drug), e l’MBDM (TNT).

Si tratta di un composto semisintetico ottenuto dal safrolo, uno degli olii essenziali presenti nel sassofrasso, nella noce moscata, nella vaniglia, nella radice di acoro, e in diverse altre spezie vegetali. Spesso, oltre al principio attivo, si utilizzano altre sostanze che ne potenziano l’effetto, come anfetamine, cocaina, caffeina, efedrina o farmaci per uso umano o veterinario.

L’ ecstasy, abitualmente, è preparata clandestinamente sotto forma di capsule, polveri e, per lo più, compresse colorate, con nomi e disegni originali in superficie che rappresentano sia il marchio di colui che l’ha preparata sia i differenti effetti.

Questa sostanza è consumata, solitamente, insieme a bevande alcoliche alle quali conferisce un retrogusto amaro. Inoltre, la si può trovare anche sotto forma di polvere e a volte viene sniffata, occasionalmente fumata, ma raramente iniettata.

Gli effetti dell’ ecstasy possono durare ore e consistono nell’ eliminazione dell’ansia, rilassatezza, assenza di fame, di sete e di sonno.

Si sperimenta, innanzitutto, un senso di fervore, seguito da un senso di calma e benessere sociale, spesso accompagnato da un acutizzarsi della percezione dei colori e dei suoni. Provoca, inoltre, un senso di maggiore energia e forza personale, e ha un moderato effetto allucinogeno.

Ecstasy: storia dell’uso

La 3,4-metilenediossimetanfetamina è stata sintetizzata per la prima volta nel 1912 nei laboratori farmacologici tedeschi Merck, che la brevettarono pensando di ricavarne un farmaco antifame, ma la prima guerra mondiale portò le case farmaceutiche a orientare la produzione esclusivamente per fini bellici.

Dopo la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, l’MDMA e molte altre sostanze brevettate furono consegnate agli alleati come bottino di guerra. Il brevetto rimase nel dimenticatoio per molti anni, ma nel 1950  l’esercito degli Stati Uniti, in pieno clima di Guerra Fredda, commissionò lo studio di alcune sostanze psicotrope tra cui l’LSD e l’MDMA, per utilizzo militare, nonostante l’avesse utilizzato come siero della verità.

Il composto fino all’inizio del 1970 non venne mai prodotto, finché non suscitò l’interesse del chimico Alexander Shulgin che, scoprendone il potenziale empatico, lo consigliò ad alcuni psicoterapeuti.

A partire dalla fine degli anni ’70, l’Mdma si diffonde negli ambienti della controcultura californiana e statunitense, e contemporaneamente alcuni psichiatri della West Coast cominciano a utilizzarla nel corso delle sedute psicoterapeutiche, nelle terapie di coppia e con pazienti borderline, con difficoltà di comunicazione anche e soprattutto nella interrelazione fra psicoterapeuta e paziente. Erano state sfruttate le caratteristiche di entactogenicità della molecola poiché facilitavano il dialogo e la verbalizzazione. Gli psicoterapeuti californiani portarono avanti un po’ di ricerca, ma in maniera informale, per il timore che, una volta nota come droga di strada, potesse essere sottoposta a restrizioni di carattere giuridico e legislativo.

Fino a tutto il 1984 in America è assolutamente legale l’uso dell’ ecstasy e così comincia a entrare nel giro studentesco e si diffonde in diversi ambiti sociali.

Ben presto, l’ ecstasy si diffonde in Europa, soprattutto nei locali di tendenza frequentati dai giovani.

Il I luglio 1985 in America si interrompe l’uso di Mdma che viene inserita nella categoria delle droghe pericolose.

Il 22 aprile dello stesso anno l’ ecstasy viene messa fuori legge in Svizzera; il 18 luglio in Germania; in Italia nel 1988. Il Dpr 309/90 stabilisce la dose giornaliera: 50 mg, difficile da comprendere realmente poiché dipende da come è stata creata la pastiglia. In Gran Bretagna è stata bandita dal 1977, come tutte le altre anfetamine psichedeliche.

Come l’ ecstasy agisce sul cervello

Messaggio pubblicitario L’ ecstasy agisce sui circuiti serotoninergici del cervello, aumentandone la produzione. La serotonina è il neurotrasmettitore che, tra le altre cose, controlla l’umore, le emozioni, l’aggressività, il sonno, l’appetito, l’ansia, la memoria e la percezione. I canali lungo i quali viaggia questa sostanza sarebbero il bersaglio principale dell’ ecstasy.

Un uso regolare e cronico della sostanza determinerebbe un effetto neurotossico, ovvero si avrebbe un danno permanentemente a carico della produzione di serotonina. Di conseguenza potrebbero insorgere patologie psichiche come depressione, psicosiattacchi di panico e danni permanenti della memoria.

Gli effetti dell’ ecstasy

L’ ecstasy produce sostanzialmente tre tipi di effetti:

  • Effetti positivi o a breve termine. Dopo aver assunto l’ ecstasy si verifica un aumento delle capacità sensoriali e percettive. Di conseguenza le emozioni, l’intimità e l’affettività, sono amplificate. Si percepiscono, inoltre, euforia, spensieratezza, beatitudine e mancanza di emozioni negative e disinibizione sociale. Gli effetti hanno durata diversa a seconda della sostanza assunta, ma generalmente durano dalle 4-6 ore a 8-12 ore, e iniziano dopo venti-sessanta minuti dall’assunzione.
  • Effetti negativi fisiologici. L’ ecstasy dopo gli effetti positivi genera: nausea, allucinazioni, brividi e sudorazione, aumento della temperatura corporea, tremore, crampi muscolari e offuscamento della vista. Inoltre, genera un aumento della pressione sanguigna e frequenza cardiaca, tachicardia, disidratazione dovuta a intensa sudorazione, crampi e svenimenti dovuti anche all’innalzamento notevole della temperatura corporea (fino a 43 gradi). L’insorgere di problemi cardiaci e/o respiratori e il surriscaldamento eccessivo del corpo possono essere causa di morte, anche in seguito a una sola assunzione.
  • Effetti negativi psicologici. Subito dopo l’assunzione si verifica una perdita della recaptazione di serotonina con conseguente manifestazione di insonnia, perdita di appetito, scarsa concentrazione e riduzione della capacità di giudizio.

È stato dimostrato che l’ ecstasy non solo degenera le terminazioni e diramazioni del sistema nervoso, ma le fa rigenerare in maniera anormale, impedendone la riconnessione con alcune aree del cervello. Il risultato è il manifestarsi di disturbi cognitivi, emotivi, della capacità di apprendimento, della memoria.

Conseguenze derivanti dall’assunzione di ecstasy

L’ ecstasy, come tutte le sostanze stupefacenti, porta a dipendenza e ad assuefazione, ovvero il consumo di dosi sempre maggiori per provare gli effetti piacevoli legati alla funzione psicoattiva della sostanza.

L’overdose di ecstasy può essere fatale, perché l’improvviso innalzamento della temperatura corporea può portare a un arresto cardiaco o a un ictus.

La sospensione brusca dell’assunzione di ecstasy in soggetti che ne fanno uso abitualmente provoca una sintomatologia di tipo astinenziale con cefalea, sudorazione profusa, palpitazioni, vertigini, crampi muscolari, disturbi vasomotori ed effetti spiacevoli, in gergo denominati crasi, rappresentati da ansietà, tremori, irritabilità, disturbi del sonno, affaticamento, depressione e isolamento sociale. L’uso continuativo di ecstasy può portare all’insorgere di stati permanenti di depressione, paranoia, psicosi in genere, distruzione dei muscoli scheletrici, insufficienze renale ed epatica acute.

 

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

Sigmund Freud University - Milano - LOGORUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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