Credenze sulle emozioni e regolazione emotiva: un legame orientato da scopi

Le credenze che ognuno possiede sulle emozioni possono influenzare le strategie di regolazione emotiva anche in vista dei propri scopi e valori.

ID Articolo: 144054 - Pubblicato il: 09 marzo 2017
Credenze sulle emozioni e regolazione emotiva: un legame orientato da scopi
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Recentemente è stato pubblicato un articolo sulla relazione tra credenze sulle emozioni e strategie di regolazione emotiva (Trincas, Bilotta e Mancini, 2016). In generale, ciò che si osserva dai risultati è che le credenze sulle emozioni sono associate a specifici processi di regolazione emotiva.

 

Le convinzioni sulle emozioni possono influenzare le strategie di regolazione emotiva

La rilevanza di questo studio sta nell’osservazione secondo cui il tipo di regolazione emotiva a cui ricorrono le persone può dipendere da come la persona valuta le proprie emozioni e, quindi, dalle convinzioni riguardo alle reazioni emotive. In altre parole, se la regolazione emotiva risulta inefficace non necessariamente ciò dipende da un deficit di regolazione emotiva, piuttosto potrebbe dipendere da specifiche valutazioni attuate dall’individuo, in linea con scopi specifici.

Tale osservazione è in linea con l’attuale prospettiva funzionalista (Philipott, 2013) che riconsidera e disconferma la prospettiva secondo cui la psicopatologia sarebbe caratterizzata da deficit di regolazione emotiva. Piuttosto, mette in luce l’idea che le diverse strategie di Regolazione emotiva non possono essere definite adattive e disadattive a priori, ma vanno considerate sulla base della specifica funzione che svolgono, delle credenze, degli scopi che l’individuo intende ottenere, e del contesto specifico in cui vengono messe in atto (psicopatologico o meno).

Tale prospettiva è sostenuta da diverse evidenze empiriche. Per esempio, vi sono casi in cui la rivalutazione cognitiva può non essere adattiva se comporta l’esclusione di valutazioni realistiche della situazione. Tali valutazioni realistiche potrebbero infatti implicare emozioni negative e risultare sgradevoli, tuttavia potrebbero essere utili da considerare al fine di modificare una situazione negativa. Per esempio, nei borderline la continua rivalutazione positiva di una situazione di abuso potrebbe contribuire al mantenimento dell’abuso (Chapman et al., 2013). Oppure il controllo emotivo, una strategia di Regolazione Emotiva presumibilmente disadattiva, potrebbe essere adattiva in situazioni di urgenza in cui l’azione deve essere eseguita senza l’interferenza di emozioni che potrebbero innescare tendenze all’azione non adatte in quel contesto e inadeguate per il raggiungimento di uno scopo a breve termine (Philippot, 2013). Ancora, l’inibizione della paura o del disgusto potrebbero essere necessarie per fornire una prima assistenza alle vittime gravemente ferite in un incidente d’auto, mentre la spontanea tendenza all’azione innescata da queste emozioni potrebbe essere quella di fuga dalla situazione.

Messaggio pubblicitario Allo stesso modo, le convinzioni che le persone hanno riguardo alle proprie reazioni emotive possono influire sulla scelta delle strategie da utilizzare per regolarle. A tal proposito, questo studio mette in rilievo diversi risultati. Per esempio, la paura delle emozioni e la convinzione che le emozioni siano incontrollabili, irrazionali e dannose sono associate alla tendenza ad avere reazioni negative secondarie, alla mancanza di consapevolezza emotiva, e a difficoltà a mettere in atto comportamenti diretti ad uno scopo. In particolare, la credenza che le emozioni siano incontrollabili si associa alla tendenza alla ruminazione e all’evitamento emotivo, e a scarsa capacità di accettazione, di rivalutazione cognitiva e di problem-solving.

Inoltre, la paura di specifiche emozioni (umore depresso, ansia, rabbia e emozioni positive) si associa specificatamente a diversi tipi di Regolazione Emotiva. Per esempio convinzioni negative sull’umore depresso e sull’ansia sembrano associate ad un’eccessiva tendenza alla ruminazione e all’evitamento emotivo, e a difficoltà di regolazione emotiva. Mentre il controllo emotivo si associa alla credenza che rabbia ed emozioni positive possano avere conseguenze sul controllo delle proprie azioni, e a difficoltà nel controllo degli impulsi.

 

La regolazione emotiva e comportamentale in funzione dei propri obiettivi e valori

In linea con questi risultati, gli autori ritengono che queste specifiche associazioni possano essere spiegate dall’idea che le persone regolano il proprio comportamento in funzione di specifici obiettivi e valori (Carver e Sheier, 1998), quindi le strategie di Regolazione Emotiva sarebbero orientate da specifici scopi. Per esempio, la ruminazione potrebbe essere vista come un tentativo di trovare una soluzione in risposta alla paura di essere sopraffatto dalla depressione; l’evitamento emotivo potrebbe essere una strategia orientata dalla convinzione che l’ansia sia incontrollabile e motivata dallo scopo di evitare la perdita di controllo. Inoltre, il controllo di emozioni positive o della rabbia potrebbe essere una strategia motivata dalla paura di perdere il controllo di sé e dallo scopo di evitare un giudizio negativo, o di causare un danno ad altri. Questi risultati sono in linea con diverse evidenze empiriche (Campbell-Sills e Barlow, 2007; Papageorgiou e Wells, 2001; Gross e Thompson, 2007).

Un altro risultato interessante è l’associazione tra la tendenza ad avere una reazione negativa secondaria alla propria sofferenza o disagio emotivo, e la credenza che le emozioni siano irrazionali. In altre parole, la convinzione di irrazionalità delle emozioni si associa a sensazioni di colpa, vergogna, imbarazzo e debolezza in reazione alla propria esperienza emotiva. Secondo una prospettiva clinica, se un individuo crede che le emozioni siano irrazionali, possiamo immaginare che l’esperienza emotiva possa essere un evento negativo, perchè potrebbe per esempio portare la persona a giudicarsi come irrazionale. Per cui, tale esperienza potrebbe influire negativamente sul concetto di sè determinando un problema secondario. Questa osservazione sostiene l’idea che le credenze sulle emozioni possono determinare una risposta emotiva secondaria che può mantenere o incrementare la reazione primaria e i conseguenti tentativi di regolazione (Ellis, 2003; Clark e Beck, 2010; Greenberg e Safran, 1990; Hayes et al., 2006).

Considerare un’emozione come pericolosa o inaccettabile, può influire sul modo in cui la persona regola i propri stati emotivi. Per esempio, una persona che soffre di ansia sociale tende a preoccuparsi delle conseguenze negative che la propria ansia potrebbe avere nel contesto sociale; per esempio, si preoccupa di essere considerata una stupida. Da una prospettiva clinica, tale valutazione può essere considerata responsabile della persistenza dell’ansia (problema primario; Clark e Beck, 2010). In linea con ciò, diversi autori sottolineano l’importanza della valutazione secondaria nell’incrementare e mantenere le manifestazioni psicopatologiche.

Per esempio, Ellis (1986) e De Silvestri (1990) ritengono che il giudizio riguardo ad una reazione emotiva o comportamentale può generare una sofferenza ancora maggiore. A tal proposito, un recente studio dimostra che la riduzione del problema secondario attraverso specifiche tecniche cognitive si associa ad una riduzione dell’attivazione psicofisiologica in risposta a stimoli fobigeni di diversa natura (Couyoumdjian et al., 2016).

Messaggio pubblicitario L’interpretazione dei propri sintomi, inoltre, può portare ad un processo denominato autoinvalidazione ricorsiva (Garnder, Mancini e Semerari, 1988), attraverso il quale si vanno ad intaccare i costrutti centrali legati alla visione di sè; questo processo sembra essere determinante nello sviluppo e nel mantenimento della sintomatologia.

In sintesi, sulla base di questi risultati, si ritiene che le credenze su specifiche emozioni possono influire sulla scelta e sul mantenimento di differenti strategie di Regolazione Emotiva. E’ stato dimostrato che la regolazione del comportamento è orientata da scopi personali e valori (Carver & Sheier, 1998), per cui si ipotizza che lo stesso valga per la regolazione emotiva. Si assume quindi che anche la Regolazione Emotiva sia motivata da scopi personali associati a specifiche credenze. Per esempio, una persona potrebbe voler controllare l’ansia allo scopo di dimostrare di essere forte, o razionale, o capace di gestire le proprie reazioni. Diverse persone possono avere scopi differenti, quindi la stessa strategia di Regolazione Emotiva può risultare adattiva in alcuni casi e disadattiva in altri (Chapman et al., 2013). Si vedano per esempio alcuni studi in cui si osserva come strategie di Regolazione Emotiva considerate adattive (come il reappraisal) siano presenti in misura eccessiva nel Disturbo Borderline di Personalità (Chapman et al., 2013). Questi dati sarebbero in parte contrari all’idea che il DBP sia caratterizzato da deficit di Regolazione emotiva.

Concludendo, questi dati possono avere importanti implicazioni cliniche per l’eziologia e il trattamento dei disturbi mentali, in particolare per le difficoltà di gestione emotiva. Tra l’altro, le credenze sulle emozioni sono oggetto di intervento delle psicoterapie cognitivo comportamentali. Per questi motivi, sarebbe necessario sviluppare studi sperimentali che chiariscano le credenze e gli scopi specifici alla base dei diversi stili di regolazione emotiva al fine di comprendere meglio i meccanismi specifici che orientano la regolazione emotiva.

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Bibliografia

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  • Carver, C. S., Scheier, M. F. (1998). On the Self-Regulation of Behavior. Cambridge: Cambridge University Press.
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  • Clark, D. A., Beck, A. T. (2010). Cognitive Theory and Therapy of Anxiety and Depression: Convergence with Neurobiological Findings. Trends in Cognitive Science, 14, 418-424.
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  • De Silvestri, C. (1990). I fondamenti teorici e clinici della terapia razionale-emotiva. Astrolabio, Roma.
  • Ellis, A. (1980). Rational-emotive therapy and cognitive behavior therapy: Similarities and differences. Cognitive Therapy and Research, 4, 325–340.
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  • Gardner, G. G., Mancini, F., Semerari, A. (1988). Construction of psychological disorders as invalidation of self-knowledge. In F. Fransella, L. F. Thomas (Eds.), Experimenting with personal construct psychology (pp. 259-272). New York, NY, USA: Routledge.
  • Greenberg, L. S., Safran, J. D. (1990). Emotion in Psychotherapy. New York: Guilford Press.
  • Gross, J. J., Thompson, R. A. (2007). Emotion Regulation: Conceptual Foundations. In J. J.Gross (Ed.), Handbook of Emotion Regulation (pp. 3-24). New York: Guilford Press.
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  • Papageorgiou, C., Wells, A. (2001). Metacognitive Beliefs about Rumination in Recurrent Major Depression. Cognitive and Behavioral Practice, 8, 160-164.
  • Philippot, P. (2013). Emotion Regulation: A Heuristic Paradigm for Psychopathology. Journal ofExperimental Psychopathology, 4, 600-607.  DOWNLOAD
  • Trincas, R., Bilotta, E., Mancini, F. (2016) Specific beliefs about emotions are associated with different emotion-regulation strategies. Psychology, 7, 1682-1699.
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