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Scaffolding: istruzioni pratiche per sostenere il volo dei bambini

Lo scaffolding è metafora delle strategie di sostegno offerte da una persona più esperta ad un’altra persona, che è in fase di apprendimento

ID Articolo: 142286 - Pubblicato il: 13 gennaio 2017
Scaffolding: istruzioni pratiche per sostenere il volo dei bambini
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Lo scaffolding diventa metafora delle strategie di sostegno offerte da una persona più esperta ad un’altra persona: attraverso la collaborazione, l’esempio o istruzioni esplicite, l’esperto fornisce una impalcatura che sostiene e struttura il loro comportamento, e che viene un po’ alla volta interiorizzata

 

Cosa si intende per Scaffolding?

In origine, si riferisce al lavoro degli operai edili che, per realizzare più agevolmente costruzioni o riparazioni, innalzano una impalcatura, o ponteggio (scaffold). Questo termine assume una nuova connotazione psicologica nel 1976: Wood, Bruner e Ross pubblicano un articolo, destinato a diventare famosissimo, nel quale lo scaffolding diventa metafora delle strategie di sostegno offerte da una persona più esperta ad un’altra persona, che è in fase di apprendimento. Attraverso questa impalcatura, il bambino si “arrampica” per raggiungere un livello superiore.

Messaggio pubblicitario Sostegno, appunto, non una mera azione formativa: l’adulto (o un coetaneo più esperto) utilizza azioni e tecniche utili ad agevolare l’apprendista (il bambino) nell’effettuare un compito, raggiungere un obiettivo o risolvere un problema, quando non è ancora in grado di farlo da solo. Attraverso la collaborazione, l’esempio o istruzioni esplicite, l’esperto fornisce ai bambini “una impalcatura che sostiene e struttura il loro comportamento, e che viene un po’ alla volta interiorizzata” (Berti e Bombi, 2001). Tale supporto sarà provvisorio e limitato al tempo strettamente necessario affinché il bambino maturi le competenze necessarie a svolgere il compito in autonomia. L’adulto si pone quindi in un ruolo di appoggio, che permette al bambino di emanciparsi progressivamente.

 

Scaffolding e fading

Il processo di graduale acquisizione dell’autonomia da parte del bambino venne definito da Collins ed altri (1995) fading. Attraverso un uso sapiente di scaffolding e fading è quindi possibile costruire la fiducia del bambino nelle proprie possibilità. Ma attenzione: lo scaffolding non è da intendersi come sostegno esclusivamente cognitivo o metacognitivo! La sua valenza si estende anche nel campo emotivo, perché nello stimolare il bambino ad apprendere, lo si incoraggia a superare gli ostacoli, con una ricaduta positiva in termini di motivazione, autostima ed autoefficacia percepita.

 

Come attuare lo scaffolding?

La realizzazione pratica del processo consiste, in primis, nell’individuare il contesto nel quale agire, ovvero quella che Vygotskiji (1990) definì ZSP: zona di sviluppo prossimale, cioè la distanza tra il livello di sviluppo effettivo raggiunto dal bambino e il livello di sviluppo potenzialmente raggiungibile con la collaborazione di un adulto. L’adulto dovrebbe porre al bambino “problemi di livello superiore rispetto alle sue attuali competenze, ma non così difficili da risultargli incomprensibili.” (Devescovi et all., 2003)

Messaggio pubblicitario Le strategie spontanee messe in atto dai genitori per stimolare gli apprendimenti di base (parlare, camminare, andare in bicicletta etc) sono esemplificative del concetto di scaffolding, come descritto da Cazden (1983), e possono essere utili come esempio pratico da estendere all’apprendistato cognitivo. Nel campo del linguaggio, ad esempio, gli adulti forniscono l’intelaiatura di sostegno all’apprendimento attuando lo scaffolding: inizialmente giocano tutti i ruoli delle interazioni e rispondono ad ogni tentativo di comunicazione del bambino, per poi, in modo graduale, lasciare ai bambini maggiore spazio, incoraggiandoli a dimostrare le competenze acquisite. In pratica, il genitore “smantella” l’impalcatura che ha fornito, man mano che il bambino padroneggia nuove capacità.

 

Le “mosse di scaffolding”

Devescovi (2003) riassume in questo modo le 5 mosse che, secondo Bruner, il caretaker deve eseguire per mettere in pratica lo scaffolding:

  1. Reclutamento: catturare l’interesse del bambino e spronarlo a mettersi alla prova
  2. Riduzione dei gradi di libertà: semplificare il compito, riducendo il numero dei passaggi necessari per raggiungere la soluzione
  3. Guida ed incoraggiamento: tenere alto il livello di motivazione del bambino in modo tale che la soluzione del problema assuma per lui un interesse autonomo;
  4. Indicazione dei punti critici: sottolineare continuamente gli aspetti più importanti del compito, in modo che il bambino individui le discrepanze tra ciò che ha prodotto e la soluzione corretta
  5. Dimostrazione: elaborare i tentativi che il bambino ha già effettuato per la soluzione del problema. In seguito il bambino elaborerà a sua volta il modello fornito dall’adulto e lo perfezionerà ulteriormente.
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Bibliografia

  • Berti, A. E., Bombi, A. S., (2001), “Psicologia dello sviluppo I. Storia, teorie, metodi”, Il Mulino, Bologna.
  • Cazden, C. B., (1983), “Adult assistance to language development: Scaffolds, models, and direct instruction”, in R.P Parker e F. A. Davis (Eds.), “Developing literacy : Young children’s use of language”. Newark, DE: International Reading Association
  • Collins, A., Brown, J. S., Newman, S. E., (1995), “L’apprendistato cognitivo”, in: Pontecorvo C., Ajello A. M., Zucchermaglio C. (a cura di), “I contesti sociali dell’apprendimento”, LED, Milano.
  • Devescovi, A., Marchione, D., Capobianco, M., Bentrovato, S., (2003), “Psicologia del bambino in età prescolare”, Edizioni Kappa, Roma.
  • Vygotskij, L., (1990), “Pensiero e linguaggio. Ricerche psicologiche”, a cura di Mecacci L.,  Laterza, Roma-Bari.
  • Wood, D., Bruner, J. S., Ross, G., (1976), “The role of tutoring in problem solving”, in: “Journal of Child Psychology and Psychiatry”, vol. 17, Pergamon Press, Great Britain.
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