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La zona di sviluppo prossimale nella teoria di Lev Vygotskij – Introduzione alla Psicologia Nr. 37

Zona di Sviluppo Prossimale: la distanza tra livello di sviluppo attuale e livello di sviluppo potenziale che può essere raggiunto con l'aiuto degli altri

ID Articolo: 116298 - Pubblicato il: 10 dicembre 2015
La zona di sviluppo prossimale nella teoria di Lev Vygotskij – Introduzione alla Psicologia Nr. 37
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La zona di sviluppo prossimale è un concetto introdotto per la prima volta da Vygotskij e indica l’area in cui si può osservare cosa il bambino è in grado di fare da solo e quali sono i potenziali apprendimenti possibili nel momento in cui è sostenuto da un adulto competente.

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA (Nr. 37)

Succede che si crea, in questo modo, una interazione tra adulto e bambino che porta allo sviluppo di capacità in ambito di apprendimento e facilita l’acquisizione di competenze.

Messaggio pubblicitario In sostanza, la zona di sviluppo prossimale è una sorta di ponte tra le capacità di sviluppo attuali del bambino e quelle potenziali, ottenibili attraverso l’iterazione con una persona più esperta.

Piaget considerava l’apprendimento del bambino formato da una serie di stadi: il raggiungimento dello stadio successivo avviene per maturazione cognitiva e superamento di quello precedente.

Vygotskij, al contrario, considerava il bambino come dotato di un potenziale che gli permette di acquisire nuove conoscenze nel momento in cui entra in contatto con soggetti aventi una maturazione cognitiva e una cultura maggiore di quella presentata dal bambino stesso. Questo scambio di competenze avviene nella zona di sviluppo prossimale e l’aiuto e il supporto fornito al bambino da un adulto (genitore o tutor) prende il nome di scaffolding.

 

Scaffolding & zona di sviluppo prossimale

Il termine scaffolding deriva dalla parola inglese scaffold, che, letteralmente, indica “impalcatura” o “ponteggio”, ovvero attrezzi usati dagli operai per svolgere un lavoro di costruzione. Quindi, così come gli operai costruiscono una casa, l’adulto o il tutor aiuta il bambino a costruire le proprie competenze cognitive. In psicologia e pedagogia, insomma, il termine scaffolding è usato per indicare l’aiuto, il sostegno, dato da una persona competente a un’altra, per apprendere nuove nozioni o abilità (Wood, Bruner, & Ross, 1976).

Questo termine fu utilizzato per la prima volta in un articolo scritto da Wood, Bruner e Ross pubblicato dal Journal of Child Psychology and Psychiatry in cui si presentavano i risultati ottenuti da uno studio in cui si osservavano un tutor e un bambino impegnati nella costruzione di una piramide tridimensionale con blocchi di legno. I risultati evidenziarono che quando il bambino era supportato e sostenuto dal tutor era in grado di implementare e arricchire al meglio le sue capacità cognitive.

Questa posizione deriva dall’assunto che ognuno possiede un potenziale cognitivo che può essere arricchito e corredato per mezzo dell’interazione con una persona più competente. Lo spazio dell’interazione, zona di sviluppo prossimale, costituisce una area di apprendimento in cui le capacità cognitive del bambino aumentano e possono essere sviluppate delle nuove forme di conoscenza.

Inoltre, nell’articolo, gli autori evidenziano che il sostegno dato dal tutor al bambino deve essere un processo in divenire perché adattato ai progressi dell’allievo. Quindi, è un supporto costante e sempre in evoluzione che porta il bambino all’attuazione delle competenze acquisite in piena autonomia.

Collins, Brown e Newman (1995) chiamarono il processo di progressiva autonomizzazione del bambino fading.

Messaggio pubblicitario Lo scaffolding è usato anche attualmente quando uno studente è in difficoltà nell’ambito dell’acquisizione di nuove nozioni in ambito scolastico. In molti, sempre più spesso, chiedono aiuto a persone che svolgono specificamente questo ruolo di tutor nell’apprendimento, il cui scopo finale e far diventare autonomo l’allievo nell’attuazione del metodo acquisito. In questo modo entrano in gioco sia lo scaffolding sia il fading. Alla fine dell’attuazione di queste procedure, lo studente presenterà una maggiore fiducia nelle proprie capacità cognitive e comportamentali, fino a sentirsi più esperto nel sapere in generale. Chiaramente, questa prassi porta a incrementare anche l’autostima e la fiducia in se stessi, ottima medicina per affrontare al meglio gli ostacoli della vita.

Nel XXI secolo con l’avvento della tecnologia e l’uso del computer, si è verificato un cambiamento anche nei processi di apprendimento. Infatti, la relazione tra tutor e bambino è stata mediata dall’interazione tra macchina e bambino.

Grazie a questa nuova tecnologia è possibile apprendere e immagazzinare informazione in memoria attraverso tecniche diverse dalle precedenti. Sicuramente è la nuova era dell’apprendimento e della conoscenza che porta all’acquisizione più immediata e repentina di processi. Questa nuova modalità è stata definita dimensione ‘tecnologica’ dello scaffolding (Pea, 2004). E arriviamo ai nostri giorni, l’era dei nativi digitali.

 

 

RUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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Bibliografia

  • Collins A., Brown J. S., Newman S. E., L’apprendistato cognitivo, in Pontecorvo C., Ajello A. M., Zucchermaglio C. (a cura di), “I contesti sociali dell’apprendimento”, LED, Milano 1995. –
  • Pea R. D.( 2004). The Social and Technological Dimensions of Scaffolding and Related Theoretical Concepts for Learning, Education, and Human Activity. The journal of the learning science, 13, 3-13.
  • Vygotskij L. S.(1980). Il processo cognitivo, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Wood D., Bruner J. S., Ross G. (1976). The role of tutoring in problem solving. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 17,69-76.
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