Strategie di prevenzione del gioco d’azzardo patologico: progetti attuati in Trentino Alto-Adige

I lavori intrapresi in Trentino Alto Adige contro il gioco d'azzardo patologico sono un tentativo di prevenzione globale su diverse dimensioni.

ID Articolo: 122506 - Pubblicato il: 04 luglio 2016
Strategie di prevenzione del gioco d’azzardo patologico: progetti attuati in Trentino Alto-Adige
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L’esordio del gioco d’azzardo patologico può verificarsi durante l’adolescenza o la prima età adulta, ma in altri individui si manifesta durante la mezza età o addirittura la tarda età adulta. Generalmente il disturbo da gioco d’azzardo si sviluppa nel corso degli anni e la maggior parte degli individui che sviluppa tale disturbo evidenzia un pattern di gioco che gradualmente aumenta sia di frequenza sia di quantità di scommesse.

Elena Tonazzolli e Alexander Benvenuto – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Bolzano

 

Cosa significa cadere nella trappola del gioco d’azzardo patologico?

Secondo l’articolo 721 del codice penale sono considerati giochi d’azzardo quelli ‘nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi aleatoria’. Quindi questa attività ludica ha una peculiarità in più che la differenzia dalla maggior parte degli altri giochi, e cioè la speranza del guadagno.

Solo nel 1977 il gioco d’azzardo patologico è comparso nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-9) e nel 1980 è stato inserito nella sezione dei ‘Disturbi del controllo degli impulsi non altrimenti classificati’ del DSM-III.

Nella nuova edizione del DSM-5 il gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato riclassificato nell’area delle dipendenze (addictions) o per essere più precisi tra i disturbi non correlati a sostanze per le similarità tra il gioco d’azzardo patologico e le dipendenze da alcool e altre sostanze d’abuso (Costantini, 2015).

Il gioco d’azzardo comporta il rischiare qualcosa di valore nella speranza di ottenere qualcosa di valore maggiore. In molte culture, gli individui scommettono su giochi ed eventi, e la maggior parte lo fa senza avere problemi. Tuttavia, alcuni soggetti sviluppano una sostanziale compromissione correlata ai loro comportamenti legati al gioco d’azzardo. La caratteristica essenziale del disturbo è un comportamento disadattivo legato al gioco, persistente o ricorrente che sconvolge attività famigliari, personali e/o professionali.

Il disturbo da gioco d’azzardo è definito da un cluster di 4 o più sintomi elencati nel criterio A del DSM-5 che si verificano in qualunque momento nello stesso periodo di 12 mesi. La gravità del disturbo si basa sul numero di criteri manifestati.

Negli individui con disturbo da gioco d’azzardo può essere presente una distorsione del pensiero (per esempio: negazione, superstizioni, un senso di potere e controllo sugli esisti degli eventi casuali, eccessiva sicurezza).

L’esordio del disturbo può verificarsi durante l’adolescenza o la prima età adulta, ma in altri individui si manifesta durante la mezza età o addirittura la tarda età adulta. Generalmente il disturbo da gioco d’azzardo si sviluppa nel corso degli anni e la maggior parte degli individui che sviluppa tale disturbo evidenzia un pattern di gioco che gradualmente aumenta sia di frequenza sia di quantità di scommesse.

 

 

Il gioco d’azzardo in Italia: epidemiologia

I primi contatti con il gioco d’azzardo avvengono sin dalle scuole primarie e l’abitudine a giocare d’azzardo è già ben consolidata in tarda adolescenza (Ferland, Ladouceur, Vitaro,  2002).

Prima una persona inizia a giocare tanto più è a rischio di sviluppare un problema di gioco d’azzardo patologico in età adulta.

In Italia, ad oggi sono state intraprese poche ricerche epidemiologiche riguardo al gioco d’azzardo su larga scala.  I dati disponibili possono fornire un’idea indicativa, in quanto non esistono studi accreditati, esaustivi e validamente rappresentativi del fenomeno. A partire dal 2003, il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente.

Nel 2011 in Italia sono stati spesi in gioco d’azzardo quasi 80 miliardi di euro. La somma maggiore è stata giocata negli apparecchi (slot machine e videolottery), che hanno raccolto il 56,3% del fatturato totale; seguono i gratta e vinci (12,7%), il lotto (8,5%), le scommesse sportive (4,9%), il superenalotto (3%) e infine il bingo e le scommesse ippiche.

La stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (Coriale e al., 2015).

Messaggio pubblicitario Seguendo i diversi studi sulla prevalenza del gioco d’azzardo patologico nel periodo adolescenziale si osserva, che il 40% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni (45.000) afferma di aver giocato almeno una volta nell’arco del 2008 e il 52% di questi ha iniziato a giocare per caso (Capitanucci 2012).

Come nella popolazione adulta i ragazzi giocano di più delle coetanee (52,6% vs 28,8%) ed infine sempre seguendo Capitanucci (2012), si osserva una percentuale maggiore di giovani giocatori patologici se confrontati con la popolazione adulta.

La fascia giovane della popolazione, inoltre, è ugualmente esposta rispetto a quella adulta a pubblicità di giochi d’azzardo (non selettiva, spesso in onda in fasce protette o in popolari programmi di intrattenimento): web, televisione, riviste presentano allettanti inviti a giocare inducendo a credere che giocare d’azzardo sia divertente, eccitante ed un buon modo per fare soldi facilmente. L’accesso facile al gioco e la crescente prevalenza di gioco patologico tra i giovani dovrebbero quindi essere considerati questioni di interesse pubblico anche in Italia, ponendo in luce la necessità di un buon lavoro di prevenzione con iniziative mirate (Capitanucci, 2012).

 

 

Quale tipo di prevenzione è più utile?

Ma quali sono le caratteristiche di un intervento preventivo efficace? Basandoci sul modello di Uhl (2007) possiamo distinguere 3 diversi tipi di prevenzione :

  • La prevenzione primaria che si rivolge alla popolazione generale o ad un gruppo di persone non a rischio all’interno del quale non si riscontra ancora il problema in questione. La letteratura internazionale riguardo al gioco d’azzardo patologico suggerisce di lavorare sulla popolazione per favorire la comprensione esatta delle reali possibilità di vincita;
  • La prevenzione secondaria che si rivolge ad un gruppo a rischio il cui problema è alle fasi iniziali, ma non è del tutto sviluppato (le conseguenze negative non si sono ancora manifestate). Gli interventi in questo caso sono focalizzati sull’identificazione della problematica, sulla risoluzione (spesso collegata con l’astinenza totale) e/o sul miglioramento (spesso collegato con la riduzione) della stessa;
  • La prevenzione terziaria che riguarda gli interventi tesi ad impedire il progredire di una malattia conclamata, mediante trattamento, azioni di cura e riabilitazione in presenza di gioco patologico (Uhl, 2007; Capitanucci, 2012).

Tra i sistemi di classificazione della prevenzione è importante citare quello di Gordon (1983) che distingue tra:

  • Prevenzione universale: rappresenta programmi di prevenzione il cui target è un intero gruppo (studenti);
  • Prevenzione selettiva: si rivolge ad un sottogruppo considerato ad alto rischio (per esempio ragazzi di famiglie disagiate), ma che non mostrano ancora segni di un coinvolgimento con le stesse;
  • Infine la Prevenzione Indicata è rivolta ad un gruppo che mostra i primi segni di abuso o che mostrano altri segni gravi che potrebbero aumentare le possibilità di un abuso.

Vi è, infine, un’ulteriore distinzione tra prevenzione a livello di contesto (chiamata anche strutturale) e prevenzione a livello di comportamento. Se si agisce direttamente sul gruppo o sull’individuo, cercando di prevenire un certo problema cambiando direttamente il comportamento delle persone, allora ci troviamo ad un livello di prevenzione del comportamento. Se, invece, cerchiamo di prevenire il problema cambiando il contesto e/o l’ambiente in cui gli individui vivono, stiamo utilizzando una strategia a livello di contesto (normative, regolamenti e divieti).

La prevenzione del gioco d’azzardo patologico risulta un atto complesso da affidare agli specialisti del settore e le azioni preventive per ritenersi efficaci devono essere evidence-based (Capitanucci, 2012) e prevedere sia azioni mirate a diminuire fattori di rischio che a interventi atti a potenziare i fattori protettivi.

Lo scopo di questo articolo è quello di presentare recenti progetti con finalità preventiva che riguardano la realtà nazionale con un’attenzione particolare ai lavori svolti negli ultimi anni in Trentino-Alto Adige.

 

 

Le azioni preventive in Italia: I progetti realizzati dall’associazione AND (Azzardo e Nuove Dipendenze)

Per quanto riguarda la realtà italiana sono interessanti due progetti realizzati dall’associazione AND (Azzardo e Nuove Dipendenze), che dal 2003 si occupa di prevenzione, sensibilizzazione, formazione, ricerca e trattamento sul gioco d’azzardo.

I due progetti sono: ‘Il caso Lucky non si può influenzare‘, realizzato in collaborazione con l’ASL di Sondrio su finanziamento della regione Lombardia e ‘Scommettiamo che non lo sai‘, realizzato nel 2008 su commissione del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca).

Il progetto ‘Il caso di Lucky non si può influenzare‘ si basava sulla presentazione nelle classi medie ed inferiori di un video convalidato scientificamente in Canada dal professor Ladouceur e adattato da AND. Il programma era finalizzato a modificare conoscenze ed attitudini degli adolescenti riguardo il gioco d’azzardo. Ci si focalizzava soprattutto sulle percezioni erronee sul caso. Il video presentato durava 20 minuti ed illustrava soprattutto l’indipendenza delle puntate, chiarendo altri frequenti errori cognitivi.

Il progetto ‘Il caso Lucky non si può influenzare‘ mostra tra i suoi risultati cambiamenti significativi e misurabili: Il video Lucky incrementa le conoscenze dei soggetti e modifica le loro cognizioni erronee sul gioco d’azzardo. Sia a breve termine che a distanza di sei mesi. Il grandissimo vantaggio di questo video è il suo facile ed economico inserimento nei programmi scolastici, senza ulteriori interventi o particolari competenze da parte dell’insegnante.

L’altro progetto che riguarda la realtà italiana è ‘Scommettiamo che non lo sai?‘. Consiste fondamentalmente in una guida cartacea sui rischi del gioco d’azzardo. Il progetto era rivolto agli studenti del biennio delle scuole secondarie nel torinese ed aveva ancora una volta lo scopo di correggere le cognizioni erronee ed aumentare le conoscenze sul gioco d’azzardo. I risultati sperimentalmente misurati in due momenti ripetuti con un gruppo sperimentale e uno di controllo, hanno mostrato che il testo presentato ai ragazzi incrementava significativamente le conoscenze dei soggetti e modificava le loro cognizioni erronee.

I due progetti presentati sembrerebbero essere molto efficaci, è stato dimostrato infatti che un intervento precoce ha spesso un impatto maggiore (Capitanucci, 2012).

Risulta senza dubbio molto utile offrire un numero consistente di sessioni mirate e tempestive a carattere educativo, ma la prevenzione aumenta la sua efficacia se comprende diversi aspetti e spazi delle persone. In altre parole, la scuola è sicuramente un ambiente favorevole, in cui fare prevenzione, ma non è l’unico. La realtà trentina a tal proposito ci offre esempi di prevenzione svolti anche al di fuori dell’ambito scolastico.

 

 

La prevenzione del gioco d’azzardo patologico in Trentino-Alto Adige

 

Il Forum Prevenzione di Bolzano

Quasi l’intero lavoro di prevenzione che viene svolto in Alto Adige-Südtirol è fatto, programmato e seguito direttamente o in collaborazione con il Forum Prevenzione di Bolzano. La peculiarità del Forum è quella di occuparsi esclusivamente di prevenzione e di promozione della salute e di esser indipendente (anche se esiste una costante collaborazione) dai SERT e da qualsiasi altra struttura sanitaria. Una struttura di questo genere è del tutto innovativa nella realtà italiana.

Il Forum Prevenzione di Bolzano cerca di seguire il ‘modello cubico’ di prevenzione proposto da Siedler (2007) che prevede una sistematicità in tre dimensioni: la prima dimensione mostra la necessità di affiancare una prevenzione di tipo comportamentale ad una a livello di contesto. È necessario poi offrire in modo adeguato e contingente una prevenzione universale, selettiva ed indicata. Infine, la terza dimensione suggerisce di intervenire in diversi contesti sociali partendo dal micro-contesto (costituito per esempio dalla famiglia o dalla scuola), raggiungendo un macro-contesto e cambiando, se necessario anche legislativamente, le condizioni generali o i criteri di contesto su cui si basa una società.

 

Il progetto pilota di Merano: aggiornamento e formazione del personale di sale gioco

Nello specifico tra i progetti realizzati dal Forum o in collaborazione con esso vi è il progetto pilota realizzato a Merano sulla formazione del personale di sale da gioco.

Per quanto riguarda la prevenzione del gioco d’azzardo patologico, i punti fondamentali che sono stati toccati riguardavano l’inquadramento del fenomeno, i vari giochi accessibili, il coinvolgimento della popolazione, le stime del giocato, l’importanza di formare una certa sensibilità sul tema per i lavoratori addetti, l’illustrare le problematicità ed il significato del gioco per alcune persone ed infine la tutela dei minorenni e quindi il dovere del personale di controllare l’età anagrafica dei propri clienti.

Per quanto riguarda il riconoscimento precoce di giocatori a rischio sono stati dati diversi spunti su cui riflettere e molti consigli sulle particolarità da osservare e che riportano ad una possibile forma di gioco problematico (frequenza visite, durata di gioco all’interno delle sale gioco, comportamenti aggressivi verso le macchinette o il personale, aumento del denaro speso, la cura del proprio aspetto ecc.).

Infine diverso tempo è stato speso per spiegare al personale l’importanza di instaurare un contatto umano con i propri clienti. L’azione di prevenzione in questione si presenta in forma indiretta poiché non è rivolta direttamente alle persone sulle quali si vuole prevenire una certa problematica, ma a cosiddette figure chiavi, che hanno in un secondo momento la possibilità o il dovere di agire sulle persone che mostrano una certa problematica.

Messaggio pubblicitario La fortuna di potersi affiancare, nel qui ed ora, ad una persona che ha un comportamento di dipendenza, non è possibile in tante altre forme di dipendenza. È questa una particolarità del gioco d’azzardo patologico. Inoltre il personale di sale giochi hanno la possibilità di riconoscere precocemente forme patologiche di gioco d’azzardo, perché sono presenti proprio nel momento e nel luogo in cui sta avvenendo l’esperienza di gioco.

Purtroppo, però, l’Italia non prevede una regolamentazione legislativa per una adeguata formazione del personale. Sta, quindi, nella libera scelta e nell’etica del personale, cercare di intervenire o monitorare la situazione all’interno delle sale. Sicuramente l’inesistenza di una regolamentazione indebolisce estremamente azioni preventive di questo genere. È importante, però, aggiungere come durante la formazione si è cercato di spiegare al personale che è economicamente vantaggioso per l’azienda intervenire per prevenire forme patologiche di gioco d’azzardo.

Un giocatore abituale, ma senza alcuna forma di dipendenza spenderà, infatti, una cifra meno elevata, ma costante nel tempo. Giocatori patologici, invece, giocheranno fino a quando non affogheranno nei debiti e non potranno più giocare, per un motivo o l’altro. Anche in questo caso, le spese sono state minime e l’utilità dell’intervento sembrerebbe superare in ogni caso il costo. La formazione è stata pagata dal Comune, un costo irrisorio, che anche in tempi di crisi può essere supportato per la salute della popolazione.

Purtroppo manca una qualsiasi forma di valutazione per misurare l’utilità dell’intervento. Sarebbe stato utile un riscontro sia delle opinioni del personale, che una valutazione sulle conoscenze acquisite. Sarebbe stato, inoltre, molto interessante approfondire se il personale delle sale giochi abbiano seguito i consigli e le conoscenze acquisite durante le due giornate di formazione e aggiornamento.

 

Il progetto ‘Fate il nostro gioco’ – Bolzano

Un secondo progetto nato nel 2009 da Canova e Rizzuto è stato proposto nell’autunno 2013 anche a Bolzano. L’idea del progetto denominato ‘Fate il nostro gioco‘ è quella di usare la matematica come strumento di prevenzione per immunizzarsi dal rischio degli eccessi del gioco. In altre parole, la speranza è che grazie al pensiero logico e critico, si riesca a sconfiggere in parte quello magico, che ha la potenzialità di farci cadere nella trappola del gioco.

Nell’autunno del 2013 è stata allestita a Bolzano una sala con diverse postazioni di gioco d’azzardo (un tavolo da Poker, diverse Slot Machine, il gioco della roulette). La mostra è stata offerta a titolo gratuito a piccoli gruppi accompagnati nelle varie postazioni da guide reclutate dalla facoltà di matematica e informatica nelle Università di Innsbruck e Bolzano. Le guide sono state formate riguardo le caratteristiche matematiche di probabilità e meccaniche dei diversi giochi oltre ai diversi aspetti psicologici del gioco d’azzardo patologico e ai diversi modi di approccio al pubblico ed eventuali giocatori.

L’aspetto della preparazione pratica e teorica delle guide ha giocato un ruolo fondamentale dal momento che l’idea era quella di far giocare gli ospiti, accompagnando però il gioco con spiegazioni sulle probabilità di vincita e sulla meccanica del funzionamento dei giochi. In questo modo si è cercato di portare i diversi gruppi target alla consapevolezza delle basse probabilità di vincita, e che quest’ultima non ha niente a che fare con la bravura del singolo ma dipende piuttosto dalla fortuna e meccanica dei diversi giochi.

Il progetto di Canova e Rizzuto si basa su un approccio cognitivo che vede nelle cause principali del gioco d’azzardo patologico una serie di bias cognitivi, cioè errori nel pensiero logico. L’approccio cognitivo ha avuto una serie di riscontri scientifici e gioca quindi sicuramente, un ruolo fondamentale nella nascita, evoluzione e mantenimento del gioco d’azzardo patologico.

Lo scopo del progetto era quello di offrire fattori protettivi che permettessero agli utenti di valutare la situazione del gioco nell’ottica di un pensiero logico.

 

Restrizione delle aree da gioco

Seguendo la logica del sistema cubico spiegato precedentemente, il Forum Prevenzione si è fatto promotore negli anni di diverse proposte legislative per arginare la problematica del gioco d’azzardo patologico. Queste leggi sono un ottimo esempio di prevenzione strutturale (o a livello di contesto) che puntano ad una diminuzione della ormai altissima e facile disponibilità del gioco d’azzardo e cercano quindi di salvaguardare le fasce più deboli.

In breve verranno presentati i quattro passaggi fondamentali che hanno portato alla regolamentazione del gioco d’azzardo lecito in Alto Adige.

La legge provinciale del 14 dicembre 1988, n.58, regola le norme in materia di esercizi pubblici. Precisamente l’art.11 regolamenta lo svolgimento dei giochi leciti. In questa legge, però, non erano ancora state pensate alcune norme di tutela per il giocatore d’azzardo.

La legge provinciale del 13 maggio 1992, n.13, invece, regola le norme in materia di pubblico spettacolo, ma anche in questo caso non veniva specificato nulla sulla regolamentazione dei giochi leciti.

Bisognerà aspettare il 22 novembre del 2010, con la legge provinciale n. 13, per intravedere le prime importantissime restrizioni e regolamentazioni per i giochi leciti in Alto Adige-Südtirol. Più precisamente viene aggiunto alla legge provinciale del 1992 l’art. 5-bis che richiama l’attenzione sull’importanza della tutela di determinate categorie di persone e per prevenire il vizio del gioco indica il divieto di concedere ‘l’esercizio di sale da giochi e di attrazione se le stesse siano ubicate in un raggio di 300 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semi-residenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale’ (Legge provinciale del 22 novembre 2010 n.13). L’autorizzazione per l’esercizio di sale da gioco viene concessa per 5 anni e a scadenza ne può essere richiesto il rinnovo. Per le autorizzazioni esistenti il termine decorre dal 1 gennaio 2011. Inoltre aggiunge la possibilità della giunta provinciale di individuare altri luoghi sensibili, prendendo in considerazione l’impatto sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana; nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Viene, infine, vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da giochi e di attrazione.

L’art. 2 della stessa legge (1992), invece, modifica la legge provinciale del 1988, che abbiamo già visto precedentemente e regolamenta l’offerta dei giochi leciti negli esercizi pubblici (bar, ristoranti etc.). La stessa indica con l’art. 1-bis che i giochi leciti non possono essere messi a disposizione in un raggio di 300 metri da gli stessi posti sensibili che valgono per le sale giochi.

Arriviamo, infine, alla legge provinciale dell’11 ottobre 2012, n. 17, che modifica ulteriormente la legge provinciale del 14 dicembre 1988, n.58, aggiungendo il comma 1ter. Esso indica la rimozione di tutti gli apparecchi da gioco già installati negli esercizi pubblici. Il termine ultimo per la rimozione è di due anni dall’entrata in vigore del comma 1-bis del 2010. Inoltre conferisce ai sindaci, quindi ai singoli Comuni, il diritto e il dovere dei controlli e di far eseguire le norme previste. Questo ultimo disegno di legge colma un vuoto normativo della legge provinciale n. 58 del 1988 che regolamentava i posti sensibili e le distanze da rispettare, ma non prevedeva ne sanzioni per i trasgressori e neanche chi fosse responsabile dell’applicazione della legge.

Riassumendo:

  • Alle sale giochi non viene più rinnovata la concessione a fine durata (5 anni), se quest’ultime si trovano all’interno di un raggio di 300 metri dai posti sensibili precedentemente elencati.
  • Tutti gli apparecchi devono essere tolti dagli esercizi pubblici (bar, ristoranti etc.) entro la fine dell’anno 2012, se quest’ultimi si trovano all’interno di un raggio di 300 metri dagli stessi posti sensibili sopra elencati.
  • I singoli Comuni e i rispettivi sindaci hanno la possibilità di intervenire, sanzionando i gestori e hanno il compito di far rispettare le normative vigenti. Inoltre possono individuare ulteriori posti sensibili.

Queste azioni che rientrano all’interno di una prevenzione strutturale sono in linea con il modello 3M di Kielholz & Ladewig (1973) che considera l’accessibilità dell’oggetto o comportamento di dipendenza una delle maggiori cause per lo sviluppo della dipendenza. Anche il DSM-IV-TR (2001) e Eidenbenz (2011) riportano una correlazione positiva e preoccupazione tra la disponibilità del gioco d’azzardo legalizzato e la prevalenza della patologia del gioco d’azzardo.

Le diverse leggi della provincia di Bolzano prevedono concrete restrizioni dell’offerta del gioco d’azzardo e hanno potere retroattivo.

 

 

Considerazioni conclusive

Il lavoro intrapreso nella provincia di Bolzano per prevenire e arginare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico rappresenta il tentativo di un lavoro di prevenzione globale, che interviene su diverse dimensioni.

Il Progetto Pilota di Merano consiste in un’azione di prevenzione in forma indiretta, non rivolta direttamente ai giocatori patologici.

Tale progetto ha messo in luce come il personale di sale da gioco o casinò, occupi un ruolo importante nella dipendenza dal gioco d’azzardo. Queste figure sarebbero potenzialmente in grado, instaurando un contatto umano con i propri clienti, di riconoscere precocemente forme patologiche di gioco d’azzardo, essendo presenti proprio nel momento e nel luogo in cui avviene l’esperienza di gioco.

Il progetto ‘Fate il nostro gioco’ presenta indubbiamente molti punti forti. Organizzato in maniera ottimale, dà la possibilità a moltissime persone di prendere coscienza del fenomeno del gioco d’azzardo sia patologico che non, e di raccogliere informazioni sul funzionamento meccanico dei giochi, al fine di acquisire dei validi strumenti (la conoscenza delle probabilità, della meccanica dei giochi etc.) utili a contrastare il pensiero magico legato al gioco.

Infine, riguardo all’azione di prevenzione che prevede la restrizione delle aree da gioco, in linea con l’opinione scientifica, riteniamo che sia assolutamente necessario regolarizzare il gioco d’azzardo con delle restrizioni. La tendenza nazionale degli ultimi 15-20 anni, invece, è stata del tutto inversa, liberalizzando a dismisura l’offerta di gioco. Da questo punto di vista, l’Alto Adige-Südtirol ha preso un’altra via già anni fa, anticipando e proponendo un inquadramento legislativo che sembra essere molto più completo e utile del Decreto Balduzzi. Personalmente siamo dell’opinione che questa normativa abbia anticipato i tempi (almeno a livello nazionale) e sia quindi innovativa e una concreta azione preventiva. Il contatto con il gioco era (ed è ancora) fin troppo facile e casuale.

La maggiore criticità dei progetti qui presentati, nello specifico di quelli svolti in Trentino Alto- Adige, riguarda la mancata valutazione d’efficacia.

La valutazione di tipo semi-sperimentale e sperimentale (con gruppi di controllo) permette di conoscere quali sono i progetti che garantiscono efficacia (risultati di abbassamento del gioco di azzardo patologico) e maggior efficienza (miglior impiego delle risorse e ottimizzazione del rapporto costi/ efficacia). Questo è un aspetto che, se nel breve periodo richiede un modesto investimento, per il coinvolgimento di personale esperto nella valutazione (Università o Centri di ricerca), nel medio e lungo periodo garantisce politiche sociali di prevenzione molto più mirate e incisive. (Caneppele, Marchiaro, 2014).

È dunque auspicabile in futuro, porre maggior attenzione a questo aspetto, al fine di migliorare i progetti preventivi e focalizzare attenzione e risorse su metodi efficaci ed efficienti.

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Bibliografia

  • Caneppele, S., Marchiaro, M., Rapporto progetto Pre.gio. 2013-2014 “Gioco d’azzardo patologico: monitoraggio e prevenzione in Trentino”
  • Codice Penale (1931). Codice Penale e di Procedura Penale. Napoli: Simone (aggiornato nel 2012).
  • Costantini, G.,  “Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction: cosa cambia nel DSM-5”, State of mind, 2015.
  • Coriale, G., Ceccanti, M., De Fillippis, S.,Falletta Caravasso, C., De Persis, S. (2015) Disturbo da gioco d’azzardo: epidemiologia, diagnosi, modelli interpretativi e trattamento; Rivista di psichiatria. DOWNLOAD
  • Capitanucci, D. (2012). Strategie di prevenzione del gioco d’azzardo patologico tra gli adolescenti in Italia. L’utilizzo di strumenti evidence-based per distinguere tra promozione e prevenzione. In The Italian Journal on Addiction, 2, pp. 139-147. DOWNLOAD
  • DSM-IV-TR (2011). Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Masson.
  • DSM 5 (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina.
  • Eidenbenz (2011). Wenn Verhalten zur Sucht wird, In SuchtMagazin,3, pp. 4-11.
  • Ferland, F., Ladouceur, R. , Vitaro, F. (2002) “Prevention of problem gambling: modifying misconception and increasing knowledge” Journal of Gambling Studies, 18, 19-30
  • Kielholz & Ladewig (1973). Die Abhängigkeit von Drogen. München: Deutscher Taschenbuch-Verlag.
  • Siedler, J. (2007). Systematik der SFA. Nationale Fachtagung “Worauf basiert die Suchtprävention”. Schweiz: sfa/ispa.
  • Uhl, A. (2007). Begriffe, Konzepte und Menschenbilder in der Suchtprävention, In SuchtMagazin,4, pp. 3-11.
  • Uhl, A. (2009). Absurditäten in der Suchtforschung, In Wiener Zeitschrift für Suchtforschung,4, pp.3-11.
  • www.fateilnostrogioco.it
  • www.forum-p.it
  • www.aams.gov.it/site.php?id=home
  • www.siipac.it
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