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Le capacità imitative dei neonati: le nuove scoperte sull’imitazione neonatale

I risultati emersi da un recente studio mettono in discussione le precedenti teorie sull'imitazione dei neonati, dando supporto alle prime tesi di Piaget. 

Di Maurizio Rossetti

Pubblicato il 09 Giu. 2016

Aggiornato il 26 Ago. 2019 11:49

Un nuovo studio pubblicato su Current Biology, ha fatto nuova luce sull’argomento dell’imitazione neonatale, proponendosi come la più grande e completa ricerca longitudinale sul tema mai realizzata fino ad oggi.

 

Per lungo tempo si è sostenuto che l’imitazione negli esseri umani, sia un fenomeno che si presenta fin dalla nascita. Molte delle principali teorie propongono che esista un modulo di imitazione innato, che starebbe alla base della cognizione sociale (potenzialmente sostenuta da un sistema di neuroni specchio).

Tuttavia, questo fenomeno di imitazione neonatale è rimasto sempre controverso. Ricordiamo ad esempio che autori illustri, come Jean Piaget (padre della psicologia dello sviluppo), sostenevano che tale capacità viene raggiunta dal bambino non prima degli 8-9 mesi di età.

Un nuovo studio pubblicato su Current Biology, ha fatto nuova luce sull’argomento, proponendosi come la più grande e completa ricerca longitudinale sull’imitazione neonatale mai realizzata fino ad oggi. I precedenti studi hanno avuto il grosso limite di essere stati condotti con metodologie limitate, su base trasversale con campioni molto ridotti e con scarsi gruppi di controllo.

Oggi può essere il momento di rivedere le convinzioni sulle radici della cognizione sociale umana.

 

L’imitazione neonatale: uno studio longitudinale

Janine Oostenbroek e i suoi colleghi hanno valutato 106 neonati per quattro volte a distanza di tempo, durante le primissime fasi di crescita. Le misurazioni sono state condotte dopo una settimana di vita, e in seguito a tre, sei e nove settimane. Durante ogni singolo test i ricercatori eseguivano una serie di movimenti facciali, oppure semplici azioni o suoni, per una durata di 60 secondi ciascuno. I comportamenti da imitare sarebbero stati ad esempio semplici operazioni come: mostrare la lingua, aprire la bocca, fare una faccia triste o felice, indicare un punto con il dito, oppure vocalizzare semplici suoni come ‘mmm‘ o ‘eee‘.

Durante i 60 secondi, il comportamento del neonato veniva filmato e veniva poi accuratamente rivalutato in seguito, per ricercare eventualmente presenti segni di imitazione.

I risultati ottenuti dai ricercatori, mettono in discussione le precedenti teorie, in quanto non è stata rilevata nessuna evidenza significativa a sostegno della tesi per cui i neonati siano in grado in maniera deliberata di imitare facce o suoni, o imitare semplici movimenti.

Ad esempio non era più probabile che i bambini aprissero la bocca o mostrassero una faccia triste nel momento in cui il ricercatore eseguiva il gesto, di quanto non fosse l’esecuzione di qualunque altro movimento. Grazie ai più strutturati e più ampi gruppi di controllo realizzati nella presente ricerca si sono potuto cancellare iniziali ambiguità.

Sulla base di questi risultati, i ricercatori sostengono che le idee esistenti sui moduli innati riguardo all’imitazione, dovrebbero essere modificate e riviste.

Essi sostengono che la verità potrebbe essere più vicina a quanto sosteneva Piaget e che tali abilità imitative emergerebbero nel bambino intorno ai sei mesi di vita.

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