Eventi traumatici nell’infanzia: l’efficacia dell’EMDR

E' stato dimostrato che l'EMDR con bambini risulta ugualmente efficace nel trattamento di sintomi derivanti da eventi traumatici. 

ID Articolo: 122022 - Pubblicato il: 14 giugno 2016
Eventi traumatici nell’infanzia: l’efficacia dell’EMDR
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EMDR con bambini: L’EMDR è utilizzata con successo anche nel trattamento di bambini esposti a eventi traumatici. Solitamente il protocollo standard viene modificato per rendere più agevole il trattamento, inserendo giochi e arte-terapia.

 

La diagnosi di PTSD nell’infanzia

Il Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) può svilupparsi in seguito all’esposizione a morte reale, minaccia e pericolo di morte, grave lesione o violenza sessuale (DSM-5). I sintomi possono includere ricordi e/o sogni spiacevoli dell’evento, sofferenza psicologica, reazioni dissociative e marcate reazioni fisiologiche in risposta a fattori concernenti l’evento traumatico. Inoltre, possono essere presenti evitamenti agli stimoli associati al trauma, alterazioni nelle emozioni, nei pensieri e nei comportamenti, alterazioni nel sistema di arousal (DSM-5).

La diagnosi di PTSD nell’infanzia è composta poi da altri aspetti. Nei bambini, oltre ai criteri sopra indicati, la ritualizzazione e i ricordi relativi al trauma possono essere espressi attraverso il gioco. Inoltre, in questi bambini (soprattutto se molto piccoli) i sogni spaventosi, potrebbero essere collegati alla condizione traumatica, mancanti però di contenuti specifici e riconducibili all’evento e quindi più complicati da esaminare. In alcuni casi, il bambino può avere delle reazioni in seguito a flashback spiacevoli e comportarsi come se stesse rivivendo nuovamente l’evento negativo. Inoltre, in seguito ad un trauma subito durante l’infanzia, possono presentarsi dei ritardi o delle alterazioni nello sviluppo e nel linguaggio (DSM-5). Infine, dopo l’esposizione a un evento traumatico, i bambini possono sviluppare altri disturbi quali depressione, ansia generalizzata, fobie specifiche, ansia da separazione ecc. (Stallard, 2006).

Messaggio pubblicitario Salmon e Bryant (2002) riferiscono che l’incidenza di PTSD nei bambini, differisce da alcune componenti quali la natura e la gravità dell’evento sperimentato, la vicinanza al trauma, il tempo trascorso e la percezione individuale. Altre ricerche, mostrano che una esposizione di lunga durata all’avversità traumatica (come nei casi di rapimenti, morte o malattia di un genitore, prolungate violenze domestiche ecc.) aumenta notevolmente il rischio di sviluppare PTSD (Yule, 2001; Kilpatrick et al, 2003; De Bellis & Van Dillen, 2005).

 

L’EMDR

Negli ultimi anni, la letteratura internazionale ha enfatizzato l’efficacia dell’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) nel trattamento del Disturbo post-traumatico da stress (Shapiro & Solomon, 1995; Seidler & Wagner, 2006; Pagani et al., 2012). L’EMDR è stata presentata per la prima volta nel 1989 e sviluppata nel 1990 da Francine Shapiro e a oggi può essere definito a tutti gli effetti, un approccio empiricamente supportato per il trattamento di esperienze traumatiche che hanno contribuito allo sviluppo della psicopatologia o del disagio psichico nel paziente. Un aspetto cruciale dell’EMDR, sembra essere il processo di transmutation: l’evento spiacevole, s’ipotizza, sia stato immagazzinato in modo disfunzionale, il processo di transmutation favorirebbe un’elaborazione e una risoluzione adattiva dell’esperienza traumatica. Gli obiettivi dell’EMDR sono, infatti, quelli di produrre una desensibilizzazione del ricordo spiacevole, rivivere il trauma senza sperimentare le sensazioni di minaccia imminente e infine, l’assimilazione e l’integrazione dell’evento traumatico.

 

L’EMDR con bambini

L’EMDR è utilizzata con successo anche nel trattamento di bambini esposti a eventi traumatici. Solitamente il protocollo standard viene modificato per rendere più agevole il trattamento, inserendo giochi e arte-terapia. In particolare, uno studio di meta-analisi dei ricercatori del Department of Educational Sciences di Amsterdam (Rodenberg et al., 2009), mostra l’efficacia dell’EMDR per i traumi infantili. La meta-analisi consiste nel riassumere, nel modo più dettagliato possibile, le ricerche riguardanti quello specifico aspetto (in questo caso l’approccio EMDR con bambini), tenendo conto di alcune variabili come ad esempio, l’attenzione del terapeuta, le aspettative del paziente e la standardizzazione del campione. In questo lavoro, peraltro, l’EMDR veniva messa a confronto con altri approcci psicoterapeutici.

Messaggio pubblicitario I risultati della ricerca mostrano che, l’EMDR con bambini è più efficace di altre terapie classiche, nella risoluzione del disagio psicologico legato all’evento traumatico durante l’infanzia e in alcuni casi, il trattamento porta più velocemente a benefici rispetto allo stesso trattamento utilizzato nell’adulto. La ricerca mostra un altro dato interessante concernente le differenze di genere: emerge che il trattamento è più efficace per i bambini che per le bambine, esposte a un’esperienza traumatica. Questo risultato è complicato da spiegare, ma i ricercatori ipotizzano che, in accordo con alcune prove scientifiche, le bambine possono avere minori capacità di coping e un più alto rischio di sviluppare i sintomi del Disturbo post-traumatico da stress (Matud, 2004; De Bellis & Van Dillen, 2005; Nemeroff et al., 2006).

Nonostante quest’ultimo dato necessiti di maggiori approfondimenti scientifici, lo studio conferma l’efficacia dell’EMDR nella risoluzione del PTSD e ad oggi risulta essere il più grande lavoro di meta-analisi (7 ricerche a confronto) concernente il trattamento EMDR con bambini esposti a esperienze traumatiche.

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Bibliografia

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  • Shapiro, F., & Solomon, R. M. (1995). Eye movement desensitization and reprocessing. John Wiley & Sons, Inc..
  • Stallard, P. (2006). Psychological interventions for post-traumatic reactions in children and young people: A review of randomised controlled trials. Clinical Psychology Review, 26(7), 895-911.
  • Yule, W. (2001). Posttraumatic stress disorder in the general population and in children. The Journal of clinical psychiatry, 62(suppl 17), 1-478.
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