Memoria di un trauma: perché ricordiamo meglio l’evento negativo rispetto al contesto in cui è accaduto?

Un recente studio ha indagato come le emozioni che accompagnano un evento negativo fortificano il ricordo dell'evento ma non quello del contesto

ID Articolo: 121576 - Pubblicato il: 27 maggio 2016
Memoria di un trauma: perché ricordiamo meglio l’evento negativo rispetto al contesto in cui è accaduto?
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L’attivazione emotiva che accompagna un’esperienza può intensificarne ed accrescerne il ricordo, agendo sui processi di consolidazione della traccia. Tuttavia, non tutti gli aspetti della memoria sono potenziati dalle emozioni in egual modo.

 

L’attivazione emotiva che accompagna un’esperienza può intensificarne ed accrescerne il ricordo, agendo sui processi di consolidazione della traccia. Tuttavia, non tutti gli aspetti della memoria sono potenziati dalle emozioni in egual modo, e così avviene che esperienze spiacevoli o traumatiche possano essere ricordate in modo molto forte da ciascuno di noi solo per quanto riguarda il contenuto negativo dell’evento vissuto, e non per quanto concerne il contesto in cui tali esperienze si sono verificate.

 

Gli effetti del trauma su memoria e ricordi

Messaggio pubblicitario Un recente studio di Bisby e colleghi (Maggio, 2016) condotto dalla University College London (UCL), finanziato dal Medical Research Council and Wellcome Trust, ha svelato cosa succede nel cervello, spiegando il meccanismo alla base di questo fenomeno. Lo studio, pubblicato in Social, Cognitive and Affective Neuroscience, ha implicazioni molto importanti nella comprensione di quei disturbi che coinvolgono l’interferenza dell’attivazione emotiva sulla memoria, come avviene ad esempio nel Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS).

L’esperimento ha coinvolto 20 studenti universitari volontari della UCL ai quali, durante fMRI, sono state mostrate coppie di immagini da ricordare, alcune delle quali implicanti contenuti negativi. In seguito, la memoria dei partecipanti è stata testata chiedendo loro se l’immagine mostrata dallo sperimentatore corrispondesse a quelle viste in precedenza. In caso di risposta affermativa, veniva chiesto loro di ricordare anche l’altra figura della coppia.

Durante la presentazione delle coppie di immagini, una dal contenuto negativo ed una dal contenuto neutro, la performance è stata migliore nel riconoscimento delle immagini negative, e ciò si è associato ad un aumento di attività dell’amigdala, una struttura cerebrale coinvolta nell’elaborazione ed immagazzinamento in memoria delle informazioni emotive.

Al contrario, scarsi risultati sono stati ottenuti nella rievocazione delle immagini comparse al fianco di quelle negative, e sono stati associati ad una ridotta attività dell’ippocampo, un’area cerebrale coinvolta nella memorizzazione del contesto circostante all’evento memorizzato.

Messaggio pubblicitario L’ippocampo è infatti quella regione cerebrale che consente a ciascuno di noi di ricordare non solo il contenuto di un’esperienza, ma anche la circostanza in cui l’evento ha avuto luogo, in quanto crea delle associazioni tra contenuto e contesto, permettendo a tutti gli aspetti di un evento di essere richiamati insieme e collocati nel contesto appropriato. Quando questo non avviene si registra una ridotta attivazione dell’ippocampo, come è avvenuto nello studio esaminato durante il riconoscimento delle immagini a contenuto negativo.

Il risultato dello squilibrio tra memoria di eventi e memoria associativa è un ricordo forte, ma frammentario del contenuto traumatico dell’evento, privo però di quell’informazione circostanziale che consentirebbe di porlo nell’appropriato contesto.

Vivere un evento traumatico o un’esperienza negativa può far sì che si creino immagini vivide e dolorosamente intrusive di tale esperienza/evento, come avviene ad esempio nel disturbo post-traumatico da stress: le immagini si presentano intrusivamente come effetto del ricordo potenziato degli aspetti negativi del trauma isolati però dal contesto in cui si è verificato. Questo potrebbe essere il meccanismo che si cela dietro ai flashback, dove ricordi traumatici sono involontariamente rivissuti come se fossero successi nel presente.

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