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Maternity blues e depressione post partum: quali differenze?

Il Maternity Blues è una condizione transitoria, dura pochi giorni ma è importante riconoscerlo in modo da prevenire un'eventuale depressione post partum.

Di Simona Di Paolo

Pubblicato il 15 Apr. 2016

Aggiornato il 14 Nov. 2018 13:30

La condizione di maternity blues è anche detta sindrome del terzo giorno, vi è un’incidenza tra il 50 – 80% ed emerge tipicamente 2-3 giorni dopo il parto per poi scomparire entro un decina di giorni circa.

 

Per effettuare diagnosi di maternity blues occorre sapere che il suo decorso è transitorio e reversibile, determinato dalla brusca caduta dei livelli estroprogestinici, e che tende alla risoluzione spontanea all’interno di una settimana/10 giorni.

 

Sintomi del maternity blues

Tra i sintomi caratteristici del maternity blues troviamo:

  • Deflessione timica di grado lieve
  • Sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre
  • Labilità emotiva (crisi di pianto)
  • Disforia (irritabilità)
  • Ansia
  • Insonnia

Nelle donne affette dal maternity blues è stato riscontrato, rispetto alle madri non affette, un rischio di sviluppare depressione post partum di 3.8 volte maggiore e un rischio di 3.9 volte maggiore di manifestare una patologia dello spettro d’ansia.

Bisogna dunque prestare attenzione al riconoscere le donne con maternity blues ed effettuare un controllo a distanza di un mese per valutare l’andamento dei sintomi e la loro evoluzione.

Fattori di rischio per l’arrivo di una maternity blues sono una anamnesi familiare positiva per disturbi psichiatrici.

 

 

Come si tratta il maternity blues?

Il maternity blues è una condizione che scompare da sola, quello che si può comunque fare per il benessere di mamma e bambino è di sostenerli, dare alla mamma la possibilità di sfogare i propri sentimenti e le paure, sostenerla e ascoltarla. Inoltre risulta essere molto efficace il contatto pelle a pelle col neonato. Pertanto bisogna informare, rassicurare e supportare. Infatti sebbene la sintomatologia sopra esposta possa essere dolorosa, non si riflette sulle capacità della mamma di prendersi cura di sé e del proprio bambino.

E’ importante fornire indicazioni alle dimissioni dal parto circa l’assetto di vita, possibilmente da promuovere nei primi mesi dopo il parto, in modo particolare per quelle neomamme che hanno nella loro storia dei fattori di rischio per una depressione post partum:

  • Un sonno adeguato per quantità e qualità;
  • Eliminazione di caffeina, nicotina ed altro;
  • Riduzione degli stress psicosociali;
  • Indicazioni al rilassamento del corpo.

Il campanello di allarme deve quindi accendersi quando viene compromessa troppo la funzionalità psico-fisica e sociale della donna ed in quel caso parliamo di depressione post partum.

 

 

Differenze con la depressione post partum

La depressione post partum invece, si distingue innanzi tutto dal fatto che lo stato di umore alterato dura molto di più di 10 giorni, la mamma tende a non rasserenarsi, continua ad essere nervosa, irritabile, triste o non volersi occupare del bambino, avere disturbi del sonno o dell’alimentazione per più di due settimane. A volte la depressione inizia a manifestarsi anche tre, quattro mesi dopo il parto.

Spesso si riscontra un’anamnesi psicopatologica positiva per depressione, disforia premestruale, eventi di vita stressanti, scarso adattamento sociale e sentimenti ambivalenti, modalità ansioso-depressive durante la gravidanza.

La depressione post partum si può manifestare a diversi livelli di gravità: Lieve, Moderata, Grave. Per ciascun livello di gravità cambiano le modalità di presa in carico.

La valutazione dei fattori di rischio e della gravità psicopatologica è fondamentale per costruire percorsi di cura personalizzati (es.: valutazione del rischio di atti auto ed etero lesivi).

La depressione ha comunque in ogni caso un impatto sulla donna, sul bambino, sul partner, sulla coppia e sulla relazione madre-bambino

Per effettuare diagnosi di depressione postpartum bisogna valutare la presenza dei seguenti sintomi:

  • Umore depresso
  • Anedonia perdita della capacità di provare piacere
  • Modificazione peso e/o appetito
  • Alterazione del sonno (aumento/riduzione tempi di sonno)
  • Astenia: affaticabilità o mancanza di energie
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccesivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi tutti i giorni (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per il fatto di essere ammalato/a)
  • Riduzione della concentrazione
  • Pensieri ricorrenti di morte e/o progettualità di suicidio
  • Agitazione / rallentamento psicomotorio

Per formulare diagnosi devono essere esserci almeno 5 dei sopra-elencati sintomi, presenti e persistenti per almeno due settimane per quasi ogni giorno (questi sono i criteri diagnostici del disturbo depressivo maggiore), con esordio nel Post partum (durante la gravidanza o nelle 4 settimane successive al parto).

Il 50% degli episodi depressivi maggiori nel post partum inizia prima del parto pertanto questi episodi sono definiti peripartum. Le donne con episodi depressivi maggiori peripartum spesso presentano anche grave ansia e attacchi di panico.

Studi prospettici hanno dimostrato che i sintomi dell’umore e dell’ansia durante la gravidanza, così come il baby blues o maternity blues aumentano il rischio per un episodio depressivo maggiore post partum.

 

 

Approfondimento dei sintomi

Le donne possono presentare un’ideazione depressiva rispetto al proprio ruolo materno che si esprime con:

  • Percezione di esser incapaci di prendersi cura del figlio
  • Paura ed insicurezza nella gestione del bambino
  • Sentimenti ambivalenti o negativi verso il figlio
  • Percezione di isolamento dal contesto familiare

Vi sono poi altri elementi rilevanti nella depressione postpartum grave:

  • Le madri possono spesso riportare pensieri o immagini intrusive ed ossessive rispetto a fare del male al loro bambino.
  • Sentimenti di colpa o di vergona possano portare la madre a non esprimerli né con la famiglia né con i professionisti e quindi non raggiungere un intervento di aiuto.
  • Tali pensieri ossessivi sono intrusivi ed egodistonici, pertanto quando si riconosce un pensiero ossessivo è importante inviare la donna dallo specialista psichiatra per raggiungere una diagnosi corretta del quadro clinico e la cura più adeguata.

 

 

Quale trattamento per la depressione post partum?

Oltre all’atteggiamento di calore, sostegno e accoglienza, è importante rivolgersi ad uno specialista che provvederà a prendersi cura della mamma attraverso un sostegno o una terapia adeguata al caso specifico, come la Terapia cognitivo-comportamentale che prevede interventi di tipo individuale o di gruppo allo scopo di insegnare un modo alternativo di pensare e di agire.

Lo scopo è quello di identificare i pensieri disfunzionali e le emozioni conseguenti ad essi con l’obiettivo di introdurre pensieri alternativi che modifichino lo stato emotivo ed i comportamenti della paziente.

Le caratteristiche di questo orientamento sono:

  • pratica e concretezza;
  • focalizzazione sulla risoluzione di problemi psicologici concreti centrata sul “qui ed ora”;
  • breve termine;
  • orientamento allo scopo;
  • ruolo attivo: sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo, il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce sui suoi problemi e sulle possibili soluzioni ad essi.

Il paziente lavora anche al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati di volta in volta. Associate al trattamento cognitivo comportamentale, molto utili risultano essere, in caso di depressione post partum, anche le tecniche di rilassamento come il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson.

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Simona Di Paolo
Simona Di Paolo

Psicologa Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Editore 185-186,215. 2014.
  • Osservatorio Nazionale sulla salute delle Donna. Prevenzione, Diagnosi e Trattamento della Psicopatologia Perinatale Indicazioni di Buona Pratica di Buona Pratica Clinica per la Gestione delle Depressione Perinatale; a cura di Roberta Anniverno, Alessandra Bramante, Greta Petrilli, Claudio Mencacci.
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