Percezione: come interpretiamo i dati sensoriali per dotarli di significato? – Introduzione alla Psicologia

La percezione è un complesso processo per mezzo del quale riconosciamo, organizziamo e diamo un senso alle sensazioni che derivano dagli stimoli ambientali

ID Articolo: 118707 - Pubblicato il: 03 marzo 2016
Percezione: come interpretiamo i dati sensoriali per dotarli di significato? – Introduzione alla Psicologia
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La percezione è un argomento studiato dalle prime scuole psicologiche e a tutt’oggi proposto in psicologia generale. La percezione, da sempre, desta l’interesse degli studiosi perché rappresenta una finestra sulla realtà che individua nel percepito il campo d’indagine d’elezione tramite il quale è possibile studiare la mente umana scientificamente. Si tratta di un fenomeno che permette di avere accesso diretto al funzionamento della psiche umana partendo da dati oggettivi di realtà.

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA RUBRICA DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA IN COLLABORAZIONE CON LA SIGMUND FREUD UNIVERSITY DI MILANO   

Il concetto di percezione nasce secoli fa in filosofia dove è stata definita come l’atto del prendere coscienza di qualcosa, percepire che esista qualcosa oltre a noi stessi, osservare, guardare oltre la nostra persona . Infatti, il termine percezione deriva dal latino percìpere, formato da per e da capĕre che significa raccogliere, apprendere informazioni o dati sensoriali che attestino l’esistenza del mondo esterno. La percezione regola il rapporto tra il reale e la sensazione del reale ovvero il percepito che rappresenta il processo che determina e scaturisce forme di conoscenza concreta partendo da conoscenza astratta.

In psicologia, però, la percezione è definita come un processo psichico atto a trasformare i dati sensoriali in forme dotate di significato. Bisognare stare molto attenti, però, a non confondere la percezione con la sensazione. Si tratta di concetti che spesse volte sono usati indistintamente, ma sostanzialmente diversi.

Dalla percezione alla sensazione

Messaggio pubblicitario Si parla di sensazione in relazione a eventi mentali di tipo nucleare, semplici, elementari che non possono essere ulteriormente scomponibili. La sensazione, dunque, è uno stimolo semplice non ulteriormente elaborato dagli organi di senso. La sensazione è rilevata dai recettori sensoriali presenti sul nostro corpo, i quali traducono gli stimoli fisici (come ad esempio una sensazione fredda o calda percepita al tatto, la mano) in segnali elettrici inviati al cervello. Tale processo è definito “trasduzione sensoriale” ovvero trasformazione dell’informazione sensoriale percepita degli organi di senso e inviata al cervello sotto forma di stimolo elettrico.

La percezione, al contrario, è un qualcosa di più complesso, in quanto è un processo psichico che permette di attribuire significato ai dati sensoriali in ingresso. Per percezione, dunque, si intende un meccanismo grazie al quale riconosciamo, organizziamo e attribuiamo significato agli stimoli sensoriali provenienti dal mondo fisico, esterno.

Chiaramente, la distinzione tra sensazione e percezione non è così immediata al punto che alcuni la considerano come un’unica funzione psichica: la senso-percezione. Si tratta di una sorta di continuum che varia dalla semplice percezione sensoriale all’assunzione di significati alla stessa.

 

La percezione distale, prossimale e i percetti

Comunemente percepiamo la realtà esattamente così come si mostra al nostro sguardo, in maniera oggettiva. Quindi il mondo fisico per ognuno di noi è rappresentato dal mondo percepito. Infatti, riusciamo a conoscere tutto ciò che è all’esterno grazie ai nostri organi di senso. Questo processo determina e facilita la nostra conoscenza, anche se non sempre esiste una corrispondenza perfetta.

La percezione del mondo esattamente come appare costituisce lo stimolo distale. Quindi, lo stimolo distale o oggetto fisico percepito, ha un potenziale informativo caratterizzato da una serie di dati derivanti dall’ambiente esterno: illuminazione, forma, e altri stimoli messi a disposizione della vista. Quando questo stimolo è recepito dall’organo preposto, la retina, diventa stimolo prossimale. Quindi, un oggetto esterno tipo un libro è lo stimolo distale, mentre l’immagine proiettata sulla retina dello stesso è lo stimolo prossimale.

L’ informazione sensoriale dopo essere codificata e rielaborata costituisce i percetti. L’insieme di questi processi determina la catena psico-fisica alla base del divario tra l’ambiente geografico (gli stimoli distali), proiezione retinica (stimoli prossimali) e i significati (i percetti).

 

Le teorie della percezione

La percezione rappresenta ovviamente l’accesso diretto della nostra mente alla realtà , per questo tante teorie sono state elaborate allo scopo di dare una più precisa e dettagliata interpretazione scientifica a questo fenomeno

Hermann von Helmholtz propose la teoria empiristica, per cui la percezione del mondo e degli oggetti è resa possibile dall’esperienza e dell’apprendimento, risultanti dal contatto con il mondo esterno. Le sensazioni elementari, sensoriali semplici, che arrivano al nostro cervello dal mondo esterno, dopo essere state integrate, costituiscono l’insieme di conoscenze acquisite. Si verifica così un processo che prende il nome di inferenza, ovvero dedurre significato da elementi appresi dal mondo esterno.

La scuola della Gestalt, invece, ritiene che il significato degli oggetti percepiti dipenda soprattutto da leggi innate di organizzazione del campo percettivo, su cui non incidono le esperienze e aspettative future degli individui. Per i gestaltisti gli stimoli sono frammenti, parti, che organizzano il tutto in maniera automatica fino a formare un campo percettivo sulla base delle dinamiche interne (principio dell’autodistribuzione automatica). Tali fenomeni di organizzazioni permettono di percepire gli oggetti nella loro totalità, coerente e ben strutturata.

Il movimento del New Look, fondato dagli americani Bruner, Postman e Mc Ginnies, sancisce che la percezione nasce dall’incontro tra gli stimoli esterni e le attese, i valori e gli interessi del soggetto, che diventa in questo modo un fabbricante attivo delle proprie esperienze percettive. Gli individui, posti davanti a uno stimolo complesso cercano di categorizzarlo sulla base di dati e proprietà percepiti alle quali si aggiungono le motivazioni e le attese proprie del soggetto.

Secondo teorie della percezione diretta (o ecologiche), ispirate all’opera di Gibson, le informazioni sono insite nella stimolazione percepita e da questa si possono apprendere senza particolare processi di elaborazione aggiuntivi. Il soggetto non deve rielaborare costruttivamente il percetto né integrarlo a informazioni già presenti, ma deve solamente cogliere le informazioni percettive esistenti nell’ambiente. Questa ricchezza dell’informazione sensoriale, spaziale temporale innata nell’oggetto, Gibson la definisce col termine inglese affordances ovvero disponibilità.

Un’altra teoria è quella del ciclo percettivo di Neisser, che afferma l’esistenza di schemi nella mente tali da orientare l’attenzione e l’esplorazione dell’ambiente. Il soggetto si prepara, in questo modo, alla ricezione dell’informazione selezionando le parti più salienti degli oggetti che servono a raggiungere scopi individuali.

 

L’organizzazione percettiva

Andando oltre le teorie elencate è chiaro che il mondo percepito è organizzato in modo da permettere alla mente umana di avere una base dalla quale partire per interagire con gli stimoli provenienti da esso e organizzarli. Questa organizzazione percettiva sicuramente è orientata da caratteristiche specifiche presentate dallo stimolo e del contesto in cui è immerso. Le caratteristiche dell’oggetto attivano una funzione psichica che permette di ordinare quanto arriva dall’esterno: l’attenzione che seleziona gli stimoli di interesse escludendone altri. L’esclusione, il più delle volte, avviene in base ai bisogni, alle motivazioni, alle emozioni esperite e dalle esperienze acquisite da chi percepisce.

Infatti, quando siamo al bar riusciamo a recepire ciò che consideriamo più interessante estrapolando di conseguenza informazioni che rimarranno nella nostra memoria (effetto cocktail party). Spostare l’attenzione percettiva su ciò che ci interessa è un processo determinato da una limitata quantità di canali, imputati all’elaborazione dell’informazione, che permettono, di conseguenza, una selettiva elaborazione degli stimoli in maniera saliente. Secondo la teoria del filtro l’attenzione nei casi in cui il soggetto riceve più messaggi concorrenti individua un messaggio significativo e concede solo ed esclusivamente a questo di passare alle successive fasi di elaborazione dell’informazione.

Un altro effetto legato alla percezione è l’effetto Stroop, che consiste in un ritardo nei tempi di risposta quando al soggetto è chiesto di dire il nome del colore con cui è scritta una parola indicante un colore. Per esempio la parola giallo scritta in rosso, il soggetto deve dire rosso e non giallo. La selezione attentiva si ha nel momento in cui si deve selezionare la risposta da dare. Capita di attivare degli automatismi che ci porterebbero a dire esattamente quello che non è chiesto nel compito di Stroop, ovvero la parola scritta. In questo case si verifica un processamento sensoriale in grado di selezionare attentamente l’informazione d’interesse.

Un altro effetto della percezione è l’articolazione figura-sfondo, consiste nel correlare ogni stimolo percepito, la figura, a uno sfondo. Questo processo consente di far risaltare automaticamente la figura su cui portiamo l’attenzione, che sarà caratterizzata da una precisa forma a differenza dello sfondo. Esistono delle figure dette reversibili da cui potrebbero emergere in un caso la figura e in un altro lo sfondo, a seconda di come si sposta l’attenzione. Infatti, bisogna effettuare uno sforzo attentivo per riuscire a far emergere sempre la figura rispetto allo sfondo.

Un altro fenomeno psicologico che facilita l’organizzazione percettiva della nostra mente è la costanza percettiva secondo cui uno stimolo ci appare identico pur variando le condizioni di stimolazione dei recettori sensoriali. Dunque, un libro dalla copertina verde sarà percepito sempre verde anche se in particolari condizioni di luce potrebbe sembrare tendente al giallo.

 

La percezione della profondità e il movimento

Il mondo percepito è caratterizzato da tre dimensione, ma il nostro occhio recepisce le informazioni in maniera bidimensionale. Succede che il cervello grazie all’aiuto di informazioni/indizi sensoriali aggiuntive che l’ambiente fornisce riesce a colmare questa discrepanza. La profondità, infatti, è percepita attraverso diversi processi oculari di tipo monoculare come l’accomodamento, messa a fuoco di un oggetto da parte del cristallino; gli indizi pittorici quali la sovrapposizione tra due stimoli che si sovrappongono parzialmente, l‘altezza sul piano dell’orizzonte dove gli stimoli più lontani appaiono più in alto, il chiaroscuro per indicare la profondità dello stimolo, la prospettiva lineare come le rotaie del treno che tendono ad incontrarsi in prossimità dell’orizzonte e il gradiente tissurale secondo cui tanto più un oggetto è vicino all’osservatore tanto meno quest’ultimo ne percepirà con chiarezza tutti i dettagli; o binoculare come la disparità retinica che permette di elaborare oggetti posti anche molto lontano dall’osservatore, e la convergenza grazie alla quale si interpretano le informazioni provenienti dai muscoli retinici imputati al riconoscimento di oggetti molto vicini.

Il mondo esterno non è costituito solo da fenomeni o oggetti statici, anzi il più delle volte prevalgono stimoli in movimento. Gli stimoli in movimento sono percepiti grazie alla distanza assoluta e relativa: degli stimoli sono percepiti come statici quando la loro distanza relativa resta immutata, al contrario quando il movimento degli occhi e il movimento assoluto degli oggetti sulla retina differiscono tra loro, si percepisce il movimento.

A volte, però, il nostro sistema di elaborazione delle informazioni può essere tratto in inganno, come nell’illusione del treno: se siamo un treno e quello vicino sta per partire in realtà percepiamo un movimento da parte del nostro veicolo. Questo fenomeno è dovuto ai pochi indizi percettivi recepiti che rendono difficile il confronto tra i movimenti relativi.

In ogni caso, non facciamo riferimento solo ai movimenti percepiti sulla retina, ma possiamo avvalerci di altri indicazioni come il rapporto dello stimolo con lo sfondo, basato sull’illuminazione e sulla velocità del movimento percepito o al parallasse di movimento, ovvero il movimento di un oggetto confrontato con un oggetto statico.

 

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Bibliografia

  • Canestrari R., Godino A., (2007) La psicologia scientifica. Nuovo trattato di psicologia. Clueb, Bologna.
  • Kuhn D., Lo sviluppo percettivo, cognitivo e linguistico, Cortina, Milano, 1992
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