Lo sviluppo dei social network: fenomeno di socializzazione o alienazione? (2)

L’avvento dei Social Network crea effetti concreti sul modo di pensare degli utenti, che modificano così le loro pratiche di interazione sociale usuali.

ID Articolo: 115686 - Pubblicato il: 23 novembre 2015
Lo sviluppo dei social network: fenomeno di socializzazione o alienazione?
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Come afferma McKenna, il contatto sociale attraverso chat e community, può diventare un utile strumento per superare le difficoltà di comunicazione e di interazione faccia a faccia che si possono presentare nella vita quotidiana. (Amichai-Hamburger, McKenna, 2006). L’indagine condotta dall’associazione degli psicologi australiani evidenzia infatti, tra gli effetti positivi del social network, la presenza di maggiori contatti personali (meno isolamento) e relazioni interpersonali (meno solitudine). Nonostante vi sia anche un alto numero di esperienze negative on-line, la maggioranza degli intervistati non sembra intenzionato ad abbandonare i social network.

Analizzando la letteratura presente emerge come la fascia d’età maggiormente attratta dall’ utilizzo dei social network sia sicuramente quella relativa all’adolescenza. Una ricerca svolta nel 2008 realizzata dall’associazione Save the Children in collaborazione con il CREMIT ha indagato il significato che Internet assume per gli adolescenti e gli atteggiamenti adottati rispetto ai possibili rischi del mondo virtuale. Il risultato evidenzia come tra i ragazzi intervistati prevalga l’idea che Internet sia utile, facilmente gestibile e non particolarmente pericoloso, nonostante molti ammettano di aver assunto almeno una volta comportamenti trasgressivi e provocatori, o aver vissuto situazioni rischiose.

Ma i benefici e i vantaggi percepiti non vengono regalati gratuitamente. L’illusione di connettersi con il mondo attraverso le piattaforme dei social network può spingere le persone a trasformarsi in individui che si isolano dalla vita reale sostituendola con una socialità superficiale ed illusoria. (Marcucci, 2004).

È possibile riferirsi a due ipotesi esplicative per indagare la relazione tra la comunicazione che avviene attraverso i social network e il benessere psicologico che ne consegue, soprattutto riguardo l’età adolescenziale, la teoria del disimpegno e quella della stimolazione (Valkenburg e Peter, 2007), le quali illustrano una visione molto diversa delle conseguenze che l’ uso eccessivo delle nuove tecnologie può produrre.

La teoria del disimpegno sottolinea come la comunicazione on-line incida negativamente sul benessere psicologico, poiché sottrae tempo che potrebbe essere dedicato alle amicizie già esistenti riducendone la qualità. La tendenza dei ragazzi a intrattenere relazioni con sconosciuti, spesso di breve durata, non permetterebbe di impegnarsi in relazioni significative. A sostegno della teoria del disimpegno è possibile menzionare la ricerca internazionale denominata HomeNet (Kraut et al., 1998), che rileva come una maggiore permanenza in rete sia associata ad una diminuzione, modesta ma statisticamente significativa, delle attività sociali nella vita off-line quali la comunicazione all’interno della famiglia, il numero di amici frequentati nel tempo libero e un aumento di sentimenti depressivi e di solitudine. Kraut e colleghi (1998) propongono l’espressione Internet Paradox per evidenziare il fatto che questa tecnologia, anche quando utilizzata come strumento comunicativo, in realtà riduce il coinvolgimento sociale e il benessere psicologico di chi la usa, procurando un’alienazione dalla vita reale.

Ciò potrebbe essere spiegato prendendo in considerazione due aspetti: la permanenza in rete sottrae tempo che potrebbe essere impiegato in attività sociali, inoltre attraverso l’uso di Internet i ragazzi tendono a sostituire relazioni sociali significative con amicizia e deboli, poco impegnative e limitate nel tempo, che sebbene possano essere giudicate soddisfacenti in realtà non forniscono una reale supporto emotivo e tendono a creare isolamento dalla vita reale.

Messaggio pubblicitario Alcune ricerche infatti (Morgan e Cotten, 2003) sottolineano come i ragazzi tendano a giudicare anche il miglior amico on-line come meno significativo e l’amicizia stessa come meno duratura nel tempo. Le amicizie virtuali tenderebbero a diventare emotivamente intense in un periodo di tempo troppo breve senza che vi sia sufficiente fiducia nel legame. La relativa anonimità dell’interazione on-line favorirebbe infine la tendenza dei soggetti a mentire, ad esprimere apertamente emozioni negative o a interrompere in modo brusco la comunicazione nel momento in cui si verifica un conflitto senza le preoccupazioni che tipicamente caratterizzano la comunicazione faccia a faccia. (Wolak, Smahel e Greenfield, 2003).

La teoria della stimolazione sottolinea, al contrario, come la comunicazione on-line permetta un arricchimento del contesto relazionale del soggetto e favorisca le opportunità di crescita e di adattamento al contesto. Recenti studi effettuati nel contesto italiano da Baiocco (2011) ritengono che in rete si tendano a costruire gli stessi contesti e a rapportarsi in modo simile a quanto si faccia nella vita off line con alcune possibilità in più: l’anonimato, la possibilità di discutere anche di questioni più intime con minor imbarazzo, la mancanza di informazioni relative al proprio aspetto fisico, all’età, al genere, all’appartenenza etnica o allo status sociale.

In rete sembrerebbe più facile svelare le parti più intime di sé: tale processo favorirebbe quindi un accudimento, gradimento e fiducia reciproca che a loro volta migliorerebbero le qualità dell’amicizia stessa. (Valkenburg e Peter, 2007). In Internet le amicizie fra ragazzi di sesso diverso sarebbero più solide e intimamente profonde di quelle nella vita non virtuale forse per il minore imbarazzo che si prova in riferimento alla connotazione sessuale della relazione e alla sua presentazione pubblica. Ricerche hanno anche dimostrato che i ragazzi con problemi di ansia sociale o comunque tendenzialmente soli, ritengono come maggiormente reali e intime le relazioni virtuali e sono in grado di integrare meglio la loro vita on-line con quella off line. (Couyoumdjian, Baiocco, Del Miglio, 2006).

Sono state proposte due ipotesi principali riguardo la relazione tra comportamento amicale nella vita off line e il contenuto e la qualità delle relazioni amicali in Internet. La prima asserisce che le competenze relazionali del soggetto nella vita off line forniscano il prototipo delle successive relazioni in rete, favorendo nel soggetto la conoscenza di sé, buone competenze sociali e una migliore regolazione emotiva. Una visione complementare suggerisce come, nel corso dello sviluppo, le abilità interattive vengano generalizzate alternativamente dalla vita off line a quella in rete. (Cheng, Chan e Tongs, 2006).

In definitiva, la letteratura presente permette di delineare come le nuove tecnologie, in particolar modo i social network, incidano sul nostro modo di pensare, sulle nostre pratiche quotidiane, sui nostri modelli relazionali e sulla nostra comunicazione.

La comunicazione e la socializzazione mediata dalla tecnologia interagiscono infatti in modo sinergico con la vita off line, in particolar modo per i giovani. I dati rilevati da Baiocco ci confermano come alcune volte l’utilizzo di questi mezzi di comunicazione comporti un risvolto positivo, mentre altre volte ciò può rivelarsi molto dannoso. Per questo motivo è opportuno chiedersi e valutare per quali ragazzi e in quali circostanze, Internet possa configurarsi come un contesto poco creativo o addirittura pericoloso e in quali altre circostanze possa configurarsi come un contesto altamente positivo.

La ricerca sembra suggerire che quei ragazzi già competenti a livello relazionale, con buoni livelli di autostima e capacità cognitive, riescano a massimizzare gli aspetti positivi dei social network: la rete interpretata come tecnologia sociale può essere uno strumento che funge da impalcatura per migliorare il modo in cui gestire relazioni, intrattenere discorsi, esprimere aspetti diversi di sé.

Ma, come afferma Kraut nelle sue ricerche, non si può non considerare che per le personalità più fragili questa barriera tra reale e virtuale sia ancora più sottile e confusa. Ultimamente si è dimostrato l’aumento di stati depressivi tra adolescenti utenti di social network. Gli individui che si sentono meno inseriti nella cerchia di coetanei e che vedono nei social un modo per riscattarsi socialmente potrebbero andar incontro ad un fallimento . La creazione di un nuovo profilo idealizzato porterà il soggetto ad una fittizia realizzazione sociale e ad una vera alienazione da quello che è il mondo reale.

Difatti le relazioni si creano velocemente anche con persone che nemmeno si conoscono, se non virtualmente, creando una sorta di socializzazione superficiale e degradante: non si arriva più ad un’intimità amicale raggiunta con il tempo con l’arricchimento d’ esperienze comuni, a meno che non si comunichi con amici che si frequentano nella realtà.

Concludendo, è ormai evidente che i social network siano diventati un elemento fondante e per certi versi irrinunciabile della comunicazione nella società moderna ma, come tutto quello che ci circonda, forse sarebbe il caso di maneggiarli con cura.

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