Come concepire e affrontare la “crisi” nell’ottica della Psicologia della Salute

Secondo la Psicologia della Salute, non sono gli eventi in sé ad essere connotati a priori come patogeni quanto il modo in cui la persona li affronta.

ID Articolo: 115328 - Pubblicato il: 11 novembre 2015
Come concepire e affrontare la “crisi” nell’ottica della Psicologia della Salute
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Nella prospettiva adottata dalla Psicologia della Salute, non sono gli eventi in sé ad esser connotati a priori come patogeni o salutogeni, quanto, invece, il modo in cui la persona affronta e si mette in relazione all’evento attivando o meno una serie di risorse a definirne i possibili esiti.

Il concetto di “crisi” sembrerebbe esser stato tradizionalmente rivestito di un alone di negatività e considerato come qualcosa da temere, da allontanare dal momento che può evolvere più in una direzione negativa che verso un esito positivo e costruttivo. Diversamente, entrambi questi aspetti sembrerebbero esser presenti se risaliamo all’etimologia: il termine Krisis, infatti, indicherebbe un momento che separa un modo di essere o una serie di fenomeni da un’altra differente; nella medicina ippocratica con esso si indicava un punto decisivo della malattia da cui avrebbe avuto origine un decorso favorevole o sfavorevole. In ambito psicologico, Sifneos (1982) definiva la crisi uno stato di sofferenza così intensa da costituire un punto di svolta decisivo verso un miglioramento o un peggioramento.

Messaggio pubblicitario Erickson (1968) ha parlato di crisi in rapporto al processo di costruzione dell’identità, nucleo centrale dello sviluppo psicosociale della personalità, che, a partire dall’adolescenza, vede impegnato l’individuo nell’intero arco di vita. L’autore articola lo sviluppo della personalità in otto tappe, ciascuna caratterizzata da diversi compiti evolutivi, costituiti da un dilemma, un conflitto da risolvere e il cui superamento è condizionato dal contesto socio-culturale in cui si verifica. Egli parla di crisi evolutive riferendosi alle problematiche ed ai conflitti tipici di ogni fase della vita prevedendone per ognuna un successo, che condurrebbe al passaggio allo stadio successivo e all’integrazione di nuovi elementi nella costruzione della sua identità, e un possibile fallimento con le sue conseguenze: i problemi che la persona incontra e che non riesce a risolvere nel corso dello sviluppo, infatti, si accumulano e si ripresentano nella fase di sviluppo successiva.

In questo modo, il superamento più o meno completo delle varie fasi di sviluppo e la soluzione o non soluzione completa delle numerose crisi e dei problemi di identità, caratterizzeranno l’individuo nella sua interezza. In questo modello, la crisi viene, pertanto, concepita come una fase necessaria da attraversare affinché possa esserci crescita e sviluppo: ogni tappa dello sviluppo della personalità sarebbe una crisi potenziale perché implica un mutamento radicale di prospettiva, enfatizzando, in linea con quanto sostenuto nel presente lavoro, che sia il modo di affrontarla a determinarne la connotazione di fase di crescita o di accresciuta vulnerabilità.

Nella prospettiva adottata dalla Psicologia della Salute, non sono gli eventi in sé ad esser connotati a priori come patogeni o salutogeni, quanto, invece, il modo in cui la persona affronta e si mette in relazione all’evento attivando o meno una serie di risorse a definirne i possibili esiti. I cosiddetti “eventi critici” vengono concepiti come potenziali attivatori di risorse, stimolo alla ricerca di nuove forme relazionali che si addicano meglio alle mutate condizioni di crescita (Mazzoleni, 2004). Perciò, in questa ottica, la connotazione di critico fa riferimento al potenziale effetto destabilizzante e dunque di crisi: l’individuo o il sistema potrebbero, infatti, non riuscire ad affrontare alcuni compiti, rischiando in questo modo di cristallizzare schemi mentali e modalità relazionali o comportamentali; o al contrario, se sostenuti, essi potrebbero rivelarsi in grado di attingere alle risorse interne ed esterne di cui dispongono per creare forme di vita nuove e più funzionali.

Questo modo di intendere la crisi fa leva, perciò, sulla capacità reattiva delle persone che costantemente si trovano ad affrontare fattori che potrebbero potenzialmente indurre malessere. L’individuo che affronta situazioni critiche viene concepito, dunque, come competente nella ricerca di soluzioni che migliorino il proprio modo di essere ed il riconoscere le sue specifiche competenze; invece di concentrarsi esclusivamente sui deficit, può favorire una situazione di benessere.

Messaggio pubblicitario Intendendo per resilienza la resistenza o elasticità di un materiale sottoposto ad urti improvvisi, Putton e Fortugno (2006) ne individuano sette componenti: la capacità di esaminare se stesso, farsi domande difficili e rispondersi con sincerità (insight), di mantenere una certa distanza emotiva dai problemi (indipendenza), di stabilire rapporti intimi con altre persone (interazione), di riuscire a gestire i problemi (iniziativa), il saper creare ordine e bellezza a partire dal caos (creatività), il saper relativizzare gli eventi vedendone aspetti positivi (allegria), la capacità di far riferimento a dei valori (morale).

Rispetto agli eventi critici la psicologia della salute, pertanto, non si concentra sull’ identificazione dei fattori stressanti come eventi da combattere o da evitare, piuttosto, si occupa di comprendere come alcune persone si muovono verso la salute.
Sulla scia di queste considerazioni, una delle premesse che si ritengono fondamentali negli interventi psicologici è costituita dalla fiducia nelle potenzialità evolutive degli individui e dei sistemi e dalla considerazione degli eventi critici non in quanto scostamenti da norme esterne agli individui stessi, indicatori inevitabili di patologia e pertanto necessitanti di interventi “normalizzanti”. Concepire la crisi in un’ottica dinamico- evolutiva vuol dire prestare attenzione alle premesse che orientano il funzionamento degli individui e dei sistemi ed intervenire supportando questi ultimi nella ricerca di nuove modalità di cambiamento più funzionali.

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Bibliografia

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  • Putton A., Fortugno M. (2006), Che cos’è la resilienza e come svilupparla, Carocci, Roma.
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