Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate (3)

Non sempre sesso biologico e ruolo di genere sono in pieno accordo e questo comporta una serie di relativi vissuti psicologici, affettivi e relazionali.

ID Articolo: 114044 - Pubblicato il: 01 ottobre 2015
Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate
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Incidenza e prevalenza del Disturbo dell’Identità di Genere

Fonti diverse indicano stime diverse sul numero di individui con Disturbi dell’Identità di Genere:

  • 1 su 10-12.000 nati maschi con identità di genere femminile e 1 su 30.000 nati femmine con identità di genere maschile richiedono interventi chirurgici per cambiamento di sesso.
  • 1 su 30.000 nati maschi con identità di genere femminile e 1 su 100.000 nati femmine con identità di genere maschile richiedono interventi chirurgici per cambiamento di sesso.

L’ultima versione del manuale (APA, 2000) riporta che nei campioni di pazienti pediatrici vi sono almeno cinque maschi per ciascuna femmina giunta all’osservazione con questo disturbo. Ricerche recenti (vedi Zucker et al.,1997; Zucker et al., 2003), effettuate su campioni di diversa nazionalità, rilevano che il rapporto è di 6,6 maschi per 1 femmina. Di Ceglie (2002) riscontra un rapporto di 2:1 tra bambini e bambine al di sotto dei 12 anni che presentano un DIG.

Tuttavia, non sono ad oggi disponibili studi epidemiologici che diano una stima attendibile della prevalenza-incidenza del disturbo nella popolazione infantile. L’esperienza clinica indica che si tratta di una sindrome piuttosto rara (Meyer-Bahlburg, 1985; CohenKettenis, Pfäfflin, 2003). La ragione della diversa prevalenza del disturbo tra maschi e femmine non è chiara. Le ipotesi esplicative si orientano verso una maggiore vulnerabilità biologica nei maschi, oppure verso una minore tolleranza dell’ambiente sociale nei confronti dei comportamenti non coerenti al genere esibiti dai maschi piuttosto che dalle femmine, che influenzerebbe l’invio alla consultazione. In genere l’esordio delle manifestazioni più congrue al sesso opposto sono collocabili tra i 2 e i 4 anni e comunque in età prescolare, prima dello stabilirsi di un senso relativamente saldo del genere, che normalmente si sviluppa tra i 4 e i 7 anni. Tuttavia, alcuni comportamenti, come l’indossare abiti del sesso opposto, possono essere talora osservati anche prima dei due anni. Alcuni genitori sottopongono il proprio figlio all’osservazione clinica in concomitanza con l’inizio della scuola perché si rendono conto che quello che loro consideravano solo una fase non accenna a passare; essi riferiscono al clinico che il proprio figlio ha sempre mostrato interessi tipici del sesso opposto (Zucker et al., 2003). Altri genitori non risultano così solleciti nel chiedere una consultazione.

Esordio: precoce nel 66% dei casi, tardivo nel 33% (di regola MtF).
In età prepuberale: maschi > femmine.
In età adolescenziale: maschi = femmine.
In età adulta: maschi > femmine per esordio tardivo MtF.
Transessualismo post-puberale generalmente non modificabile.

Le psicopatologie associate al Disturbo dell’Identità di Genere

Per quanto riguarda il legame tra Disturbo dell’Identità di Genere e la psicopatologia associata, tendenzialmente si riteneva, soprattutto in passato, che il Disturbo dell’Identità di Genere fosse associato molto spesso a gravi Disturbi di Personalità.

Dalla lettura delle varie ricerche svolte in tale ambito, soprattutto delle meno recenti, si intuisce che le problematiche psichiatriche o psicologiche erano considerate più un fattore eziologico che una conseguenza del disturbo.

Gli psicoanalisti hanno postulato che le persone con DIG fossero gravemente psicopatologiche; per esempio Sperber (1973) dichiarava che quanti mostravano una Disforia di Genere presentavano personalità di tipo Borderline; di recente Colette Chiland (2000) ha considerato il transessualismo come un Disturbo Narcisistico con un profondo disturbo della costituzione di sé. Hoening e coll. (1971) affermavano che il 70% dei transessuali mostrava una diagnosi psichiatrica, sebbene solo il 13% fosse francamente psicotico. Meyer (1974) e Steiner (1985) riscontrarono Personalità Narcisistica, Borderline e Antisociale, a cui il Meyer sommava tratti schizoidi, Depressione, Ansia, tendenze suicidiarie e omicide. Anche Gosselin e Wilson (1980) rilevarono prove di introversione ed elevato Nevroticismo rispetto ai maschi senza DIG.

Questa letteratura riguardava soprattutto transessuali e travestiti maschi, e ne evidenziava l’associazione con la patologia psichiatrica; nel contempo evidenziava come nei transessuali di sesso femminile la comorbilità psichiatrica fosse in genere minore (Dèttore, 2005).

Lothstein, invece, (1983,1984) rilevò pesanti associazioni psichiatriche anche nelle donne transessuali. Bockting e Coleman (1992), rilevarono la presenza di Ansia e Depressione e Disturbi dell’Asse II, nel DIG. Hartmannn e coll. (1997) rilevarono importanti aspetti psicopatologici e una notevole disregolazione in senso narcisistico.

Sulla base di queste ricerche e dati, è importante comprendere se la patologia mostrata dalle persone con un Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) sia dovuta al DIG stesso, oppure sia dovuta alla pesante esposizione a fattori stressanti e alle difficoltà derivanti dal trovarsi a vivere in una società omofobica e impreparata ad accogliere le diversità.

Messaggio pubblicitario La Lev (2004) sostiene che considerando che le ricerche sulla varianza di genere e sui transessuali sono condotte su persone che si rivolgono ai centri clinici specializzati, si tratta di soggetti più disforici di genere e più sofferenti e più disperati e quindi con più probabili e rilevabili patologie, connesse o secondarie alla loro condizione.

Alla luce di queste considerazioni, è bene mettere in luce tutta un’altra letteratura che rileva, invece, come le persone con varianza di genere non debbano mostrare necessariamente gravi aspetti di comorbilità psicopatologica. Holtzman e coll. (1961) sostenevano che i soggetti con DIG erano in genere bene organizzati e con processi di pensiero intellettivamente adeguati. Bentler e Prince (1970) non osservarono importanti diversità sulle scale nevrotiche o psicotiche fra transessuali e soggetti di controllo. Cole e coll. (1997) più recentemente, avevano evidenziato che meno del 10% di 435 transessuali primari mostrava precedenti disturbi mentali. Carroll (1999) affermò che le persone transgender non evidenziavano necessariamente livelli di disturbi mentali più elevati della popolazione non clinica. Analoghi dati furono riportati da Brown e coll.(1995) rispetto alle caratteristiche di personalità di un gruppo non clinico di persone con varianza di genere confrontato con un gruppo altrettanto non clinico di controllo.

Anche Schaefer e coll. (1995) dichiararono che nei transessuali non vi è prova di frequente comorbilità; risultati simili sono stati ottenuti da uno studio italiano (Menichini e coll. 1998) condotto su 8 MtF e 5 FtM. Haraldsen e Dahl (2000), dopo aver condotto un confronto fra pazienti transessuali con soggetti con Disturbi di Personalità e con adulti non clinici, conclusero che i primi mostravano bassi livelli di psicopatologia. Miach e coll. (2000) rilevarono in soggetti definiti come transessuali bassi livelli di psicopatologia; mentre riscontrarono disturbi mentali da moderati a gravi in quei soggetti che erano stati diagnosticati come ‘Disturbo dell’Identità di Genere dell’adolescenza e dell’età adulta, tipo non transessuale’. Non trovarono comunque Disturbi di Personalità. Cohen-Kettins e van Goozen (1997,2002) non evidenziarono particolari problemi mentali in adolescenti che chiedevano la RCS (riattribuzione chirurgica di sesso).

È necessaria un’ulteriore precisazione, in quanto è possibile che, in alcuni casi la sintomatologia psichiatrica dei soggetti con DIG sia la conseguenza di esiti PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder, Disturbo Post – traumatico da Stress) conseguenti a violenze subite di tipo sessuale o comunque legate a pregiudizi e atteggiamenti negativi verso le persone con varianze di genere. Questo tipo di esperienze traumatiche sono molto frequenti in tale popolazione (Courvant e Cooke-Daniels, 1998; Lev e Lev, 1999; Xavier, 2000).

Nonostante i risultati rassicuranti di queste ricerche, non va dimenticato che il DIG possa mascherare rilevanti problemi psichiatrici. Brown (1990) indicò varie diagnosi che possono includere una Disforia di Genere, fra cui il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, la Simulazione e la Schizofrenia con Disturbi d’Identità di Genere.
Altra area di interesse è quella dell’uso e abuso di sostanze e alcol. Anche in questo settore vi sono state interessanti ricerche. Xavier (2000) riferisce casi frequenti di Abuso da sostanze. Valentine (1998) sostiene che il 27% degli utenti delle cliniche per la RSC manifesta abuso di alcolici e il 23% consumo di droghe.

Si osserva una ulteriore comorbilità tra DIG e i Disturbi Alimentari, i quali richiedono un attento inquadramento, in quanto talora l’ossessione di modificare il proprio corpo può essere legata a temi dismorfofobici tipici di tali disturbi (Dèttore, 2005).

In letteratura recente sono stati riportati alcuni casi interessanti di comorbilità fra il DIG, quasi esclusivamente in soggetti maschi, e i Disturbi Alimentari (soprattutto Anoressia Nervosa), che suggeriscono l’ipotesi che il DIG possa essere un fattore di rischio per l’Anoressia Nervosa e che comunque, nel caso di pazienti maschi che si presentano con tale Disturbo Alimentare, si dovrebbero tenere presenti nell’assessment anche aspetti legati all’identità di genere (Hepp e Milos, 2002; Hepp e coll., 2004; Wintson e coll., 2004).

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