Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate (2)

Non sempre sesso biologico e ruolo di genere sono in pieno accordo e questo comporta una serie di relativi vissuti psicologici, affettivi e relazionali.

ID Articolo: 114044 - Pubblicato il: 01 ottobre 2015
Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate
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Il DIG è catalogato fra i disturbi mentali del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), e viene definito transessuale (per l’ottenimento del consenso per il cambio di sesso) solo chi non ha una psicopatologia associata, in altre parole, chi non ha un disturbo mentale. Questo è dovuto perché, è classificato come disturbo mentale nel DSM-IV. Esso viene discusso nella stesura dell’attuale edizione del manuale, il DSM-5. Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il Disturbo dell’Identità di Genere sono i seguenti:

  • A. Deve essere evidente una intensa e persistente identificazione col sesso opposto, che è il desiderio di essere, o l’insistenza sul fatto di essere, del sesso opposto.

Nei bambini il disturbo si manifesta con quattro (o più) dei seguenti sintomi:

  1. Desiderio ripetutamente affermato di essere, o insistenza sul fatto di essere, dell’altro sesso.
  2. Nei maschi, preferenza per il travestimento o per l’imitazione dell’abbigliamento femminile; nelle femmine, insistenza nell’indossare solo tipici indumenti maschili.
  3. Forti e persistenti preferenze per i ruoli del sesso opposto nei giochi di simulazione, oppure persistenti fantasie di appartenere al sesso opposto.
  4. Forte preferenza per i compagni di gioco del sesso opposto.

Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, o di farsi passare spesso per un membro dell’altro sesso, desiderio di vivere o essere trattato come un membro dell’altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.

  • B. L’identificazione con l’altro sesso non deve essere solo un desiderio per qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto. Inoltre deve esserci prova di un persistente malessere riguardo alla propria assegnazione sessuale, oppure un senso di estraneità riguardo al ruolo di genere del proprio sesso.

Nei bambini, l’anomalia si manifesta con uno dei seguenti sintomi:  nei maschi, affermazione di disgusto verso i propri genitali, o speranza che essi scompaiano, o avversione verso i giochi di baruffa e rifiuto dei tipici giocattoli e attività femminili; nelle femmine, rifiuto di urinare in posizione seduta, rifiuto nei confronti della crescita del seno e nei confronti del ciclo mestruale, speranza che i genitali diventino di tipo maschile, avversione verso l’abbigliamento femminile tradizionale.

Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali e/o convinzione di essere nati del sesso sbagliato.

  • C. La diagnosi non va fatta se il soggetto ha una concomitante condizione fisica intersessuale (per es., sindrome di insensibilità agli androgeni o iperplasia surrenale congenita).
  • D. Per fare diagnosi deve esservi prova di un disagio significativo sul piano clinico, oppure di compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

Specificazioni: per soggetti sessualmente maturi si possono annotare le seguenti specificazioni basate sull’orientamento sessuale del soggetto: Sessualmente Attratto da Maschi, Sessualmente Attratto da Femmine, Sessualmente Attratto sia da Maschi che da Femmine, e Non Attratto Sessualmente Né da Maschi Né da Femmine. I maschi con Disturbo dell’Identità di Genere sono ben rappresentati in tutti e quattro i gruppi. Quasi tutte le femmine con Disturbo dell’ Identità di Genere riceveranno la stessa precisazione – Sessualmente Attratte da Femmine – sebbene vi siano casi eccezionali che riguardano femmine Sessualmente Attratte da Maschi.

A differenza della precedente edizione (DSM-IV), nel DSM-5 i Disturbi Sessuali non sono più conglobati in una stessa categoria ma in tre categorie distinte: le Disforie di Genere, le Parafilie, le Disfunzioni Sessuali.

La Disforia di Genere è una nuova classe diagnostica del DSM-5 e riflette un cambiamento nella concettualizzazione delle caratteristiche di definizione del disturbo per sottolineare il fenomeno di ‘incongruenza di genere’ piuttosto che identificazione di per sé cross-genere, come è avvenuto nel Disturbo dell’Identità di Genere DSM-IV.

Nel DSM-IV, il capitolo Disturbi sessuali e Disturbi dell’Identità di Genere comprendeva tre categorie diagnostiche relativamente disparate: Disturbi dell’Identità di Genere, Disfunzioni sessuali e Parafilie. Il Disturbo dell’Identità di Genere, tuttavia, non è né una disfunzione sessuale, né una parafilia. La Disforia di Genere è una condizione unica in quanto si tratta di una diagnosi fatta da operatori della salute mentale, anche se una gran parte del trattamento è endocrinologico e chirurgico (almeno per alcuni adolescenti e la maggior parte degli adulti).

In contrasto con la dicotomizzata diagnosi di Disturbo dell’Identità di Genere DSM-IV, il tipo e la gravità della Disforia di Genere può essere dedotta dal numero e tipo di indicatori e dalle misure di gravità. L’incongruenza di genere e conseguente Disforia di Genere può assumere molte forme. Il concetto sesso e disforia quindi è considerato essere multicategoriale piuttosto che una dicotomia, e il DSM-5 riflette l’ampia variazione delle condizioni di genere.

Messaggio pubblicitario Sono distinti set di criteri e vengono forniti indicatori per la Disforia di Genere nei bambini e negli adolescenti così come negli adulti. I criteri per gli adolescenti e gli adulti includono una serie più dettagliata e specifica di sintomi politetica. Il precedente Criterio A (identificazione cross-genere) e il Criterio B (avversione verso il proprio sesso) sono stati fusi, perché non è stata trovata nessuna evidenza da studi analitici fattoriali a supporto del mantenimento dei due criteri separati. Necessario per la diagnosi è il desiderio di appartenere o la tendenza ad identificarsi precocemente nell’altro genere (criterio B1).

Nella formulazione dei criteri, ‘l’altro sesso’ è sostituito da ‘qualche genere alternativo’. Il termine ‘genere’ al posto di ‘sesso’ è utilizzato sistematicamente in quanto il concetto di sesso è inadeguato quando si parla di individui con un disturbo dello sviluppo sessuale in atto. Nei criteri per i bambini, ‘forte desiderio di essere dell’altro sesso’ sostituisce il precedente ‘più volte dichiarato desiderio’ per catturare la situazione di alcuni bambini che, in un ambiente coercitivo, non possono verbalizzare il desiderio di essere di un altro genere. Per i bambini, un criterio A1 (un forte desiderio di essere dell’altro sesso o un’insistenza che lui o lei è di un’altro genere) è ora necessaria, (ma non sufficiente), il che rende la diagnosi più restrittiva e conservatrice.

Sottotipi e specificazioni: i sottotipi delineati sulla base dell’orientamento sessuale sono stati rimossi perché la distinzione non è considerata clinicamente utile. Una specificazione post-transition è stata aggiunta perché molte persone, dopo aver fatto la transizione, non soddisfano più i criteri per la Disforia di Genere, tuttavia, continuano a subire vari trattamenti per facilitare la vita nel genere desiderato. Sebbene il concetto di post-transition è modellato sul concetto di remissione completa o parziale, il termine remissione ha implicazioni nel senso di riduzione dei sintomi che non si applicano direttamente alla Disforia di Genere.

Eziopatogenesi del Disturbo dell’Identità di Genere

Per le cause del DIG vi è un dibattito aperto, tra chi sottolinea l’importanza dei fattori biologici, in particolare, nell’insorgenza del DIG, sembrerebbero giocare un ruolo importante gli ormoni sessuali prenatali, ad esempio ‘La teoria dell’effetto di feedback positivo all’estrogeno’ (PEFE; Dörner, 1976), secondo la quale il DIG e l’omosessualità potrebbero essere il risultato di eccessi o carenze di androgeni in utero durante il periodo sensibile per lo sviluppo delle strutture ipotalamiche che regolano la produzione di FSH e LH e un temperamento tipico del sesso opposto e chi, invece, adotta un punto di vista più specificatamente psicologico e attribuisce grande importanza a vari fattori ambientali di rinforzo tra cui l’educazione ricevuta in famiglia e gli eventi di vita. Esiste, infatti, un rapporto molto particolare e diretto tra identità di genere e fattori ambientali e intrapsichici, che è necessario indagare e approfondire.

In generale sembra comunque prevalere una teoria multifattoriale che prende in considerazione l’interazione di aspetti biologici, psicologici e ambientali all’origine del DIG.

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