Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate

Non sempre sesso biologico e ruolo di genere sono in pieno accordo e questo comporta una serie di relativi vissuti psicologici, affettivi e relazionali.

ID Articolo: 114044 - Pubblicato il: 01 ottobre 2015
Il Disturbo dell’Identità di Genere e le psicopatologie associate
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Valeria Mancini e Serena Pattara – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

La percezione del proprio sesso è una componente fondamentale dell’identità umana, ma non sempre il sesso biologico e il ruolo di genere, il comportamento sessuale e il riconoscimento sociale sono in pieno accordo. Diverse sono le possibili combinazioni delle identità di genere e i relativi vissuti psicologici, affettivi e relazionali.

Disturbo dell’Identità di Genere: introduzione

Nella nostra cultura occidentale prevale la tendenza a considerare accettabili solo due modalità alternative di presentazione sessuale: maschile o femminile a seconda dell’aspetto esteriore del corpo biologico. Un dato aspetto e determinati comportamenti vengono associati a specifiche categorie di genere. Pertanto, gli stereotipi culturali relativi al genere sono, ancora oggi, molto diffusi e particolarmente rigidi. La percezione del proprio sesso è una componente fondamentale dell’identità umana, ma non sempre il sesso biologico e il ruolo di genere, il comportamento sessuale e il riconoscimento sociale sono in pieno accordo. Diverse sono le possibili combinazioni delle identità di genere e i relativi vissuti psicologici, affettivi e relazionali.

Il Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) e Transessualismo sono i termini usati per descrivere la condizione di un soggetto che desidera vivere ed essere accettato come un membro del sesso opposto; in particolare, il disturbo consiste in un’intensa e persistente identificazione col sesso opposto, in persone che non presentano alcuna anomalia fisica. Tale condizione si presenta con malessere e disagio profondo (la cosiddetta disforia di genere) nei confronti delle caratteristiche sessuate del proprio corpo, sentito come estraneo; lo stesso senso di estraneità viene provato per i comportamenti e gli atteggiamenti che sono tipici del proprio sesso, all’interno del quale il soggetto non si riconosce.

Il disturbo, che nella maggior parte dei casi è auto-diagnosticato, può riguardare sia i soggetti di sesso femminile (disturbo female to male, FtM) che quelli di sesso maschile (disturbo male to female, MtF); il disturbo è più frequente nella forma MtF con una sex ratio di circa 3:1.

Disturbo dell’Identità di Genere: Definizioni e criteri diagnostici

Il concetto d’identità si riferisce alla totalità di una persona, inglobando in sé sia gli aspetti biologici (identità sessuale), sia gli aspetti psicologici (identità di genere), sia gli aspetti sociali (ruolo di genere).
Con il termine identità sessuale, nello specifico, ci si riferisce alla femminilità o alla mascolinità di una persona (Simonelli, 2002). L’identità sessuale è determinata da cinque fattori biologici:

  • i cromosomi sessuali;
  • la presenza di gonadi maschili o femminili;
  • la componente ormonale;
  • le strutture riproduttive accessorie interne;
  • gli organi sessuali esterni.

L’identità di genere costituisce, insieme al ruolo di genere e all’orientamento sessuale, un aspetto della psicosessualità.

Si considera identità di genere di un individuo il sesso a cui, indipendentemente dalla sessualità biologica, si sente di appartenere (Rogers, 2000). Si tratta della percezione unitaria e persistente di se stessi, o auto-identificazione, come appartenente al genere maschile o femminile o ambivalente (Simonelli, 2002). Ma non è la sola natura, tramite la programmazione genetica, che definisce nella totalità cosa sia una personalità maschile o femminile; lo facciamo in buona parte anche noi stessi e la cultura (Dèttore, 2005).

Messaggio pubblicitario Il termine ruolo di genere fu introdotto da Money (1975), e rappresenta tutto quello che una persona fa o dice per indicare agli altri e a se stesso il grado della propria mascolinità, femminilità o ambivalenza; pertanto, include anche l’eccitazione e la risposta sessuale. Il ruolo di genere è quindi l’espressione esteriore dell’identità di genere e riflette quei comportamenti imposti direttamente o indirettamente dalla società. Tipicamente il ruolo di genere maschile è associato con la forza e con attività associate al rischio, mentre il ruolo di genere femminile con il prendersi cura dei figli (Diamond, 2002). Ovviamente queste sono concezioni arbitrarie e riflettono gli stereotipi dominanti in una data cultura in un dato momento storico. Quando il bambino cresce, apprende che certi comportamenti, atteggiamenti ed espressioni di personalità sono appropriati alla sua ‘etichetta sessuale’ e altri no, pertanto cerca di adeguarsi al modello maschile o femminile ritenuto accettabile nel suo contesto storico e socioculturale. Società diverse, classi sociali e famiglie differenti possono offrire diversi ruoli di genere ed esercitare differenti livelli di pressione affinché vi sia più o meno conformità agli stereotipi dominanti.

Il concetto di orientamento sessuale riguarda la modalità di risposta di una persona ai vari stimoli sessuali e trova la sua dimensione principale nella preferenza erotica per un partner dello stesso sesso o del sesso opposto. L’orientamento sessuale non è dicotomico, ma si estende lungo a un continuum che va dall’eterosessualità esclusiva all’omosessualità esclusiva.

La maggior parte degli individui sviluppa una chiara attrazione erotica verso l’altro sesso, chiamata eterosessualità, mentre una minoranza si sente attratta sia da maschi che da femmine e questo viene definito bisessualità. Altre persone ancora scelgono partner dello stesso sesso, presentando in tal modo un orientamento omosessuale (Simonelli, 2002).

Il processo di acquisizione dell’identità di genere è la risultante di una collaborazione tra natura e cultura, vale a dire tra la maturazione biologica, che a partire dal sesso cromosomico produce, tramite la secrezione ormonale, la diversificazione sessuale del cervello e dell’organismo e il comportamento delle persone circostanti, che dopo l’assegnazione del sesso alla nascita, si comportano nei confronti del soggetto secondo le regole sociali e le aspettative congruenti al genere attribuito. Solitamente identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale sono tra loro coerenti.

L’identità sessuata è presente in tutti i mammiferi, mentre l’identità e il ruolo di genere prevedono e, in parte, riflettono lo specifico psico-sociale umano (Simonelli, 2002).

Il Disturbo dell’Identità di Genere

La presenza di interessi tipici del sesso opposto è un fenomeno che si manifesta sia nel corso del normale sviluppo (Sandberg et al., 1993; Linday, 1994), sia quando i normali processi evolutivi vengono perturbati. Talvolta, comportamenti tipici del sesso opposto rappresentano solo una breve fase di transizione, soprattutto nel bambino intorno ai due anni; in altri casi indicano una ‘flessibilità di genere’ non accompagnata da alcuna avversione o rifiuto per il proprio sesso di appartenenza, anche se il bambino prova disagio quando i suoi interessi non vengono condivisi o supportati dai coetanei dello stesso sesso, questo comportamento non rappresenta un fenomeno patologico ma, al contrario, potrebbe indicare una buona sicurezza e flessibilità dell’Io; in altri casi ancora, rappresentano un segnale di sofferenza intensa e possono dare l’avvio a serie difficoltà emotive che porteranno a disturbi duraturi (Coates, Cook, 2001). Quando, nel bambino, le preoccupazioni relative al genere assumono un carattere intenso, persistente ed invasivo, la condizione viene definita Disturbo dell’Identità di Genere nell’infanzia. La diagnosi si basa sul grado in cui si manifestano i comportamenti e i desideri cross-gender, nonché sul ruolo che essi hanno nel funzionamento adattivo del bambino. Tale condizione può persistere o meno anche in età adolescenziale e adulta. Le differenze fra il DIG nei bambini e il DIG negli adulti riguardano principalmente due aspetti: nei bambini sono coinvolti anche processi di sviluppo fisico, psicologico e sessuale e c’è una maggiore variabilità nelle conseguenze (Dèttore, 2005). La diagnosi di DIG nei bambini è stata introdotta nella nomenclatura psichiatrica nella terza edizione del DSM (CohenKettenis et al., 2003).

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