La psicologia positiva e il trattamento della depressione (2)

La psicologia positiva per la depressione è volta ad attivare emozioni positive e punti di forza individuali e attribuire significato alla propria vita.

ID Articolo: 113792 - Pubblicato il: 24 settembre 2015
La psicologia positiva e il trattamento della depressione
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I partecipanti, valutati prima e dopo attraverso strumenti di misurazione della felicità individuale e dei sintomi depressivi, sono stati richiamati per i follow-up a una settimana e a uno, tre e sei mesi. I risultati mostrarono che utilizzare i propri punti di forza e rivalutare la giornata attraverso tre cose positive che sono successe, aumenta la felicità e riduce i sintomi depressivi – seppur in un campione non clinico- in maniera duratura per tutti i sei mesi. Ringraziare una persona produce cambiamenti significativi solo a un mese, mentre gli altri due esercizi e il placebo, hanno prodotto un effetto positivo ma transitorio su felicità e sintomi depressivi.

Implicazioni cliniche degli interventi positivi: come si può tradurre questo in termini clinici?

Sono diverse le strategie terapeutiche che vengono proposte dalle teorie e ricerche della psicologia positiva, tra cui il far nascere e alimentare speranze (Snyder, Iliardi, Michael, Cheavans, 2000) o l’investimento sui punti di forza della persona, quali coraggio, abilità interpersonali, insight, ottimismo, autenticità, perseveranza, realismo, capacità di provare piacere, di riconoscere le responsabilità personali, le inclinazioni e le intenzioni future (Seligman, 2002).

Messaggio pubblicitario Wood e Joseph, nel 2009, si sono chiesti se l’assenza di benessere e di emozioni positive potessero essere dei fattori di rischio per la depressione e hanno condotto uno studio rivalutando gli stessi soggetti dopo 10 anni. Il benessere è stato considerato attraverso indicatori come l’autoaccettazione, l’autonomia, l’instaurare relazioni positive con gli altri, la capacità di porsi uno scopo nella vita, la padronanza dell’ambiente e la crescita personale. I risultati hanno dimostrato che le persone con uno stato di benessere inferiore avevano una probabilità 7 volte maggiore di incappare in un disturbo depressivo dieci anni dopo.

Sin e Lyubomirsky (2009) inoltre, hanno condotto una meta-analisi attraverso gli studi sugli interventi positivi: i risultati combinati di 49 studi hanno rivelato che gli interventi positivi aumentano significativamente il benessere e i risultati combinati di 25 studi mostrano che gli interventi positivi sono anche efficaci per trattare i sintomi depressivi. In particolare, dalla meta-analisi è emerso che:

  • Lo stato depressivo modera l’efficacia dell’intervento positivo, cosicchè le persone depresse riportano un maggior aumento di benessere e una riduzione più marcata dei sintomi depressivi rispetto ai non depressi. Questi ultimi, tuttavia, mostrano comunuqe di beneficiare degli esercizi dell’intervento positivo. Perciò i clinici possono sentirsi legittimati ad inserire gli interventi positivi o parti di essi nel trattamento di pazienti sia depressi che non depressi, perché entrambi ne ricavano benefici.
  • Ricavano maggiori vantaggi da un intervento positivo quelle persone che si offrono spontaneamente di partecipare ad uno studio in questo senso. Questo in termini clinici si può tradurre così: le persone con un alto livello di motivazione hanno anche aspettative più ottimistiche e mettono in conto di lavorare più duramente e più a lungo.
  • I benefici dell’intervento positivo aumentano linearmente con l’età. I partecipanti più anziani potrebbero aver vissuto il trattamento positivo con maggiore serietà e maturità e applicare più impegno nell’esecuzione delle istruzioni date. Perciò i clinici potrebbero vedere maggiori miglioramenti quando impostano un intervento positivo su un paziente più anziano rispetto ad uno giovane.
  • La modalità del trattamento modera l’efficacia dell’intervento positivo: la terapia individuale è la più efficace, seguita da interventi di gruppo guidati e poi da quelli autogestiti. In un’ottica clinica quindi i migliori benefici ,per quanto riguarda gli interventi positivi si ottengono in primo luogo all’interno di una terapia individuale e secondariamente entro una terapia di gruppo.
  • La durata di un intervento positivo modera i suoi effetti: più l’intervento è lungo e più i partecipanti/pazienti hanno l’opportunità di applicare le attività positive che acquisiscono, alla propria quotidianità; con la conseguenza naturale di una maggiore efficacia.

Psicoterapia positiva

Seligman e collaboratori (2006) spiegano che la psicoterapia positiva si distingue dagli interventi standard per la depressione perché è volta ad aumentare le emozioni positive, coinvolgere i punti di forza individuali nelle proprie esperienze di vita e attribuire significato alla propria vita considerando se stessi come riflesso della società in cui si vive. I ricercatori hanno riscontrato che, con persone affette da depressioni gravi, gli effetti degli esercizi di psicologia positiva sono particolarmente straordinari. In particolare, nel primo di due studi preliminari è emerso che la psicoterapia positiva praticata su gruppi ha ridotto significatamente i livelli di depressione, da profonda a moderata, dopo 1 anno di follow up. Nel secondo studio la psicoterapia postiva assegnata ai singoli pazienti con disturbo depressivo maggiore ha prodotto una remissione molto maggiore rispetto a quello che fanno i trattamenti attraverso protocolli standard o questi combinati ai farmaci (Seligman et al., 2009)

Conclusioni

La psicologia positiva è quindi una disciplina basata su emozioni positive e sulla capacità di rivalutare positivamente i propri vissuti; da non confondere con il pensiero positivo, che invece è una visione sempre e comunque ottimistica di tutto ciò che ci circonda. Gli interventi di psicologia positiva sono perciò basati su esercizi e attività mirate alla valorizzazione degli aspetti positivi dell’esistenza e della propria persona, attraverso quelli che vengono chiamati punti di forza.

Le ricerche hanno dimostrato che le emozioni positive hanno un ruolo importante nell’aumentare il benessere delle persone e consentono una ripresa migliore e più breve da condizioni stressanti, anche fisiche. Inoltre, essere consapevoli dei propri punti di forza e utilizzarli per rivalutare positivamente gli episodi accaduti durante la giornata produce l’effetto di mantenere elevata la felicità individuale nel tempo e riduce, dove presenti, i sintomi depressivi, anche a distanza di mesi. Anche ringraziare qualcuno tuttavia, ci rende più felici. Attività di intervento positivo come queste, dunque, possono contribuire a considerare se stessi e la propria esistenza in un’ottica più piacevole e riducono, di conseguenza, la probabilità di sviluppare sintomi depressivi.

Su una popolazione clinica, gli interventi di psicologia positiva si sono rivelati efficaci nel trattamento degli stati depressivi, a condizione però che le strategie apprese venissero applicate dai pazienti quotidianamente e anche oltre la conclusione del trattamento. Gli studi hanno dimostrato che quello che va sotto il nome di Psicoterapia Positiva può utilmente integrare i protocolli standard di trattamento per il disturbo depressivo maggiore aumentandone di molto l’efficacia e soprattutto mantenendo ridotti i sintomi depressivi anche dopo un anno dalla conclusione del trattamento.

Si potrebbe concludere quindi con un consiglio ai clinici: incorporare le tecniche di psicoterapia positiva nei trattamenti con protocolli standard; in particolare l’efficacia è potenziata se parliamo di terapie individuali con pazienti gravemente depressi, relativamente anziani, motivati a migliorare e in grado di riprodurre le tecniche positive per periodi sempre più lunghi.

 

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