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Stereotipi e pregiudizi – Introduzione alla Psicologia nr. 16

Lo stereotipo consiste in una valutazione rigida, inflessibile, che attribuisce in maniera indistinta determinate caratteristiche a un'intera categoria.

Di Francesca Fiore

Pubblicato il 28 Mag. 2015

Aggiornato il 22 Mar. 2016 13:55

Sigmund Freud University - Milano - LOGO  INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA Nr. 16

 

 

Uno stereotipo è una scorciatoia mentale usata per incasellare persone o cose in determinate categorie stabilite. Sono delle valutazione rigide, inflessibili, che si riferiscono a concetti mai appresi in maniera diretta, ma mediati dal senso comune.

 

Il termine stereotipo, nacque in ambito tipografico molto tempo fa, e indicava gli stampi di cartapesta usati per le lettere. La caratteristica che li rendeva unici era di poterli utilizzare più volte perché molto rigidi e resistenti.

Lippmann (1992), per primo introdusse questo concetto nelle scienze sociali asserendo che il processo di conoscenza non è diretto, ma mediato da immagini mentali costruite in relazione a come ognuno di noi recepisce e percepisce la realtà.

Gli stereotipi, dunque, sono delle particolari rappresentazioni mentali, o idee sulla realtà, che se dovessero essere condivise da grandi masse in determinati gruppi sociali, prenderebbero il nome di stereotipi sociali.

Gli stereotipi, dunque, sono molto simili a degli schemi mentali e per questo sono considerati affini alle euristiche.

Uno stereotipo, quindi, è una scorciatoia mentale usata per incasellare persone o cose in determinate categorie stabilite. Sono, grossomodo, delle valutazione rigide, inflessibili, che si riferiscono a concetti mai appresi in maniera diretta, ma mediati dal senso comune.

Permettono di attribuire, senza nessuna distinzione o critica, delle caratteristiche a un’intera categoria di persone, non curanti delle possibili differenze che potrebbero, invece, essere rilevate. Per questo, gli stereotipi sono spesso delle valutazioni o giudizi grossolani non del tutto corretti. Si tratta di idee difficilmente criticabili (rigidità degli stereotipi), in quanto ancorate alla provenienza culturale o alla personalità.

Insomma, lo stereotipo non è nient’altro che un giudizio che si forma su una determinata cultura o classe sociale. Questo giudizio può diventare pregiudizio quando non deriva da una conoscenza diretta, ma appresa. Il più delle volte si tratta di valutazioni spicce legate sempre a giudizio negativo non sottoponibile alla critica.

Non si tratta di un concetto errato, sbagliato, ma di un pregiudizio vero e proprio. Un pensiero, dunque, diventa pregiudizio solo quando resta irreversibile anche alla luce di nuove conoscenze.

Il pregiudizio su alcune categorie di persone, spesso, induce a modificare il proprio comportamento sulla base a queste credenze. Si creano, così, condizioni tali per cui le ipotesi effettuate sula base di pregiudizi ineluttabilmente si manifestano e la conseguenza è andare a confermare gli stereotipi.

Quindi, se si è convinti che i milanesi sono delle persone costumate allora, anche l’atteggiamento che si assume nel momento in cui si ha a che fare con uno di loro sarà molto controllato. L’altro che recepisce questo modo un po’ affrettato di interloquire tenderà ad essere ancora più accorto nei comportamenti messi in atto e così facendo chiaramente si rinforzerà il pregiudizio sui milanesi.

È possibile eliminare i pregiudizi? Non è qualcosa di immediato, perché i pregiudizi hanno delle basi molto solide confermate da credenze fortuitamente verificatesi.

Solo una grossa forza di volontà e intenzione di entrare realmente in contatto con l’altro potrebbe portare, alla lunga, a mettere in discussione queste forme di rigidità di pensiero.

 

RUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Arcuri L., Cadinu M. R. (1998), Gli stereotipi. Dinamiche psicologiche e contesto delle relazioni sociali, Bologna, Il mulino.
  • Brown R. (2000) Psicologia sociale dei gruppi, Il Mulino, Bologna
 
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