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L’ABC delle mie emozioni: programma di alfabetizzazione socio-affettiva secondo il modello REBT (2014) – Recensione

L’ABC delle mie emozioni è un testo psico-educativo, finalizzato a favorire nei bambini una maggiore capacità di riconoscere e di gestire le emozioni...

ID Articolo: 107219 - Pubblicato il: 16 marzo 2015
L’ABC delle mie emozioni: programma di alfabetizzazione socio-affettiva secondo il modello REBT (2014) – Recensione
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Suddiviso in 2 volumi rispettivamente rivolti a bambini tra i 4 e i 7 anni e tra gli 8 e i 13 anni, l’ABC delle mie emozioni si propone come un testo psico-educativo semplice e adeguato all’ età dei bambini ai quali si rivolge, accompagnato da molteplici rappresentazioni visive, disegni ed esercizi rivolti a se stessi.

Tuttavia, il libro potrebbe essere utilizzato anche dai genitori come guida per conoscere, comprendere ed educare meglio i propri figli o dagli insegnanti che potrebbero applicare tale protocollo all’interno delle classi al fine di promuovere una maggiore comprensione e regolazione emotiva negli alunni.

Nella filosofia antica e fino all’epoca di Darwin, le emozioni erano considerate opposte alla razionalità umana ed espressione di una incapacità di controllare se stessi e la propria mente e si riteneva che ci fosse una divinità negativa come Le Furie, Pan o Dioniso che si impossessava dell’anima nei momenti in cui le emozioni emergevano in modo incontrollabile. Con “L’espressione delle emozioni nell’ uomo e negli animali” di Darwin (1872) si fa strada l’idea che le emozioni siano un meccanismo adattivo per la sopravvivenza della specie: le emozioni, infatti, influenzano il proprio comportamento e consentono di comunicare agli altri il proprio stato emotivo e questo ha degli effetti benefici sia sul soggetto che sull’ ambiente.

Messaggio pubblicitario Secondo le scienze psicologiche, attualmente è ormai opinione condivisa che le emozioni siano una componente essenziale per l’individuo e garante della sua sopravvivenza psico-fisica: ad esempio l’ansia ci avverte della presenza di un pericolo e ci mobilita per affrontarlo, la rabbia ci comunica che abbiamo subito un’ingiustizia, la tristezza che abbiamo perso qualcosa che per noi era assolutamente importante, ecc. Insomma, le emozioni svolgono diverse funzioni e, nello specifico, ci consentono di reagire alle avversità, di fronteggiare le frustrazioni, di relazionarci in maniera positiva ed equilibrata con gli altri e il mondo. Vi sono, tuttavia, delle circostanze in cui diventa fondamentale regolare e gestire tali emozioni: questo accade nel momento in cui esse risultano troppo intense e durature, generando malessere emotivo e influenzando negativamente il proprio comportamento.

Le emozioni emergono precocemente nella vita di ciascun individuo e secondo Ekman e Friesen già nelle prime settimane di vita è possibile riscontrare la presenza di 6 emozioni primarie innate e universali: la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura, il disgusto, la sorpresa. Nel corso dello sviluppo, le emozioni cambiano a causa sia della maturazione biologica sia dei processi di socializzazione primaria e secondaria ed emergono delle nuove emozioni: ad esempio, la colpa, la vergogna e l’orgoglio compaiono verso il secondo e terzo anno di vita. Col tempo, le emozioni cominceranno ad essere attivate in situazioni differenti e saranno regolate con comportamenti sempre più accettati socialmente.

La competenza emotiva di un bambino, ossia la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e di riconoscere e rispondere in maniera appropriata alle emozioni altrui, varia a seconda dell’età del bambino e del contesto sociale in cui vive: ad esempio, è stato dimostrato che parlare in famiglia delle emozioni sia proprie che altrui (Dunn, Brown, 1994) permette ai bambini di affrontare meglio le proprie emozioni, di comprendere le emozioni altrui, di condividere le esperienze emotive con gli altri e di relazionarsi in maniera più appropriata con gli altri. Inoltre, durante l’età prescolare, come ci riporta Piaget, nel bambino si sviluppa la cosiddetta “teoria della mente” che consente allo stesso di attribuire all’altro intenzioni, desideri, pensieri ed emozioni che possono essere differenti dai propri; il bambino riesce, dunque, ad assumere una prospettiva diversa dalla propria.

Spiegare ai bambini cosa sono le emozioni, denominarle e insegnare loro delle strategie di gestione delle stesse non sempre risulta un compito semplice per genitori ed insegnanti, in quanto richiede una buona conoscenza dell’argomento ma anche l’utilizzo di un linguaggio semplificato che possa essere compreso adeguatamente dai bambini. L’obiettivo di questo libro è proprio quello di accompagnare passo passo bambini, genitori ed insegnanti nell’esplorazione del mondo delle emozioni.

In un primo momento è fondamentale imparare a riconoscere le emozioni che si provano, attribuire loro il giusto nome e saper definire la loro intensità su un termometro che va da 0 a 100; col supporto di immagini, favole e giochi questa attività può risultare divertente e coinvolgente. Ai bambini più grandi si può insegnare anche che talvolta il corpo può comunicarci l’emozione che stiamo provando e con alcuni esercizi di auto-osservazione e di meditazione si può imparare a prestare attenzione e a riconoscere le sensazioni del proprio corpo.

Successivamente si consigliano ai bambini delle strategie secondo il modello REBT per poter gestire in maniera ottimale le proprie emozioni, tollerare le frustrazioni, stabilire delle relazioni positive con gli altri: dunque, si consiglia di prestare attenzione ad una situazione in cui è emersa un’emozione molto forte e disturbante o quando è stata vissuta una frustrazione, esplicitare i pensieri che sono comparsi nella propria mente in quella circostanza, riconoscere che essi non ci hanno fatto stare bene e non sono stati utili e cercare un pensiero alternativo e più funzionale che ci aiuti a stare meglio e a tollerare quella frustrazione.

Come anticipato, il modello teorico al quale si fa riferimento nella definizione di questo protocollo è quello della REBT (Rational Emotive Behavior Therapy) di Albert Ellis, il quale sostiene che alla base dei disturbi emotivi ci sarebbero dei pensieri irrazionali e disfunzionali che potrebbero essere racchiusi in 3 categorie:

1) doverizzazioni rigide rispetto a come si deve essere e devono essere fatte le cose;

2) alcune situazioni sono reputate terribili e intollerabili;

3) valore personale legato ad un solo ambito ristretto e se si fallisce in quell’ambito, tutta la propria esistenza è considerata un fallimento.

Dunque, le caratteristiche dei pensieri irrazionali sarebbero le seguenti: distorcono la realtà, sono pensieri esagerati e assolutistici, non consentono di raggiungere i propri scopi e portano a reazioni emotive troppo intense e durature.

 

Per esplorare i pensieri e le emozioni, Ellis propone il metodo dell’ABC che consiste nell’individuare la A, ossia una situazione problematica, la B che consiste nei pensieri emersi in quella situazione e la C che corrisponde alle emozioni provate e ai comportamenti messi in atto in risposta. Con questa tecnica, si evince il rapporto esistente tra i pensieri e le emozioni; sono appunto i pensieri a generare le emozioni e, dunque, modificando i pensieri, si modificano le emozioni.

Un altro concetto della terapia cognitiva riportato nel testo è quello relativo ai cosiddetti “virus mentali”; si tratta di bias cognitivi che spesso vengono attivati in maniera automatica ma ai quali è importante prestare attenzione  e riconoscere nel proprio dialogo interiore. I virus mentali presenti nei bambini sono soprattutto i seguenti: pretendere ed esigere (ossia pensare che le cose debbano necessariamente essere fatte in quel modo o che gli altri debbano comportarsi secondo delle regole rigide che noi ci siamo dati); dare interpretazioni sbagliate (ossia fornire delle spiegazioni scorrette su qualcosa che è successo ad esempio attribuendo a se stessi la colpa per qualcosa senza che ce ne sia alcun fondamento oppure ritenendo che l’altro si sia comportato male nei nostri confronti proprio per farci un torto), svalutare (cioè giudicare qualcuno in modo completamente negativo perché ha fatto qualcosa di sbagliato o di sgradevole), ingigantire (ossia ingrandire gli aspetti negativi di quello che succede o che potrebbe succedere) e generalizzare (cioè utilizzare espressioni estreme e generali come mai, sempre, nessuno o tutti, senza essere capaci di circostanziare gli avvenimenti).

Messaggio pubblicitario Una volta riconosciuti i pensieri irrazionali e i virus mentali presenti nel bambino, si procede assieme al bambino alla trasformazione di tali pensieri, cercandone altri più funzionali e adattivi: ad esempio le doverizzazioni potrebbero essere sostituite con preferenze (invece di pensare “Devo fare sempre tutto bene”, posso pensare “Vorrei fare tutto bene, ma se così non fosse non sarebbe così terribile”); il pensiero catastrofico con pensieri che ridimensionano l’evento in maniera più realistica, l’intollerabilità di certe situazioni con pensieri che riconoscono la spiacevolezza di quell’evento ma lo reputano tollerabile, la svalutazione di sé o degli altri con una maggiore accettazione incondizionata propria e altrui (invece di pensare “Sono uno stupido, sbaglio sempre tutto!”, posso pensare “In quella situazione effettivamente ho commesso un errore, ma tutti possono sbagliare e io resto un bambino che vale”).

Concludendo, gli obiettivi che questo testo si propone di conseguire consistono nel favorire una maggiore accettazione di sé e degli altri, aumentare la tolleranza alla frustrazione, saper riconoscere e denominare le proprie emozioni, saper individuare i propri pensieri irrazionali e virus mentali e il legame esistente tra pensieri ed emozioni, sostituire i pensieri irrazionali con altri più costruttivi.

Lavorando quotidianamente in qualità di educatrice a contatto con bambini e pre-adolescenti con problematiche familiari e personali spesso di natura psicologica, emotiva e relazionale, leggendo il titolo del libro e la breve presentazione, mi è subito nata la curiosità di leggerlo con lo scopo eventualmente di sperimentare tali tecniche con i bambini con cui lavoro. Dopo aver completato la lettura, mi sono resa conto che tale protocollo poteva essere efficace e adeguato soprattutto con due bambine dell’età di 12 anni, che presentano delle difficoltà principalmente nella gestione dell’ansia e della rabbia; per cui ho dedicato gli incontri successivi dell’ intervento alla lettura e discussione di questo volume come guida strutturata e progressiva per favorire nelle minori una maggiore capacità di riconoscimento e di gestione di tali emozioni.

I disegni, gli esercizi di respirazione e di meditazione e le favole raccontate sono stati molto utili per favorire la comprensione di alcuni concetti che potrebbero inizialmente apparire complicati per i bambini e nello stesso tempo hanno aumentato l’interesse e il coinvolgimento delle bambine. Ne consiglio, dunque, l’utilizzo a tutti coloro che svolgono il ruolo di insegnanti o educatori, in quanto è possibile ottenere risultati terapeutici divertendosi.   

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Di Pietro, M. (2014). L’ABC delle mie emozioni. Erickson: Trento.
  • Ellis, A. (1989). Ragione ed emozione in psicoterapia. Astrolabio: Roma.
  • Canestrari, R., Godino, A. (2007). La psicologia scientifica. Cluebeconomia: Bologna.
  • Schaffer, H.R. (2005). Psicologia dello sviluppo. Raffaello Cortina Editore: Milano. 
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