Bambini & Emozioni: parlarne aiuta a migliorare le capacità cognitive

Psicologia: se i bambini parlano di emozioni a scuola, in gruppo e con un adulto, diventano più empatici e migliorano le loro capacità cognitive...

ID Articolo: 43412 - Pubblicato il: 22 maggio 2014
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Teresita Forlano

 

 

Il bambino e le emozioni: la capacità di comprensione emotiva - Immagine: © Kzenon - Fotolia.comUno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca dimostra che, se i bambini parlano delle emozioni a scuola, in piccoli gruppi e sotto la guida di un adulto, riescono ad essere più empatici e migliorano le loro capacità cognitive.

La ricerca, svolta in collaborazione con l’Università di Manitoba del Canada, ha coinvolto 110 bambini delle scuole elementari dell’hinterland milanese. I bambini, distribuiti in un gruppo sperimentale e in uno di controllo, avevano tra i 7 e gli 8 anni.

Quattro le fasi dello studio: pre-test, training, post-test e follow-up.

Nella fase di pre-test sono state proposte ai bambini prove individuali di comprensione delle emozioni, di empatia e di teoria della mente (prova cognitiva), per valutare il livello di partenza.

Nella fase di training che è durata circa due mesi, i bambini del gruppo sperimentale, dopo aver ascoltato delle storie a contenuto emotivo, venivano coinvolti nelle conversazioni sulla comprensione della natura, delle cause e della regolazione delle emozioni. Per promuovere la partecipazione attiva di tutti i bambini, il gruppo è stato a sua volta suddiviso in piccole classi di circa sei bambini.

Le attività si sono concentrate su cinque emozioni, di cui quattro di base (felicità, rabbia, paura e tristezza) e una complessa (senso di colpa).

Messaggio pubblicitario Ciascuna di queste emozioni è stata oggetto di conversazione per tre incontri: il primo focalizzato sulla comprensione dell’espressione, il secondo sulla comprensione delle cause e il terzo sulla comprensione delle strategie di regolazione dell’emozione target. Ogni incontro è stato strutturato in quattro momenti: introduzione al tema da parte dell’adulto, un racconto di vita quotidiana, avvio della conversazione, e riflessione finale da parte dell’adulto.

I bambini del gruppo di controllo non partecipavano alla conversazione. Ascoltavano le storie e poi veniva chiesto loro di fare un disegno.

Nel post-test, ai bambini sono state nuovamente proposte le prove; dopo due mesi, a tutti i partecipanti è stata riproposta la prova di comprensione delle emozioni per verificare la persistenza degli effetti prodotti dall’intervento.

E’ emerso che il gruppo dei bambini sottoposti all’intervento migliora significativamente, rispetto al gruppo di controllo, in vari aspetti della comprensione delle emozioni: nella dimensione cognitiva dell’empatia, e nella prova cognitiva di teoria della mente.

La spiegazione dei risultati, secondo i ricercatori, sta nell’uso della conversazione in piccolo gruppo; essa ha favorito l’assunzione del punto di vista dell’altro, la consapevolezza delle differenze individuali e il collegamento da parte dei bambini tra mondo interno non visibile e azioni manifeste.

La novità dello studio consiste nell’avere scoperto che l’intervento sulle emozioni produce miglioramenti anche nella capacità cognitiva della teoria della mente, ossia nella capacità di prevedere i comportamenti degli altri sulla base dell’inferenza dei loro stati mentali (“se ha fatto questo, forse è perché desiderava qualcosa; “se ha agito in un certo modo doveva essere arrabbiato”).

Quindi dallo studio si evince che: all’interno della scuola primaria è possibile realizzare interventi che, oltre a potenziare le abilità socio-emotive, come la comprensione delle cause delle emozioni, l’empatia e l’aiuto nei confronti dell’altro, producono anche miglioramenti su capacità di tipo cognitivo, per esempio, rappresentarsi la mente dell’altro e prevederne i comportamenti, un’abilità indispensabile nella vita sociale.

 

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