La psicopatia di Saverio in Senza pelle (1994) – Cinema & Psicoterapia #25

Il protagonista è Saverio, un giovane psicopatico che lotta contro lo stigma che caratterizza la sua vita, nella speranza di una vita dignitosa e di qualità

ID Articolo: 43443 - Pubblicato il: 23 maggio 2014
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Antonio Scarinci.
Psicologo Psicoterapeuta. Socio Didatta SITCC

 

RUBRICA CINEMA & PSICOTERAPIA  #25

Senza pelle (1994)

Proposte di visione e lettura (Coratti, Lorenzini, Scarinci, Segre, 2012)

 

Senza pelle (1994): Cinema e psicoterapia

Il film si chiude con un messaggio di speranza che le persone affet­te da patologie gravi possano avere una vita dignitosa e di qualità. Con Saverio possiamo dire: Perché ci sia qualcosa che si trova ci deve essere sempre qualcosa che si perde.

Diretto da Alessandro D’Alatri. Interpretato da Kim Rossi Stuart, Anna Galiena, Massimo Ghini. Italia 1994.

Trama

Saverio, un giovane psicopatico, si innamora di Gina, convivente di Riccardo e madre di un bimbo di quattro anni. Il corteggiamento fatto di lettere d’amore si fa insistente e indispone sia la donna che il convi­vente. Dopo un incontro con la madre del ragazzo i due decidono di aiutarlo. Gina convince un amico, proprietario di una serra, ad assume­re il giovane.

Ogni tanto passa dalla serra, e Saverio un giorno le chiede un bacio. La donna cede influenzata anche dalla bellezza, dalla dolcez­za e dalle splendide poesie che il giovane le dedica. Si pente subito, però, di fronte allo choc emotivo di Saverio.

Gina per sfuggire alla situazione incresciosa scompare e Saverio ha una grave crisi. Arrestato è ricoverato in ospedale e in seguito entra in una comunità terapeutica dove, dopo qualche tempo, un bigliettino gli cade accanto: è una ragazza del centro che gli lancia un messaggio di affetto e di speranza.

Motivi d’interesse

Messaggio pubblicitario Saverio è un senza pelle, così lo definisce la psicologa che lo ha in cura: è cioè trasparente, subisce senza mediazioni gli stimoli dall’ester­no. Gina lo spinge a scrivere poesie bellissime e a mandare meravigliosi cesti di fiori.

L’avvenenza delle modelle delle riviste stimolano la sua sessualità negata dalla situazione psicologica e familiare. La madre aiuta Saverio, ma il trattamento farmacologico certo non è da solo sufficien­te. Il giovane ha bisogno di relazioni, di accettazione, di affetto, di acco­glienza. Il mondo invece è tutt’al più indifferente, se non ostile, intorno a lui.

Lo stigma segna la sua presenza e l’evitamento è l’atteggiamento diffuso e prevalente. Gina e Riccardo si rendono conto, entrando in contatto con Saverio, di quanto il pregiudizio caratterizzi le valutazioni e i rapporti con “il matto”, ma per un breve lasso di tempo il calore umano e la comprensione riescono a rompere il circolo vizioso.

Basta, però, un errore, un’involontaria spinta emotiva per rompere il sottile equilibrio e precipitare di nuovo il giovane nel vortice di sofferenza.

Il film si chiude però con un messaggio di speranza che le persone affet­te da patologie gravi possano avere una vita dignitosa e di qualità. Con Saverio possiamo dire: Perché ci sia qualcosa che si trova ci deve essere sempre qualcosa che si perde.

Indicazioni per l’utilizzo

Indicato per combattere lo stigma e per programmi di psicoeduca­zione con le famiglie di pazienti psicotici. Crea spazi e tempi non con­venzionali che aprono la speranza alla possibilità di poter curare e inclu­dere nella società anche pazienti affetti da gravi patologie psichiatriche.

Trailer

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Coratti, B., Lorenzini, R., Scarinci, A., Segre, A., (2012). Territori dell’incontro. Strumenti psicoterapeutici, Alpes Italia, Roma. ACQUISTA ONLINE
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