Il Delirio di Ivan: Psicopatologia dei fratelli Karamazov – Psicologia & Letteratura

Il libro offre un'analisi psicopatologica dei protagonisti utilizzando le conoscenze attuali sugli sviluppi traumatici della personalità - Recensione

ID Articolo: 42948 - Pubblicato il: 12 maggio 2014
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 Anna Angelillo  

 

 

Psicopatologia dei fratelli Karamazov - RecensioneÈ un lavoro stimolante, curioso e gonfio di amore per la psicologia e anche per la letteratura d’autore. Incoraggerà chi già aveva incontrato i fratelli Karamazòv a volgere uno sguardo clinico verso di loro, magari aprendo spazio ad una diversa comprensione delle azioni degli stessi; sicuramente invoglierà chi non li ha ancora incontrati, ad andar a bussare alla loro porta.

Proviamo ad immaginare, in un gioco di finzione, uno dei maggiori romanzieri di tutti i tempi che accompagna dallo psicoterapeuta tre dei suoi figli di penna. Quello che ci verrà consegnato alla fine di questo incontro sarà un libricino candido e minuto, firmato da uno dei maggiori psicoterapeuti italiani, Antonio Semerari, che racchiude un’analisi accurata e illuminante della psicologia (o meglio, della psicopatologia) dei tre pazienti dostoevskijani che si sono succeduti sulla sua poltrona: Dmitrij, Aleksej e Ivan, più famosi e noti come i fratelli Karamazòv.

Il delirio di Ivan è un invito a nozze per gli psicologi che amano la letteratura e uno stimolo intellettuale per i profani che hanno però da sempre amato il talento di Fëdor Dostoevskij nel dare vita a personaggi perfetti e coerenti dal punto di vista psichico, a tal punto da sembrare reali.

L’autore si propone di trattare le creazioni dello scrittore come se fossero realmente esistite, e quindi di analizzare le anime in scena, presentandone la psiche che, come avviene nella realtà, ha preso forma dalle vicende drammatiche e non che hanno visto susseguirsi nel corso della loro vita.

Alla luce dell’approccio clinico dello psicoterapeuta in gioco, gli strumenti utilizzati nella descrizione della loro personalità e dei disturbi saranno tratti dall’attuale psicologia dello sviluppo e dagli studi recenti sulla psicopatologia del trauma e della dissociazione, come precisato dall’autore nell’introduzione.

E il tentativo sarà quello di proiettare sulla famiglia Karamazòv le conoscenze attuali sugli sviluppi traumatici della personalità (concetto introdotto da altri due noti psichiatri italiani, Giovanni Liotti e Benedetto Farina, e preso in prestito dall’autore), provando a dare un ordine al caos (che alla fine del trattato si dimostrerà essere solo apparente), in cui lo scrittore russo pone i suoi personaggi.

L’intento è quello di mostrare come, in fase di sviluppo, un contatto prolungato con condizioni traumatiche, abbandoni o continui cambiamenti di figure di attaccamento ed estesi momenti di neglect possano avere un effetto disgregante sul senso di identità che si strutturerà, anche in base ai tratti temperamentali e alle disposizioni innate che ciascuno sfodererà nel reagire a tali vicissitudini traumatiche.

Messaggio pubblicitario Dopo una breve e chiara presentazione della teoria in pillole dei disturbi della coscienza e del loro rapporto coi traumi psicologici, il clinico-autore va quindi ad esporre il contesto familiare in cui si muovono i Karamazòv, collocando sullo sfondo un padre disinteressato e trascurante e poi, pennellata dopo pennellata, dà forma all’animo dei tre fratelli: ne ricostruisce, ripercorrendo i capitoli del romanzo, la storia, ci consegna informazioni sugli aspetti temperamentali e le modalità di reazione a quello che la vita romanzesca ha offerto loro e poi ci mostra come si delinea un itinerario di sviluppo – differente per ognuno – che trova appoggio (e quasi conferma – a sottolineare la bravura dello scrittore russo) nelle vicende tracciate da Dostoevskij.

Nelle conclusioni, infatti, si può leggere:

Posti di fronte ad un male che sovrasta la loro capacità di reazione, accade a questi personaggi quello che accade alla maggioranza degli esseri umani: la loro capacità di discriminare con chiarezza tra gli eventi del mondo interiore e la realtà esterna si indebolisce e la loro identità perde di coesione. A tutto questo reagiscono in modi molto diversi l’uno dall’altro, modi coerenti con l’indole e il temperamento di ciascuno, ognuno dei quali, però, rientra così tanto nell’infinità varietà delle reazioni umane da essere oggetto di indagine da parte degli studiosi della psiche.

(pag. 119).

Richiudendo il libro di Semerari, si avrà la sensazione che ogni cosa sia andata al suo posto e che ciascuna anima girovagante tra quelle pagine abbia trovato un suo senso e una sua coerenza.

È un lavoro stimolante, curioso e gonfio di amore per la psicologia e anche per la letteratura d’autore. Incoraggerà chi già aveva incontrato i fratelli Karamazòv a volgere uno sguardo clinico verso di loro, magari aprendo spazio ad una diversa comprensione delle azioni degli stessi; sicuramente invoglierà chi non li ha ancora incontrati, ad andar a bussare alla loro porta.

Il contributo dello psichiatra romano restituisce, senza dubbio, ancor più spessore ad un estremo esempio di grandezza letteraria, quale è l’opera dostoevskijana.

 

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