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La migliore offerta di Giuseppe Tornatore – Recensione – Cinema e psicologia

Va visto perché è bello ma se si ha bisogno di un alibi per concedersi lo svago ci si può dire che è denso di spunti per chi si occupa di psicopatologia

ID Articolo: 41839 - Pubblicato il: 10 aprile 2014
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Recensione

“La migliore offerta”

di Giuseppe Tornatore

 

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Recensione: La Migliore Offerta di Tornatore – Ritratto di un Escluso

La migliore offerta La migliore offerta: non avrebbe guastato un bis di Oscar a Tornatore per questo film internazionale nella tematica e nel cast, intrigante come Shutter Island (altro film sulla perfezione del delirio) che disorienta e affascina. Va visto solo perché è bello ma se si ha bisogno di un alibi  per concedersi lo svago ci si può dire che è denso di spunti per chi si occupa di psicopatologia.

Può considerarsi un master di specializzazione per paranoici. Mi ha ricordato un ammonimento di mia nonna che diceva che le ragazze cresciute in convento dalle monache erano le prime a rimanere incinte alla prima uscita (non a caso il protagonista,  un bravissimo Geoffrey Rush, si chiama “Virgin”). Non accennerò alla trama che  riserva continue inaspettate sorprese e si presta a molte possibili interpretazioni su diversi piani. Mi limito ad alcune suggestioni:

Quanto il disturbo evitante di personalità e il disturbo paranoideo di personalità hanno territori di sovrapposizione?

Il film visto da un paranoico potrebbe fare un doppio effetto: convincerlo ad aumentare ancora di più sospettosità e diffidenza o accettare che qualsiasi precauzione non sia sufficiente e dunque sia inutile stare costantemente in guardia. C’è dunque modo di utilizzarlo in terapia, eventualmente anche per promuovere l’evoluzione di un evitante in paranoico.

Le donne dipinte ed in genere le cose al contrario delle donne vere non invecchiano ma si possono perdere come e di più degli amori reali che, perlomeno, restano nel ricordo.

Messaggio pubblicitario Fuggire elicita nell’interlocutore il comportamento complementare dell’inseguire (“in amor vince chi fugge” di nuovo op. cit. nonna,… ma attenti al rinculo come insegnano, invece, gli  Orazi e i Curazi)

Quando si è presi dal “furor curandi” si perde il lume della ragione. Se poi il partner ha meno della metà dei propri anni non si torna più indietro.

Prima di gettarsi a capofitto a sconfiggere la patologia una accurata anamnesi ed una ricostruzione della situazione reale è opportuna.

Il narcisista disprezzando gli altri (l’amico Billy, Donald Suterland) intreccia la frusta che gli percuoterà le terga.

Ma alla fine Virgin ha davvero perso tutto o almeno si è goduto una botta di vita?

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