Tulpa – Perdizioni mortali (2012) di Federico Zampaglione – Recensione

Tulpa, Perdizioni mortali è il terzo film di Zampaglione, ex leader dei Tiromancino, ultimo nato dal filone giallo horror inaugurato dalla pellicola Shadow

ID Articolo: 41403 - Pubblicato il: 28 marzo 2014
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Tulpa–Perdizioni mortali

(2012) di Federico Zampaglione

 

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Tulpa Perdizioni mortaliTulpa – Perdizioni mortali è un film di Federico Zampaglione, ex leader dei Tiromancino; è il suo terzo lavoro, ultimo nato dal filone giallo horror inaugurato dalla pellicola “Shadow”.

Un conflitto senza vittima tra due personalità. Un riflettore acceso sugli errori, sugli orrori e, perché no, sulle scelte dettate da un inconscio che prende il sopravvento. Uno spaccato sulla realtà del sadomasochismo. Uno scontro tra due verità, o fra due finzioni? Questa, l’essenza, e forse anche l’interrogativo, che ci consegna Federico Zampaglione, ex leader dei Tiromancino, con il suo terzo lavoro, ultimo nato dal filone giallo horror inaugurato dalla pellicola “Shadow”.

La trama, tratta dalle storie del nostro tempo, si sviluppa attorno alla doppia vita di Lisa Boeri, affermata manager, morbosamente coinvolta in un’esistenza parallela, tessuta sulle maglie del sesso estremo. Spiazzante, per l’occhio dello spettatore più tradizionale, è lo scindersi – a tratti persino psicotico, e comunque privo di sfumature o di mezze misure – tra le due contrapposte personalità della protagonista, istrionica nel mutare, a stretto giro, trucco, abbigliamento, sguardo e movenze.

È questione di attimi, e Lisa, smessa l’identità di donna rigorosa, avvolta da impeccabili tailleur, scivola senza inibizioni in trasgressivi incontri notturni con sconosciuti, quasi ad esorcizzare, abbandonandosi ad i suoi istinti, quella solitudine che nel quotidiano lavorativo la avvolge. Una solitudine voluta, scelta, abilmente difesa dagli approcci (amichevoli? sentimentali?) del suo capo (Michele Placido).

Una solitudine sconvolta, però, da una serie di omicidi brutali. Vittime, i clienti – mascherati, ed obbligati dal regolamento all’anonimato più assoluto – dell’esclusivo “Tulpa”, club notturno gestito da un inquietante Khiran, guru tibetano interpretato dal noto Nuot Arquint (già “presente”, nella parte del malvagio, in Shadow). Nel mistico locale, teatro di orge, di passione fluida, forte, intensa, che coinvolge le menti, oltre che i corpi dei partecipanti, il sesso si consuma fra arredi e tendaggi tinti di rosso intenso e di nero. Colori predominanti che si mescoleranno – con una crudeltà espositiva degna di un genere splatter-horror – nel rosso sangue, che vedremo scorrere fluido a più riprese.

Messaggio pubblicitario È così che, tra efferate scene di mutilazioni, ed asettiche riprese negli uffici direzionali dove svolge i suoi affari, Lisa si affannerà in una disperata corsa contro il tempo, tesa alla scoperta dell’identità del mostro, dal passo felpato e armato ogni volta di nuove e crudeli armi bianche. Il look dell’assassino? In omaggio ai grandi maestri del brivido (Dario Argento), è quello tratto dalla più classica tradizione cinematografica (Profondo Rosso): mantello, guanti e cappello, rigorosamente neri. Il tentativo – come del resto afferma lo stesso Zampaglione – è quello di riportare sul grande schermo il film giallo, spesso relegato ai margini della produzione cinematografica italiana, nonostante i prestigiosi trascorsi che la nostra tradizione può vantare.

Tentativo già ben riuscito, va detto, con la sua prima pellicola horror. Con Tulpa, però, il regista si è spinto oltre. “Credo di aver totalmente spiazzato il pubblico” – afferma – “nessuno si aspettava dopo l’elegante Shadow, un giallo così estremo, sporco e senza alcuna regola”.

Un cinema di sangue, che Zampaglione, peraltro, contestualizza, narrando – senza intento di critica, né di giudizio morale – di una società perversa, presa dagli affari e dal potere, in competizione con tutti e con tutto, sorda ed indifferente alle più basilari esigenze, anche di benessere. Così, in fondo, si finisce per farsi del male (o per assecondare la propria indole?), per rischiare, per mettersi alla prova. Ma è così che, a volte, si finisce anche per restare uccisi. Azzardo ipotizzare che il soggetto cinematografico affondi le basi sulla filosofia tibetana – secondo la quale il libero sfogo delle proprie fantasie consentirebbe la materializzazione/visualizzazione del Tulpa, inteso come intima essenza dell’essere umano – proprio per porre l’accento sulla voce della psiche, spesso inascoltata o imbavagliata dalle regole, dal buon senso e dall’etica.

Rammarica annotare, tuttavia, come di tale trascendentalità (evocata persino dal titolo) vi siano flebili “tracce” nel lavoro, affatto onirico o soprannaturale, se non in isolati passaggi. Semina perplessità, a mio avviso, anche la sporadicità (quasi assenza) di imput indiziari, essenziale per un più vivo coinvolgimento dello spettatore nella dinamica giallo-poliziesca del film.

Da apprezzare, invece, sia la semplicità della ripresa – la pellicola viene girata, quasi per intero, con la macchina a mano – che il mancato ricorso a sofisticati effetti speciali. Il digitale, in questo caso, cede il passo al talento del regista, abile nel creare, persino nell’asettica scenografia dell’Eur (ma forse era sua sfida personale, senz’altro superata) una suspence tale da spezzare il respiro. E per restare ancora senza fiato, non ci resta che attendere il suo prossimo lavoro. Chissà se intreccerà di nuovo il noir a temi sociali scottanti? Probabilmente si, almeno da quanto sembra trapelare da una sua recente intervista. “Il genere umano” – afferma Zampaglione – “sta diventando sempre più perverso e morboso. Forse esplorare il Crystal Meth sarebbe interessante: è una droga terribile che ti trasforma fisicamente in mostro”.

Staremo a vedere. E nell’attesa, potremo domandarci…. la vera indole di Lisa è quella che si cela nel tailleur, o quelle che si libera in intimo hot? O forse entrambe? E se in Lisa convivessero due donne, quali sarebbero le scelte davvero coscienti intraprese dall’una e dall’altra? E ancora, cosa accadrebbe se il suo “Tulpa” prendesse il sopravvento e il gioco erotico degenerasse in omicidio? Quali i risvolti penali e giuridici della questione?

Al fenomeno del sesso estremo, sarà dedicata la prossima puntata della mia Rubrica “Psiche&Legge”.

 

 

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