Prigionieri dello Stress – I significati dell’ Ansia? – Psicologia

Il New Yorker ha pubblicato un articolo sul libro "My Age of Anxiety" di Scott Stossel, in cui Louis Menand s’interroga su significato e cause dell’ansia.

ID Articolo: 39528 - Pubblicato il: 11 febbraio 2014
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Prigionieri dello stress. - Immagini: © Jérôme Rommé - Fotolia.comIl New Yorker ha pubblicato un bellissimo articolo sul libro “My Age of Anxiety” di Scott Stossel, in cui Louis Menand s’interroga su quale sia il significato dell’ansia.

Immaginate che la vostra compagna di vita sia un’ansia feroce che non vi abbandona mai. Immaginate di vivere con la paura costante degli spazi chiusi, dei germi, di parlare in pubblico, di volare, di svenire…insomma, un inferno! Questa è la vita di Scott Stossel, giornalista americano che dopo averle provate tutte senza successo (dai farmaci allo yoga alla psicoterapia), su suggerimento del suo attuale terapeuta ha scritto la storia della sua ansia: “My Age of Anxiety” (2014).

Il New Yorker ha pubblicato un bellissimo articolo su questo libro in cui Louis Menand s’interroga su quale sia il significato dell’ansia. Una domanda solo all’apparenza banale.

Cos’è l’ansia? Tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita questa emozione, ma ognuno di noi ne dà un’accezione differente: eccitazione, nervosismo, preoccupazione, panico, apprensione, tensione…diverse sfumature di uno stesso concetto.

E perché proviamo ansia? Anche in questo caso, dare una risposta univoca non è semplice: a seconda dell’approccio con cui si affronta il tema, l’ansia potrà essere definita, per esempio, come l’esito della tendenza umana a preoccuparsi per il futuro (prospettiva esistenzialista), la spia di un conflitto intrapsichico tra l’Io e desideri inconsci repressi (prospettiva psicoanalitica), una componente del riflesso di attacco-fuga che si attiva di fronte ad un pericolo (prospettiva evolutiva), o ancora la risposta all’incertezza e allo stress della vita moderna (prospettiva sociologica).

Tutte definizioni che sono tra loro incompatibili! “Il massimo che possiamo affermare – osserva Louis Demand – è che questo stato d’animo che quasi tutti sperimentiamo è rappresentato in maniera prominente in varie teorie che interessano l’esistenza umana e il mondo in cui viviamo”.

Messaggio pubblicitario Particolarmente interessante è la “pazza storia” dello sviluppo del concetto di ansia dagli anni 40 ad oggi, partendo da Kierkegaard e la sua idea di ansia come coscienza della finitudine umana e della sua natura peccaminosa, passando da Freud e la sua teoria dell’ansia come sintomo di conflitti interiori e nevrosi, proseguendo con la visione dell’ansia come il prodotto di fattori ambientali esterni, fino ad arrivare ad una visione strettamente medica dell’ansia che ha decretato l’attuale dominio delle case farmaceutiche grazie alla vendita di psicofarmaci.

A questo punto appare doveroso sfatare il mito che l’ansia sia un’emozione negativa. Si prova ansia ogni qualvolta si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non fa differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente. L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla (per esempio rimanendo in balia di un rimuginio catastrofico) e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata, con il cervello letteralmente a bagno nel cortisolo, l’ormone dello stress.

Oggi, sposando un’ottica eziopatogenetica multifattoriale secondo cui le cause dei grandi disturbi mentali sono riconducibili ad un’interazione tra geni e ambiente, di fronte a casi resistenti ai trattamenti non si può trascurare l’influenza della componente genetica. Ciò significa che di fronte a questi casi non possiamo fare altro che rassegnarci? Assolutamente no. Come giustamente sottolinea Louis Menand, “Essere umani significa far fronte alla nostra biologia. La selezione naturale ci ha dotato di una mente, liberandoci dalla prigione del determinismo biologico. Possiamo sfruttare al meglio il nostro assetto genetico per raggiungere i nostri scopi se lo vogliamo; a volte dobbiamo provare a fare la stessa cosa anche con i nostri deficit genetici”.

Proprio come ha fatto Scott Stossels e tanti come lui che non hanno sconfitto l’ansia, ma hanno imparato a conviverci e a gestirla con successo.

 

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