La terapia Cognitivo-Comportamentale di J.S. Beck – Recensione

Judith S. Beck, come tutti i figli d’arte, ha dovuto fare i conti con il nome del padre, Aaron Beck, il principale esponente vivente della terapia cognitiva

ID Articolo: 37192 - Pubblicato il: 27 novembre 2013
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Diego Sarracino.

Recensione del libro:

La terapia cognitivo comportamentale

Judith S. Beck

(2013)

La terapia cognitivo comportamentale di J. S. BeckJudith S. Beck, come tutti i “figli d’arte”, ha dovuto fare i conti con il nome del padre, Aaron Beck, il principale esponente vivente della terapia cognitiva.

Senza dubbio questa pesante eredità è stata per lei una preziosa opportunità più che una gabbia, visti i risultati. Autrice di centinaia di articoli, libri e capitoli sulla terapia cognitiva, oggi può essere considerata a pieno titolo tra le voci più autorevoli dell’approccio CBT “standard”, come testimonia questo libro, che è stato tradotto in 20 lingue e che viene proposto per la prima volta, nella sua seconda edizione, anche in lingua italiana, che si avvale della traduzione di Roberta Borzì e dell’attenta supervisione di Antonella Montano.

In questo testo, con uno stile chiaro e accessibile, la Beck illustra passo dopo passo come accogliere il cliente, formulare il caso, pianificare il trattamento e strutturare le sedute efficacemente. Le diverse tecniche cognitive e comportamentali vengono spiegate in modo accurato e autorevole, e particolare attenzione viene posta al superamento delle difficoltà che possono presentarsi nella pratica clinica e alla prevenzione delle ricadute. Per esemplificare il trattamento standard in maniera fruibile anche al lettore meno esperto, la Beck si avvale di una paziente ideale, Sally, una giovane studentessa affetta da un singolo caso di depressione. Questo espediente le permette di illustrare con grande efficacia le diverse fasi della terapia e le tecniche più utilizzate. Inoltre, nel corso del testo, la Beck propone una serie di risposte pratiche ai quesiti clinici più comuni, per es.: “E se il cliente avesse difficoltà a capire il modello cognitivo nella prima seduta?”, “E se il cliente non svolge i compiti a casa?” e così via.

Il manuale è ben scritto e organizzato, e la parte più interessante è probabilmente quella centrale (capitoli 9, 11, 12 e 13), in cui viene mostrato come identificare e modificare diversi livelli di pensieri e credenze (pensieri automatici, credenze intermedie e credenze di base). La differenziazione fra i diversi livelli cognitivi è più articolata e gerarchica rispetto ad altri approcci (come la terapia razionale emotiva comportamentale di Ellis), e la Beck è molto abile a presentare questa strategia fondamentale del cognitivismo beckiano e le sue principali implicazioni cliniche.

Messaggio pubblicitario Particolarmente apprezzabile è la costante applicazione dei principi della terapia cognitiva non solo ai clienti, ma anche ai terapeuti, soprattutto i meno esperti. Come giustamente ricorda la Beck, se un terapeuta è ansioso di applicare la terapia cognitiva ai clienti, dovrebbe prima di tutto analizzare e affrontare i “pensieri inutili” o le aspettative irrealistiche che ostacolano il suo lavoro. Il terapeuta potrebbe ripetere a se stesso, magari scrivendolo su un memo: “Il mio obiettivo non è curare questo paziente oggi. Nessuno se lo aspetta da me. Il mio obiettivo è di stabilire una solida alleanza terapeutica, di risolvere qualche problema, se posso, e di affinare le mie abilità terapeutiche cognitivo-comportamentali”.

Al libro possono essere mosse due principali critiche. La prima riguarda il fatto che gli esempi clinici si focalizzano principalmente sulla depressione in una cliente adulta, tralasciando quasi completamente altre tipologie di pazienti e altre problematiche cliniche. È pur vero che un trattato completo su tutte le applicazioni della terapia cognitiva avrebbe richiesto migliaia di pagine, ma una maggiore attenzione ad altri disturbi e problemi avrebbe arricchito ulteriormente il manuale. Inoltre, è criticabile la scelta di non menzionare approcci e strategie non beckiani che sono entrati di diritto nell’armamentario di ogni terapeuta cognitivo e cognitivo-comportamentale (ad es., l’ABC di Ellis). Fanno eccezione gli approcci di terza ondata come la mindfulness, che vengono sinteticamente presentati in un capitolo a parte.

In conclusione, questo manuale è un valido ausilio e non dovrebbe mancare nella libreria di ogni studente o esperto nel campo della salute mentale interessato alla terapia cognitivo-comportamentale.

Per superare una certa tendenza alll’ipersemplificazione e all’autoreferenzialità di questo libro, potrebbe essere utile integrarlo con altri testi sulla teoria e terapia cognitiva, in particolare con un testo critico che illustri le differenze fra l’approccio beckiano e altri orientamenti (Per es., G.M. Ruggiero, Terapia cognitiva: una storia critica).

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DISPUTING E RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA – DEPRESSIONE

IL COLLOQUIO IN PSICOTERAPIA COGNITIVA. DI G.M. RUGGIERO E S. SASSAROLI – FEBBRAIO 2013

 

BIBLIOGRAFIA:

 

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