Genesi e risoluzione dell’Attaccamento materno–infantile – PARTE 3

Il punto cardine della risoluzione dell’attaccamento materno - infantile trova le sue fondamenta nella capacità di contenimento e gestione delle emozioni

ID Articolo: 35655 - Pubblicato il: 23 ottobre 2013
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Elena Commodari, Maria Tiziana Maricchiolo

 -PARTE 3-

Risoluzione dell’attaccamento
Capacità di contenimento e gestione delle emozioni

LEGGI: PARTE 1 – PARTE 2 – PARTE 3 – PARTE 4 – PARTE 5

 

Attaccamento materno-infantile . - Immagine: ©evgenyatamanenko-Fotolia.comIl punto cardine della risoluzione dell’attaccamento materno – infantile, sembra trovare le sue fondamenta nella capacità di contenimento e gestione delle emozioni.

Tale capacità permetterebbe al bambino, che vive una buona e necessaria dipendenza emotiva, di imparare gradualmente la mediazione riflessiva grazie alla quale potersi differenziare dalle figure genitoriali.

Riuscendo a districarsi nella selva dei sentimenti e dei vissuti potrebbe, da adolescente prima e da adulto poi, far fronte alle inevitabili frustrazioni che la vita riserva senza crollare, fuggire o rifugiarsi in nuove e distorte forme di dipendenza, quali alcool, droghe o altre forme di devianza (Montefoschi, Pietrini, Raggi, 2009).

Alcune ricerche sull’argomento, presentano un adolescente che sembra far di tutto pur di allontanarsi dalla relazione con i genitori e con altre figure di attaccamento familiari, ostentando spesso spirito di opposizione e capacità di autonomia. Ma la conquista dell’autonomia, che non va realmente a discapito dei rapporti genitoriali o familiari, si accompagna all’instaurarsi di una serie di relazioni sicure, che dureranno con molta probabilità ben oltre l’adolescenza (Fraley e Davis, 1997).

Non si tratta dunque di una fase in cui i comportamenti e i bisogni di attaccamento vengono abbandonati, piuttosto è il periodo in cui questi sono gradualmente trasferiti ai coetanei (Allen e Land, 1999), ai partner sentimentali in prima istanza ed agli amici in seconda.

Il trasferimento dei bisogni e dei comportamenti di attaccamento dai genitori ai pari, richiede comunque una trasformazione, da relazioni d’attaccamento gerarchiche si passerà a relazioni d’attaccamento simmetriche. Vien da sé che l’adolescente che avrà vissuto da piccolo attaccamenti sicuri, più facilmente gestirà il conflitto di separazione con i genitori in modo partecipato, e le identificazioni con i pari saranno adeguate, coinvolgenti seppure critiche (Allen & Land 1999). Adolescenti con attaccamento evitante vivranno tale conflitto in modo prevalentemente inconsapevole e meno partecipato, ma le identificazioni con i pari potranno essere più difficoltose.

Adolescenti con attaccamento ambivalente tenderanno a vivere il conflitto genitoriale con violenza e rabbia, e trovandosi più facilmente preda di forti emozioni, tenderanno a identificazioni massicce e acritiche verso i pari.

Messaggio pubblicitario Il baricentro affettivo si sposterà eccessivamente dalla famiglia ai pari (branco, bullismo, devianza). Un discorso più complesso riguarda l’attaccamento disorganizzato, in cui le conseguenze a lungo termine sembrano essere una difficile gestione dello stress e delle emozioni negative, attestate dalla presenza perdurante di elevati livelli di cortisolo nella saliva e dall’aumento della frequenza dei battiti cardiaci ben oltre il tempo di esposizione allo stress (Van Ijzendoorn, Schuengel, Balermans-Kranenburg,1999).

Interessanti a tal proposito i lavori di Mary Main (2008) e di Lyons-Ruth e Jacobvits (2008) sulle cause e le evoluzioni degli attaccamenti evitanti e disorganizzati dalla prima infanzia alla prima età adulta, e quelli di Gianni Liotti (Liotti, Farina, 2011) sugli sviluppi dissociativi degli attaccamenti disorganizzati associati a esperienze traumatiche.

Tali studi permettono di capire in modo più preciso e sperimentalmente fondato come caregivers che si relazionano ai bambini in modo spaventato e spaventante, presentandosi come fonti di protezione ed in egual misura di paura, agevolino relazioni precoci caratterizzate da sentimenti di impotenza e ostilità; ciò rende loro impossibile il compito di sviluppare strategie relazionali organizzate, rappresentazioni coerenti di sé e degli altri e una buona capacità di comprendere il comportamento proprio e altrui in termini di stati intenzionali.

Per Liotti, dato che l’attivazione del sistema di attaccamento determina in queste persone profonde angosce di annientamento, il loro comportamento finirebbe per essere controllato in modo più o meno rigido dai sistemi motivazionali dell’accudimento, del rango e forse anche della sessualità e il loro funzionamento psichico si organizzerebbe in senso dissociativo.

 

LEGGI: PARTE 1 – PARTE 2

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

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