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Genesi e risoluzione dell’Attaccamento materno–infantile – PARTE 2

La capacità di sintonizzazione del genitore è un mediatore privilegiato nella trasmissione dei modelli di attaccamento.

ID Articolo: 35389 - Pubblicato il: 16 ottobre 2013
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Elena Commodari, Maria Tiziana Maricchiolo

 -Pt. 2-

Autoregolazione delle emozioni e attaccamento materno – infantile

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Genesi e risoluzione dell’Attaccamento materno–infantile - PARTE 2. -Immagine: © Subbotina Anna - Fotolia.comLa capacità di sintonizzazione del genitore è un mediatore privilegiato nella trasmissione dei modelli di attaccamento.

Fin dalla nascita tra madre e bambino si costituisce un sistema di regolazione affettiva, che permette un’oscillazione continua tra comunicazioni riuscite ed errate.
La madre svolge quindi fin dall’inizio una funzione trasformativa nei confronti delle emozioni proprie e del bambino, in particolare di quelle negative.
La mancata azione trasformativa e regolativa induce al ricorso prolungato di forme di autoregolazione che possono intaccare le sue nascenti capacità relazionali (Tronick, 1989), tra queste, una delle più precoci appare il distogliere lo sguardo dallo stimolo stressante, condotta che è in grado di decelerare il battito cardiaco.

Nei primi 2-3 mesi di vita compaiono i comportamenti centrati sul succhiare e/o manipolare parti del proprio corpo o dell’immediato ambiente circostante,  sempre al fine di auto-consolarsi. Particolarmente interessanti a tal proposito sono i risultati delle ricerche ottenuti utilizzando il paradigma del volto immobile, Still Face (Cohn e Tronick,1983).

A fronte del volto non responsivo della madre, il bambino intensifica inizialmente i suoi sforzi comunicativi rivolti a quest’ultima accentuando il sorriso, le vocalizzazioni e l’intensità dello sguardo; con la persistenza dell’inespressività del volto materno, egli dapprima rivolge lo sguardo altrove e assume anch’egli una mimica inespressiva, poi fa ricorso alla stimolazione di parti del proprio corpo ed alla manipolazione dei propri indumenti (Tronick, 1989).

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Esemplare a questo riguardo è il lavoro di Slade e Haft (1999) che, considerando la responsività come capacità della madre di condividere gli affetti positivi e negativi del proprio bambino, ha evidenziato l’esistenza di una correlazione specifica tra i Modelli Operativi Interni della madre circa l’attaccamento, indagati attraverso l’Adult Attachment Interview e la sua capacità di sintonizzarsi con il figlio.

L’ipotesi sostenuta è che la capacità di sintonizzazione del genitore sia un mediatore privilegiato nella trasmissione dei modelli di attaccamento. Le madri classificate sicure attraverso l’AAI, secondo questo studio, sono capaci di rispondere in modo sintonizzato ai diversi stati emotivi positivi e negativi, espressi dal proprio bambino durante le sessioni di gioco libero previste dalla ricerca.

Le madri distanzianti, si rilevano incapaci di sintonizzarsi con le emozioni negative manifestate dai figli, non accogliendo in particolare le loro richieste di prossimità e consolazione, operando invece sintonizzazioni selettive in relazione alle esperienze positive di padronanza vissute dal bambino.

Al contrario le madri preoccupate si dimostrano parzialmente in grado di rispondere alle richieste di consolazione e prossimità dei loro figli, ma incapaci invece di rispecchiare quelle legate alla loro padronanza e autonomia.

Altri fattori significativi nel determinare la responsività della madre sono quelli contestuali, tra i quali spicca il grado di coinvolgimento del padre nella relazione con la madre. Lo scarso coinvolgimento del padre sembra determinare, infatti, un aumento degli scambi affettivi negativi tra madre e bambino, provocando, se ciò si verifica in un periodo precoce dello sviluppo infantile, modificazioni nei patterns di attaccamento.

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