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Terapia Cognitivo Comportamentale delle Psicosi – Recensione

Terapia cognitivo comportamentale delle psicosi: applicare la terapia cognitivo comportamentale al trattamento dei pazienti psicotici.

ID Articolo: 24667 - Pubblicato il: 11 gennaio 2013
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Recensione:

Terapia cognitivo comportamentale delle psicosi

Hagen, Turkington, Berge & Gråwe

 

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE DELLE PSICOSI, ECLIPSI 2012

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE DELLE PSICOSI, ECLIPSI 2012

 

Un manuale essenziale per ogni operatore sanitario interessato ad applicare i principi della terapia cognitivo comportamentale al trattamento dei pazienti psicotici.

 

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A lungo la terapia cognitivo comportamentale è stata ritenuta adatta solo ai pazienti con disturbi d’ansia e depressivi, ovvero pazienti capaci di una buona alleanza terapeutica e di concordare e rispettare un contatto terapeutico realistico. Da qualche tempo sono invece emersi modelli in grado di confrontarsi con pazienti meno propensi a un’alleanza terapeutica chiara e afflitti da sintomi molto invalidanti. Tra questi, i pazienti psicotici sono quelli messi peggio. Uno degli ultimi libri pubblicati in Italia è quello di Hagen, Turkington, Berge e Gråwe (2012).

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L’adattamento di questi autori mantiene i principi di base della terapia cognitivo comportamentale: l’analisi cognitiva dei sintomi, la loro sdrammatizzazione decatatrofizzante e l’utilizzo di esercizi comportamentali che rendano la ristrutturazione cognitiva più “incarnata” e meno astratta.

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Terapia Cognitivo-Comportamentale per le Psicosi. - Immagine: © svedoliver - Fotolia.com

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Nel caso delle psicosi, la grande sfida è la normalizzazione dei deliri e delle allucinazioni. Entrambi questi fenomeni possono essere ridotti a interpretazioni cognitive distorte di vecchio stampo. Le allucinazioni, soprattutto uditive, sono distorsioni delle percezioni subvocaliche che chiamiamo “discorso interno”, insomma il soliloquio mentale che ognuno di noi intrattiene con se stesso (l’analisi cognitiva delle allucinazioni è una delle parti più interessanti del libro). I deliri a loro volta, non è necessario dirlo, sono naturalmente casi da manuale di distorsioni cognitive.

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L’idea di Hagen, Turkington, Berge e Gråwe è che le tecniche di disputa e ristrutturazione cognitive sono applicabile anche a questi errori cognitivi, in maniera molto simile a quello che si fa per le idee di pericolo e di scarsa efficacia personali nei pazienti ansiosi.

Naturalmente occorre essere molto più cauti, essendo l’esame di realtà in questi pazienti più gravemente compromesso che negli ansiosi. E inoltre la capacità di tollerare l’impegno emotivo della terapia è più scarso in questi pazienti, che così potrebbero reagire con rifiuti, fughe, tentativi di sottrarsi non solo alla terapia ma addirittura alla seduta se sottoposti a ritmi troppo impegnativi.

Messaggio pubblicitario  È quindi necessario monitorare continuamente lo stato emotivo del paziente, osservandone l’espressione del viso, la postura e il grado di agitazione e tenersi pronti a operare un rilassamento della tensione terapeutica utilizzando lo strumento della validazione e della rassicurazione.

Il modello terapeutico è anche molto didattico. I pazienti sono istruiti sulla reale natura dei loro deliri e delle loro allucinazioni, sempre con il fine di normalizzarle. C’è anche una componente socio-relazionale di reinserimento del paziente nel mondo esterno e di istruzione e addestramento dei familiari a gestire il paziente in casa.

Infine non è trascurato il disturbo bipolare, concepito all’interno di un continuum psicotico e non più come entità separata dalla schizofrenia.

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In conclusione, un manuale essenziale per ogni operatore sanitario interessato ad applicare i principi della terapia cognitivo comportamentale al trattamento dei pazienti psicotici. 

 

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