Nosografia del Femminicidio

Femminicidio: Nel concetto di raptus c’è una debolezza: Si pensa che gli uomini uccidano in momenti di follia improvvisi e imprevedibili.

ID Articolo: 20235 - Pubblicato il: 09 novembre 2012
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Nosografia del Femminicidio. - Immagine: © Photo_Ma - Fotolia.com

 

Femminicidio: Nel concetto di raptus c’è una debolezza: Si pensa che gli uomini uccidano in momenti di follia improvvisi e imprevedibili.

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Il Femminicidio Paranoideo

Abbiamo deciso di parlare di “diagnostica o nosografia del femminicidio” perché non ci piace affatto che nei giornali si parli, quando vengono descritti episodi di femminicidio, di “raptus”. È vero che ormai il termine è virgolettato trattandosi spesso delle dichiarazioni auto-giustificatorie dell’aggressore. Però è anche vero che è bene non abbassare la guardia.

Nell’enciclopedia Treccani troviamo questa definizione di raptus: 

In psichiatria, impulso improvviso e incontrollato che, in conseguenza di un grave stato di tensione, spinge a comportamenti parossistici, per lo più violenti (fuga, aggressione, suicidio, atti distruttivi, ecc.): in preda a un r. omicida ha aggredito l’amico.

Inoltre la definizione di raptus secondo wikipedia è:

Il raptus è un improvviso impulso di forte intensità che può portare ad uno stato ansioso e/o alla momentanea perdita della capacità di intendere e di volere. Il raptus può spingere il soggetto ad effettuare gesti violenti od aggressivi, autolesivi o lesivi verso altri. Vi è anche una forma di raptus cosiddetto “ansioso”. Si palesa con una breve ed intensa manifestazione di profonda ansia e può spingere il soggetto a gesti imprevedibili quali il suicidio o, più di rado, l’aggressione. Il raptus può essere riconosciuto, nell’ambito del diritto penale, come condizione di momentanea incapacità di intendere e volere (cosiddetto “vizio di mente”), e quindi come attenuante per la commissione di gravi reati.

Come si vede nel concetto di raptus usato così spesso nei giornali c’è una debolezza: di solito si pensa che gli uomini uccidano per momenti di follia improvvisi e imprevedibili. Ma non è sempre così. I giornali usano una terminologia molto specifica che (1) implicitamente de-responsabilizza l’assassino, in parte lo giustifica, o comunque rischia di “ammorbidire” la sua posizione rispetto all’atto orribile che ha appena commesso, come quando viene tirata in ballo la gelosia o presunte mancanze della donna che è stata appena uccisa; e che (2) in molti casi è semplicemente non vera: moltissimi femminicidi sono premeditati o comunque non sono commessi durante un ‘raptus’, quindi i giornalisti commettono un errore nell’informazione dovuto a una certa superficialità e a mancanza di approfondimento.

La Psicologia del Femminicidio. - Immagine: Unos Cuantos Piquetitos 1935 - Frida Kahlo. Collection of Dolores Olmedo Patiño Mexico City, Mexico

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Vorremmo, negli articoli di State of Mind dedicati al femminicidio, occuparci di quegli aspetti più strettamente legati a problemi psicologici e psichiatrici, lasciando quindi da parte,volutamente, valutazioni sociali e politiche.

Partiamo dall’ennesimo caso di questi giorni: un ragazzo di 23 anni uccide la sorella della sua ex fidanzata, e ferisce lei con decine e decine di coltellate. Poi scappa.

Questa forma di femminicidio possiamo chiamarla: Paranoidea, lucida, intenzionale in un quadro persecutorio: ‘ho un piano di assassinio preparato da giorni: aspetto la mia ex donna che mi ha lasciato dietro un cespuglio, lei arriva e io l’ammazzo’. In termini legali: Dolosa.

Il commento dell’Ansa:

“(…) ha detto di aver agito in preda ad un raptus e di avere ”perso la testa”. Caruso non si sarebbe rassegnato alla fine della storia d’amore con la ex fidanzata e l’avrebbe perseguitata per settimane. Ieri l’ha aspettata sotto casa e l’ha accoltellata. Carmela ha cercato di mettersi in mezzo ed ha avuto la peggio (…)”

Chiamare “raptus” un atto che viene dopo che una ragazza è stata perseguitata per settimane, e attesa per del tempo con un coltello pronto, e poi accoltellata (in questo caso, è morta la sorella che ha tentato di difenderla) è falso, superficiale e può indurre fraintendimento: questo tipo di delitto è molto diverso dai delitti impulsivi. In queste storie troviamo una strategia ben organizzata, un lungo inseguimento, un’attesa, la fredda decisione di uccidere l’altro (e a volte anche di uccidere se stessi).

Ma quale è lo stato mentale di queste persone? La diagnostica psichiatrica parla di disturbo paranoideo. Detto in modo più semplice, il paranoico è una persona che pensa continuamente che le intenzioni dell’altro siano malevole, si vede costantemente vittima di macchinazioni, persecuzioni, fregature. Nella storia di questi assassini non troviamo impulsività, ma spesso è presente ruminazione rabbiosa e rabbia fredda, che solo al momento dell’omicidio può talvolta divenire calda e impulsiva. Se queste persone vengono lasciate, se la storia si chiude, non sono capaci di accettare questo evento, con il dolore che comporta, ma lo vedono come un fatto di cui sono vittime. L’altro è una persona crudele che ha tradito, deluso, attaccato, che si è approfittato della propria ingenuità o buona fede o generosità.

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Il coniuge che lascia ha dato una fregatura intenzionalmente. La risposta violenta e ben organizzata è vista come una vendetta, una punizione, il rimettere le cose a posto. Sostituisce nella testa di queste persone l’accettazione che porta sempre con sé il dolore. E’ evidente la povertà sentimentale ed emotiva all’origine di questa attitudine, che implica il sentirsi sempre minacciati e il pensare la violenza come unica uscita da un sentimento intollerabile di fragilità personale. Molti femminicidi sono originati da sensazioni intollerabili di vulnerabilità, umiliazione.

Messaggio pubblicitario  Ma le modalità con cui si uccide sono ben diverse. Tornando al concetto iniziale del raptus, una cosa è l’improvvisa esplosione di rabbia incontrollata (più tipica della personalità borderline, che però raramente arriva all’aggressione omicida a conferma che questi atti estremi non sono frutto di raptus), una cosa è la costruzione paranoidea strategicamente pianificata a lungo termine della persecuzione dell’altro e della vendetta. Entrambe queste strategie servono ad allontanarci dal dolore volgendo lo sguardo sulla crudeltà dell’altro che va punito o cancellato, ma si esprimono in modo diverso. Entrambe queste strategie, pur essendo legate alla sofferenza mentale non sono un segno di follia, ma di una personalità che non riesce a fare i conti con la realtà, pur rimanendo vigile.

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Occorre anche riflettere sul riconoscimento di eventuali segni preliminari così da potersi difendere prima che le tragedie accadano.

Le donne devono, per esempio, guardarsi da chi descrive la propria vita come una collezione di fregature e tradimenti che altri hanno procurato. Chi racconta questa storia non vede se stesso e il proprio ruolo di coprotagonista nelle storie finite male. Poi bisogna essere consapevoli che le condizioni di benessere di una personalità paranoidea sono molto strette e limitate. Si sentono bene se hanno accanto una persona subordinata che acconsente sempre ed è sempre d’accordo con loro, che acconsente a dimenticare o ad allontanare la propria vita passata.

Donne che non lasciano il partner violento. - Immagine: © Warren Goldswain - Fotolia.com

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Questi uomini sono isolati, e tendono a isolare la donna dagli altri, i familiari, le amiche, il passato. Essi sostengono che la propria diffidenza è giustificata da brutte esperienze di vita. Che gli uomini sono tutti mascalzoni e le donne tutte inaffidabili. Che la diffidenza è il risultato di molte cattive esperienze. Ruminano depressivamente su tutto, sono pessimisti, controllanti, spesso presentano tratti ossessivi. In sintesi, alcuni campanelli di allarme possono essere: se si ha accanto un uomo che ha sempre ragione, che vede sempre intenzioni malevole nell’altro, che fa fatica a comprendere il punto di vista degli altri, che è sempre sulle difensive, cupo e isolato, che chiede fedeltà assoluta e ha gelosie su tutto, che tende a isolare e a volte diviene violento e insultante. Queste sono persone con le quali non ci si deve mai fidanzare.

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Se invece è già accaduto, se si viene perseguitate al telefono, sotto casa, con mail spedite ossessivamente, con sms, tra il vittimistico, l’amorevole estremo e l’accusatorio, allora occorre muoversi rapidamente con la propria rete familiare, con i centri antiviolenza, avvisare le forze dell’ordine che lentamente stanno divenendo maggiormente sensibili ai casi di violenza contro le donne, occorre una struttura forte e decisa a fare rete intorno alla donna minacciata, per salvarle la vita.

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