SITCC 2012 – I Mille Volti della Dipendenza

I mille Volti della Dipendenza: Non più solo dipendenza da sostane, ma Internet Addiction, Love Addiction e Gioco d’azzardo Patologico.

ID Articolo: 17300 - Pubblicato il: 08 ottobre 2012
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SITCC 2012, Simposio: I MILLE VOLTI DELLA DIPENDENZA

SITCC 2012 Roma - Reportage dal Congresso Annuale della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo-ComportamentaleNegli ultimi anni l’ambito delle dipendenze patologiche è diventato sempre più ampio poichè non include più solo la dipendenza da sostanze ma  sta cominciando a prendere in considerazione una vasta gamma di comportamenti che in passato non esistevano o non venivano classificati come tali (internet addiction, love addiction, gioco d’azzardo patologico).

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Questo simposio si è focalizzato sulla descrizione di diverse forme di dipendenza, vediamone alcune nel dettaglio.

Il simposio inizia con l’intervento della dr.ssa Cimmino, psicologa-psicoterapeuta del Centro di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale di Napoli. La Dr.ssa si occupa in modo specifico della cosidetta love addiction o dipendenza affettiva. La Love Addiction non viene considerata una vera e propria dipendenza, anche se presenta molte caratteristiche simili alla dipendenza da uso di sostanze. 

La persona che soffre di dipendenza affettiva vive costantemente nell’ansia di poter perdere la persona amata, ha bisogno di continue rassicurazioni da parte del partner e può sviluppare con il tempo anche un fenomeno di vera e propria “astinenza affettiva” nel momento in cui il partner è assente. Si tratta di una condizione relazionale negativa caratterizzata da una mancanza cronica di reciprocità nella vita di affettiva e di coppia.

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Roberto Lorenzini @ SITCC 2012 Roma

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Per comprendere i meccanismi che stanno alla base di tale fenomeno è di notevole importanza la teoria dell’attaccamento. Diversi studi in letteratura sembrano infatti dimostrare come gli individui con attaccamento insicuro (spesso insicuro-ambivalente) siano più vulnerabili e suscettibili a questa forma di dipendenza. L’adulto con un attacamento insicuro non è in grado di attivare, in situazioni particolari e stressanti, adeguati meccanismi di regolazione interna e tende ad avvalersi di ausili esterni per gestire le difficoltà (esempio: alcol, droga e nel caso della love addiction una vera e propria persona). 

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È importante specificare la differenza tra la dipendenza affettiva e la fase iniziale dell’innamoramento, la cosidetta “luna di miele”.

L’innamoramento è presente in tutti gli esseri umani di tutte le culture ed ha una durata diversa che può andare da qualche settimana a due anni circa. Trascorso questo periodo di tempo, l’amore non finisce ma si trasforma in qualcosa di diverso poiché entrano in gioco altri fattori, tra cui la condivisione e la pianificazione di un futuro insieme. Una persona che soffre di dipendenza affettiva  non riesce ad accettare proprio questo tipo di cambiamento che caratterizza il rapporto d’amore ed inizia ad entrare in un elevato stato di allarme, interpretando qualsiasi atteggiamento del partner come una mancanza di affetto o  come carenza di amore. Questo stato di allarme lo porta a ricercare il proprio compagno/a  in modo sempre più frequente e ossessivo.

Durante tale fase si verifica uno shift dalla condizione piacevole di “luna di miele” ad un vero e proprio inferno, il dipendente affettivo vive un perenne stato d’angoscia e si instaura un meccanismo simile a quello dell’overdose da sostanze (se prima  bastavano tre messaggi al giorno per sentirsi rassicurato/a ora ne sono necessari 10).

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Messaggio pubblicitario  Spesso le persone che soffrono di love addiction presentano tratti di personalità che rientrano nel cluster B  ovvero tratti narcisistici, istrionici e border ed hanno un attaccamento ambivalente o disorganizzato. Il loro partner è generalmente un soggetto rifiutante, sfuggente che loro rincorrono pensando di poterlo cambiare, redimere. 

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Dal punto di vista terapeutico in questi casi è sicuramente importante fornire al paziente una relazione terapeutica sicura, costante e prevedibile. Possono inoltre essere utili le tecniche immaginative e la  disintossicazione relazionale ovvero l’allontanamento del partner per un certo periodo di tempo, in modo tale da poter fare ripartire la persona in modo funzionale. Importante è inoltre la ritrutturazione cognitiva  e il dialogo socratico poiché spesso il motto di queste persone è “meglio essere male accompagnati piuttosto che rischiare di rimanere da soli”.

 Altro intervento interessante è stato quello della Dr.ssa Barba, psicoterapeuta del centro di psicoterapia di Napoli,  relativo al Gioco d’azzardo Patologico. Il gioco in generale può essere definito come un’attività ludica, divertente e di svago che per alcuni però diventa una vera e propria malattia psichiatrica, riconosciuta per la prima volta nel 1980 dall’American Psychiatric Association e definita Gioco d’azzardo Patologico (Gambling). 

Gioco d'Azzardo Patologico, la dipendenza invisibile. - Immagine: © Robbic - Fotolia.com

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In base agli studi presenti in letteratura è possibile classificare il giocatore d’azzardo in tre differenti tipologie: 1) il giocatore occasionale, il quale gioca saltuariamente ma ha un elevato controllo del proprio comportamento, scomette somme di denaro prefissate e limitate; 2) il soggetto problematico, che inizia l’attività come giocatore occasionale ma comincia a perdere il controllo della situazione (litigate con il partner, primi problemi sul lavoro ecc); 3) il soggetto patologico caratterizzato da una vera e propria diagnosi.

Ma, chiediamoci, come si comincia a giocare d’azzardo? 

Generalmente la persona che comincia a giocare lo fa con intento ricreativo, di svago. Nel momento in cui arrivano le prime vittorie elevate acquisisce erroneamente un forte senso di autoefficacia, si sente sempre più abile. Quando inziano invece a presentersi le perdite, si attiva nella persona un meccanismo automatico che la porta a giocare ripetutamente, per cercare di riacquistare quello che ha perduto e per ripristinare quel senso di abilità provato durante le vittorie. Dopo questa fase il giocatore entra in uno stato di disperazione vera e propria, passa la maggior parte del tempo giocando o recuperando soldi per poter giocare, le relazioni sociali e l’attività lavorativa né risentono fortemente. La quarta ed ultima fase è caratterizzata dalla totale perdita di speranza, il soggetto può sviluppare depressione, pensieri suicidari e richiedere aiuto.

Da quali meccanismi dipende il gioco d’azzardo e quali sono i trattamenti più efficaci?

Messaggio pubblicitario  Alla base del gioco d’azzardo vi sono sicuramente meccanismi di condizionamento classico e di condizionamento operante. Questo significa che il soggetto associa il gioco ad una serie di stimoli sia esterni (persone, situazioni) che interni (depressione, solitudine, rabbia) e quando tali stimoli si presentano insieme la persona ritorna a giocare. Vi è inoltre la forte componente del rinforzo positivo intermittente dato dal denaro. Si possono osservare anche meccanismi di modellamento, ovvero di apprendimento per osservazione, spesso il giocatore ha amici e parenti che giocano. Da non dimenticare sono le credenze cognitive erronee come la sovrastima di un evento casuale o la fallacia del giocatore (se un evento è molto tempo che non si verifica allora la sua probabilità attuale che si verifichi è maggiore).

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Il trattamento che si è constatato essere efficace con questo tipo di disturbo è il trattamento cognitivo-comportamentale. Prima di incominciare la terapia vera e propria è importante raccogliere infomzioni dettagliate sulla persona chiedendo quando ha iniziato a giocare, per quanto tempo lo fa, quanto pensava di vincere e di perdere. Queste domande possiedono una rilevante salienza poiché verranno utilizzate per effettuare un confronto tra situazione idealizzata di vincita e situazione reale, si costruisce perciò un grafico dove si mostra al paziente la sua tendenza a sovrastimare le vincite e sottovalutare le perdite. Si procede poi con il chiedere alla persona di porre su un ipotetico piatto della bilancia gli aspetti positivi e negativi del gioco d’azzardo, in modo tale da poter indagare la consapevolezza del paziente.

Queste tecniche comportamentali vengono generalmente associate a tecniche di ristrutturazione cognitiva. Nel caso si verifichi una ricaduta, il terapeuta aiuterà il paziente ad interpretare quell’evento non come una sconfitta ma come una situazione dalla quale poter apprendere che cosa è stato tralasciato e cosa modificare per evitare che si ripeta.

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