Il Disputing della Fobia Sociale – Parte III

Disputing della Fobia Sociale: Nel trattamento, occorre porre attenzione non solo alle credenze ma anche ai processi di tipo attentivo.

ID Articolo: 19184 - Pubblicato il: 29 ottobre 2012
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MONOGRAFIA: IL DISPUTING IN PSICOTERAPIA   LEGGI: INTRODUZIONE AL DISPUTING DEI DISTURBI D’ANSIA 

Il Disputing della Fobia Sociale - Parte III. - Immagine: © olly - Fotolia.com

Nel trattamento della fobia sociale, occorre porre attenzione non solo alle credenze ma anche ai processi di tipo attentivo.

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I principali errori processuali del fobico sociale sono l’attenzione anticipatoria, focalizzata verso l’evento sociale durante i giorni che lo precedono, e l’attenzione focalizzata sulle reazioni altrui e sulle proprie sensazioni di vergogna e imbarazzo durante l’evento sociale temuto.

Il trattamento degli errori cognitivi di tipo processuale privilegia l’intervento di tipo esperienziale e comportamentale piuttosto che il disputing cognitivo vero e proprio che rischia di essere troppo astratto ed emotivamente distaccato. L’esposizione alle situazioni temute, reale o virtuale che sia, non va effettuata come un semplice esercizio di assuefazione alla fobia, ma va guidata in modo che la persona affetta da fobia sociale apprenda quali siano gli atteggiamenti mentali dannosi e quali quelli utili e produttivi. Si tratta, quindi, di proporre alla persona tre atteggiamenti mentali, due patologici e uno sano.

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Il primo atteggiamento consiste nel focalizzarsi su di sé e sulle proprie emozioni e reazioni. Concentrando la propria attenzione sui segnali provenienti da se stessi il fobico sociale finisce per percepire segnali di vergogna o d’imbarazzo, che sono prontamente decodificati come segnali di fallimento: la mia prestazione sociale sta andando male. Il foglio di autovalutazione proposto da Clark e Beck (2010) sugli atteggiamenti di auto-focalizzazione (self-focusing) mostra quattro colonne verticali (più una utilizzata per datare gli episodi analizzati).

Disputing Monografia

MONOGRAFIA: Il Disputing in Psicoterapia

Nella prima ci sono le situazioni ansiose temute.

Nella seconda una valutazione soggettiva del grado di auto-focalizzazione, da 0 a 100.

Nella terza il bersaglio delle auto-focalizzazioni: voce, rossori, sudorazioni, balbettii o altro.

La quarta colonna è quella decisiva: in essa si chiede quali siano le conseguenze negative di queste auto-focalizzazioni.

Questi fogli di autovalutazione di Beck non vanno sottovalutati. Possono apparire banali, ma in realtà incoraggiano con semplicità i pazienti a distaccarsi dai propri automatismi. In questo foglio il paziente è incoraggiato a non considerare le proprie sensazioni come segnali che provano la sua incapacità sociale. Al contrario, essi possono essere invece degli ostacoli che, se sopravalutati, generano il cattivo esito dello stare insieme agli altri (Clark e Beck, 2010, pag. 387).

Il secondo atteggiamento consiste nel porre attenzione alle reazioni altrui. In questo caso l’effetto depressivo è dato dal fatto che è sufficiente un indizio negativo per rovinare il giudizio sull’intero episodio. Anche in questo caso è possibile costruire un foglio di valutazione che incoraggi il paziente a considerare i supposti segnali di rifiuto da parte degli altri non come prove che dimostrino con certezza la propria incapacità di stare in mezzo agli altri, ma come semplici accadimenti che sta a noi gestire in maniera fruttuosa o dannosa.

Messaggio pubblicitario  Il terzo atteggiamento è, invece, quello di concentrarsi in maniera non giudicante su ciò che accade o su quel che si vuol e/o deve dire o fare.

Naturalmente anche in questo c’è un rischio d’interpretazione e valutazione negativa. Tuttavia dati empirici confermano che quest’ultimo atteggiamento è quello meno soggetto a esiti di tipo ansioso.

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