Il Disputing dei Disturbi d’ Ansia

I disturbi d' ansia corrispondono a diverse paure e convinzioni su come potrebbero verificarsi gli eventi temuti e su come fronteggiarli.

ID Articolo: 13761 - Pubblicato il: 03 settembre 2012
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Introduzione al Disputing dei Disturbi d' Ansia. - Immagine: © masterzphotofo - Fotolia.comIl trattamento cognitivo dei disturbi d’ ansia avviene adattando il modello generale del disputing cognitivo agli specifici tipi di pensiero negativo di ogni singolo disturbo d’ ansia. Il che vuol dire che le varie diagnosi di ansia che possiamo trovare nel DSM-IV corrispondono ognuna a diverse varietà di timori, di paure, di eventi temuti e di convinzioni su come potrebbero verificarsi gli eventi tenuti e su come fronteggiarli.

L’ ansia, ripetiamolo, è una previsione negativa, la preoccupazione riguardo la possibilità che eventi dolorosi o dannosi possano accadere. Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, il terapeuta cognitivo agisce a vari livelli. Egli chiede al paziente cosa esattamente teme e di quali eventi ha paura. Poi si accerta in maniera più dettagliata come e quando potrebbero verificarsi questi eventi.

Chiede poi al paziente di riflettere introno alla reale probabilità che questi eventi si verifichino e alla gravità di questi eventi, ai danni reali che questi eventi potrebbero arrecare. Questa è la parte di disputing più legata alla realtà esterna, a eventi concreti più o meno dannosi. Si tratta di incrementare l’esame di realtà del paziente.

Salkovskis- l’equazione dell’ansia nel disputing - Immagine: © lassedesignen - Fotolia.com

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Lavorando su questi parametri, è possibile sdrammatizzare molte delle disgrazie e delle sciagure temute dal paziente. Si può riflettere, ad esempio, su come un certo evento calamitoso non sia così probabile, o addirittura è molto improbabile. Si può riflettere sul concorso di circostanze che rendono l’evento possibile o pericoloso, e su quanto questo concorso sia probabile.

Il passo successivo è riflettere sul perché, secondo il paziente, questi eventi temuti potrebbero verificarsi e sul perché essi sarebbero così dolorosi o catastrofici. Si tratta di un passo avanti verso l’interiorità, anche se non si può definire ancora un passo definitivo.

Scopriremo, quindi, che per il paziente l’evento è pericoloso non solo in sé, come evento dannoso, ma soprattutto perché egli se ne ritiene responsabile. O perché egli ritiene che dipenda da una sua imperfezione, da un suo errore. O anche perché ritiene che, sebbene la probabilità dell’evento sia bassa, per lui o lei è tuttavia intollerabile la sua semplice possibilità, il fatto che possa avvenire.

Messaggio pubblicitario Infine, il paziente potrà riferire che, sebbene egli/ella si renda conto che l’evento in sé non è poi così materialmente dannoso tuttavia per lui/lei è comunque soggettivamente troppo sgradevole sopportare quell’evento. Pensiamo per esempio a certe situazioni lievemente imbarazzanti, ma temutissime da alcuni.

Si tratta di valutare e considerare le convinzioni del paziente che fanno sì che un certo evento sia temuto non per il suo valore di danno materiale ma come evento soggettivamente sgradevole.

Valutando queste convinzioni si attraversa una regione intermedia tra mondo esterno e mondo interiore. Eppure anche le reazioni interiori possono essere sottoposte a critica. Anzi, si tratta di un passaggio fondamentale, in un certo senso il vero inizio della terapia. In questo caso non si tratta più di riflettere su quel che potrebbe accadere, ma su come il paziente interpreta quel che potrebbe accadere.

Il tragitto, in genere, si conclude sugli stati interiori del paziente e sulla loro descrizione, con il fine di valutare il reale livello di sofferenza del paziente, la possibilità di ripensare questi stati d’animo in misura meno minacciosa e terrificante.

Insomma si tratta di promuovere la convinzione di poter tollerare gli stati di sofferenza emotiva, oltre a diminuirne la portata ristrutturandoli.

 

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