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Tocofobia

La paura del parto è una sensazione sperimentata da un'alta percentuale di donne. Mentre una paura lieve e moderata esprime una preoccupazione adattiva, una paura eccessiva, che può portare la donna anche ad evitare il momento del parto, si configura come un vero e proprio disturbo psicologico: la tocofobia.

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Quando la specifica ansia per il parto, o terrore della morte durante il parto, predomina sull’intera gravidanza ed è così intensa da indurre evitamento del parto (tokos) si può parlare di tocofobia (Margaria e Gollo, 2001).

Tocofobia: caratteristiche e trattamento dell'eccessiva paura di partorire

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio La paura del parto è una sensazione sperimentata dal 20/25% delle future madri. In Gran Bretagna, un sondaggio su 900 donne avrebbe evidenziato che ben il 35%, ovvero poco più di un terzo, mostravano che quella del parto, era l’ ansia più grande e incontrollabile. Tuttavia, mentre una paura lieve e moderata esprime una preoccupazione adattiva, una paura eccessiva, tale da portare la donna a vivere con costante terrore la gravidanza o anche evitare il momento del parto, si configura come un vero e proprio disturbo psicologico.

Tocofobia primaria e secondaria

La tocofobia dunque può essere considerata un disturbo psicologico, associato ad ansia e depressione, e in letteratura si distingue in tocofobia primaria e secondaria. La prima forma si contraddistingue per un terrore intenso per il parto ancor prima del concepimento. La seconda condizione è rilevabile, nella maggior parte dei casi, a seguito di una precedente esperienza di parto traumatico: le pazienti maggiormente a rischio sono coloro che hanno avuto precedenti esperienze di parto negative (soprattutto se sono state effettuate manovre ostetriche invasive); un travaglio particolarmente prolungato e difficile; oppure ancora un taglio cesareo di emergenza in condizioni drammatiche (ad esempio per distacco di placenta). In altri casi, invece, il parto è stato regolare, ma percepito dalla donna come una violenza al suo corpo, tanto da portare ad un disturbo da stress post-traumatico, con conseguenze di depressione post-partum.

E’ stato visto (Sjögren, 1997) come la tocofobia (primaria e secondaria) sia legata anche a una mancanza di fiducia nello staff ostetrico, percepito come incompetente. Inoltre l’ansia delle future mamme appare legata anche alla paura del dolore e alla sensazione di perdita di controllo associati all’evento, o ancora alla paura che il bambino muoia e a quella di perdere la loro stessa vita.

Uno studio del 2000 di Hofberg e Brockington, sebbene effettuato su un campione molto limitato di donne, ha indagato le variabili in relazione alla tocofobia. Gli autori hanno dapprima rilevato come la tocofobia non sia un disturbo che si manifesta in assenza di desiderio di maternità ma che, anzi, essa sia presente nonostante il forte desiderio di avere un figlio.

E’ stato inoltre osservato come la tocofobia (soprattutto di tipo primario) sia associata, a volte, a casi di abusi subiti durante l’infanzia. Tale dato si può spiegare alla luce del fatto che questo genere di eventi traumatici portano la vittima a sviluppare un’avversione per qualsiasi tipo di trattamento ostetrico-ginecologico.

Alcune donne reclutate per lo studio, inoltre, hanno mostrato un’eccessiva tocofobia, tale da portarle alla decisione di interrompere la gravidanza, pur di non affrontare il momento del parto (dato precedentemente rilevato da Goldbeck-Wood nel 1996). In alcuni casi, le forme di evitamento dovuto a tacofobia, si mostrano anche prima di una gravidanza: gli autori, nel loro studio, sottolineano la presenza di donne che, per paura del parto, decidono insieme ai loro partner, di avviare un percorso di vasectomia e sterilizzazione.

La tocofobia (primaria e secondaria) inoltre è stata osservata anche in donne con iperemesi gravidica (forma acuta e incontrollabile di vomito e nausee). La tocofobia secondaria è risultata positivamente correlata a disturbo da stress post traumatico e depressione post-partum manifestatisi a seguito dei precedenti parti.

Tocofobia: prevenzione e trattamento psicologico

La paura del parto, se pervasiva e se associata al rifiuto dell’esperienza stessa, porta ad un aumento della rigidità muscolare e dei tessuti; l’intolleranza della paura e la non accettazione dell’andamento del dolore, generano un circolo vizioso di dolore continuo e un abbassamento della soglia del dolore.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Una funzione rilevante nel percorso della nascita è rappresentata dalle ostetriche e dai ginecologi. Se tra questi e la donna si stabilisce una buona alleanza terapeutica, si creano i presupposti per favorire una maggiore tolleranza al dolore durante il travaglio e il parto.

Molto utili, per chi soffre di tocofobia, possono essere anche i corsi di preparazione alla nascita, soprattutto se prevedono la presenza di uno psicologo che, esercizi di respirazione e di rilassamento, lavori su sentimenti, ansie e preoccupazioni relativi al parto.

In base alle conoscenze accumulate è possibile pensare a interventi di prevenzione primaria, con attenzione all’ individuazione dei soggetti a rischio, e di prevenzione secondaria, con intervento precoce sui sintomi.

Attori della  prevenzione primaria dovrebbero essere gli operatori ostetrici: una buona raccolta anamnestica, fatta durante le visiste di controllo, può aiutare nel rilevare la presenza di fattori di rischio nelle future mamme (disturbi psicologici precedenti o esperienze di abusi fisici e sessuali). E’ anche importante spiegare bene alle donne in gravidanza quali potranno essere le procedure durante il parto: un gap esagerato tra aspettative e reali condizioni del parto è connesso con una percezione molto negativa della situazione da parte delle donne.E’ sempre bene, anche durante il momento del parto, mantenere una buona comunicazione con le pazienti.

Dopo la nascita del bambino è importante incoraggiare la discussione con gli operatori su come si è svolto il parto, sul perché siano state fatte determinate scelte, in modo da enfatizzare ciò che di positivo è accaduto e minimizzare così il rischio di potenziali sintomi da stress postraumatico. Tali spiegazioni infatti facilitano l’integrazione dell’esperienza del parto nella transizione alla maternità.

Risorse su State of Mind:

Bibliografia:

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