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Psicologia Militare

Attualmente si possono identificare tre macro-aree di interesse della Psicologia Militare (ognuna delle quali formata da diversi settori di intervento)

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La psicologia militare è quella disciplina che si occupa di ricerca, progettazione e applicazione di teorie e dati di ricerca in campo psicologico per comprendere, prevedere e contrastare i comportamenti del corpo militare all’interno delle forze amiche e nemiche, ma anche nelle popolazioni civili (Rahmanalievna, 2020).

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Messaggio pubblicitario Tale disciplina pone un’enfasi particolare su quei comportamenti considerati indesiderati, minacciosi o potenzialmente pericolosi per la condotta delle operazioni militari. Attualmente si possono identificare orientativamente tre aree principali di interesse della Psicologia Militare (ognuna delle quali formata da diversi settori di intervento): la psicologia applicata all’organizzazione militare; la psicologia applicata alla vita militare e la psicologia applicata all’individuo in zona di operazione (es. ambienti disagiati, combattimento,prigionia, ecc.) (CNOP, n.d.). Ma vediamo nello specifico di cosa si occupa la Psicologia Militare.

Psicologia Militare: i campi di intervento

Trattamento dello stress e psicopatologia del militare

La psicologia militare applicata si concentra in particolare sulla consulenza e sul trattamento dello stress e della stanchezza del personale militare e delle loro famiglie. I militari sono addestrati a svolgere compiti di sicurezza nazionale e situazioni potenzialmente politraumatiche. Queste situazioni possono includere: essere in prima linea in battaglia, intervenire nelle emergenze nazionali, prestare soccorso in caso di disastri e fornire aiuti alle popolazioni ospitanti di Stati amici e nemici. Anche se molti psicologi possiedono competenze generali o specialistiche sulle risposte umane alle situazioni traumatiche, gli psicologi militari si distiguono per una formazione specifica, teorica e pratica, relativa alla popolazione militare. Mentre i soldati forniscono un aiuto diretto alle vittime degli eventi critici, gli psicologi militari si specializzano per fornire aiuto sia ai soldati e alle loro famiglie, sia alle vittime delle operazioni militari (Rahmanalievna, 2020).

La psicologia militare utilizza così molteplici sotto-discipline della psicologia per incoraggiare la resilienza all’interno delle truppe militari e contrastare le forze nemiche. I disturbi mentali studiati dalla psicologia militare non si manifestano esclusivamente nei militari. Tuttavia i soldati sono spesso sottoposti, all’interno di ambienti di combattimento e/o durante situazioni di guerra, a combinazioni particolari tra alcuni fattori di stress, che possono portare al manifestarsi di determinati quadri psicopatologici (ibidem).

Alcuni esempi dei disturbi e delle difficoltà riportate dal personale militare includono: distrurbo da stress post-traumatico (PTSD), senso di colpa, difficoltà familiari e col partner, incubi e flashback.

Addestramento, negoziati e interrogatori

Gli psicologi militari inoltre possono essere delle figure di supporto ai leader militari nella progettazione di programmi di addestramento: forniscono un’importante attività di supervisione e assistono i militari durante le sfide di tali addestramenti e della vita militare in generale.

Oltre ai ruoli specialistici precedentemente citati, gli psicologi militari spesso forniscono supporto a molte attività non sanitarie. Ad esempio, gli psicologi militari possono fornire la loro esperienza e formazione nella consultazione per i negoziati sugli ostaggi (essi non sono negoziatori di ostaggi; tuttavia, spesso si consultano con chi comunica direttamente con i sequestratori per aumentare la sicurezza e la protezione di tutti i soggetti coinvolti).

Un altro ambito di intervento della psicologia militare riguarda l’intervista dei soggetti durante gli interrogatori di prigionieri e di coloro che, fornendo informazioni di valore operativo o di intelligence, potrebbero migliorare i risultati delle operazioni militari o ridurre il numero di potenziali vittime. I principi scientifici della psicologia applicati nell’ambito delle tecniche di interrogatorio consentono di ottenere quante più informazioni possibili con mezzi non invasivi, senza la necessità di ricorrere a misure attive o rischiare di violare gli accordi con la nazione ospitante, il diritto internazionale e militare o le linee guida delle Convenzioni di Ginevra sottoscritte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

Selezione e valutazione del personale

La psicologia militare trova la sua applicazione anche nel campo della selezione, dell’addestramento alla sopravvivenza e della valutazione del personale per compiti militari speciali.

Un altro dominio di pratica comune per gli psicologi militari è infatti la valutazione di idoneità al servizio, specialmente in occupazioni ad alto rischio. La capacità di eseguire valutazioni affidabili e accurate sull’idoneità al servizio aggiunge valore e massimizza l’investimento del capitale umano sul posto di lavoro, preservando e valorizzando doti e talenti personali, riducendo al minimo i rischi individuali e collettivi. Il processo di valutazione dell’idoneità è richiesto sia nelle fasi di ammissione alla carriera militare, che nelle fasi di avanzamento di carriera.

Il ruolo degli Psicologi Militari nel corso della storia

Lo stress e i disturbi psicologici sono sempre stati presenti nella vita militare, specialmente durante e dopo i periodi di guerra, ma l’attenzione alla salute mentale e alla psicologia militare non ha sempre raggiunto alti livelli.

Una delle prime istituzioni create per prendersi cura di pazienti psichiatrici militari è stato il St. Elizabeths Hospital di Washington, DC. (Michels, K., 2004; U.S. National Library of Medicine, 2006)

Nel 1909, sotto la guida di William Alanson White, il St. Elizabeth’s Hospital è diventato noto per la ricerca e la formazione di psichiatri e ufficiali medici militari. Nel 1911 Hebert Butts, un ufficiale medico della marina di stanza a St. Elizabeth’s, pubblica il primo protocollo per lo screening psicologico delle reclute della marina basato sul lavoro di Franz, psicologo ricercatore civile presso la stessa struttura, che sviluppò anni prima un piano di screening psicologico di routine per i pazienti psichiatrici ospedalizzati. (Michels, K., 2004)

Durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1917, il presidente dell’American Psychological Association (APA) nel 1917, Robert M. Yerkes, sebbene fosse contrario all’entrata in guerra degli Stati Uniti, insieme ad altri illustri ricercatori ha contribuito alla formulazione di alcune linee guida utili ai membri dell’APA per offrire i loro servizi professionali durante il conflitto mondiale. Nel 1919, Yerkes, nominato maggiore nel Corpo del servizio medico dell’esercito degli Stati Uniti, scrive: “Il concilio dell’American Psychological Association è convinto che nell’attuale emergenza, la psicologia americana possa sostanzialmente servire il governo, grazie al corpo medico dell’esercito e della marina, esaminando le reclute rispetto a deficit intellettuali, tendenze psicopatiche, instabilità nervosa e inadeguato autocontrollo“. Sempre nel 1919 viene istituita la Divisione di Psicologia dell’Esercito nel Dipartimento di Medicina per addestrare il personale a somministrare test mentali a grandi gruppi. È durante la Prima Guerra Mondiale, inoltre, che gli psichiatri studiano la condizione denominata “Shock da proiettile” e che vengono somministrati test di screening standardizzati per i piloti (Xiao H., 2007).

La seconda guerra mondiale inaugura un’era di crescita per la Psicologia Militare, che da questo momento si occupa di ben quattro aree principali: test delle abilità individuali; psicologia sociale applicata; istruzione e formazione e psicologia clinica (Xiao, H., 2007). La crescita è rapida: basti pensare che fino al 1944, verso la fine della seconda guerra mondiale, nessuno psicologo clinico prestava servizio negli ospedali dell’esercito sotto la supervisione di psichiatri. Ciò aveva a che fare sia con l’opposizione degli psicologi a questo tipo di servizio, che con il ruolo limitato assegnato dall’esercito alla psichiatria. In queste condizioni, era impossibile determinare quali reclute “apparentemente normali” sarebbero crollate sotto lo sforzo dei doveri militari, e il bisogno di psicologi clinici crebbe. Nel 1945 c’erano oltre 450 psicologi clinici in servizio nell’esercito degli Stati Uniti. (Michels, K., 2004)

La guerra di Corea è stata la prima guerra in cui gli psicologi clinici hanno prestato servizio all’estero, posizionati negli ospedali e nelle zone di combattimento. I loro ruoli erano vaghi e abbastanza indefiniti, ad eccezione dell’aeronautica statunitense, che forniva descrizioni dettagliate del lavoro agli psicologi arruolati. L’Air Force ha anche delineato i test e le procedure standardizzati per valutare le reclute. (Michels, K., 2004)

Nella guerra del Vietnam, ci sono state sfide significative che hanno ostacolato l’uso regolare di psicologi per supportare le truppe da combattimento. Le squadre di salute mentale erano molto piccole, di solito composte solo da uno psichiatra, uno psicologo e tre o quattro soldati arruolati. Molto spesso, gli ufficiali medici, compresi gli psicologi, lavoravano in condizioni gravi con poca o nessuna esperienza sul campo. (Michels, K., 2004) Nonostante queste sfide, le conoscenze della Psicologia Militare, rispetto alle guerre precedenti, sono più consolidate e si è più consapevoli dell’importanza di mettere in atto misure preventive e terapeutiche volte al benessere dei soldati (United States Veterans Administration and Department of Medicine and Surgery, 1972)

La valutazione nella storia della Psicologia Militare

Messaggio pubblicitario   Lewis M. Terman, professore alla Stanford University, nel 1916 rivede la Binet-Simon Scale, ribattezzandola Stanford-Binet Revision (Plucker, J. A., 2003). Questo test segna l’inizio dell’ “Intelligence Testing Movement” e viene somministrato a oltre 170.000 soldati dell’esercito degli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale. Yerkes pubblica i risultati di questi test nel 1921 in un documento diventato poi noto come Army Report. (Michels, K., 2004)

Inizialmente sono due i test somministrati alle reclute militari: Army Alpha Test e Army Beta Test. Questi sono utilizzati sia per la valutazione di soldati alfabetizzati (Alpha Test) che di quelli analfabeti (Beta Test). I test Beta vengono progettati proprio per “misurare la capacità intellettuale nativa” ma anche per valutare le reclute non di lingua inglese.

La valutazione in campo militare si è poi trasformata nel corso degli anni: nel 1974, il Dipartimento della Difesa  Americano decise che tutti i servizi avrebbero dovuto utilizzare l’Armed Services Vocational Aptitude Battery (ASVAB) sia per il reclutamento, che per l’assegnazione dei ruoli e delle occupazioni militari (History of Military Testing, 2009).

E in Italia?

Attualmente la valutazione si articola in 4 Fasi distinte:

  • MMPI
  • Test Autobiografico
  • Simulatore di Plasticità Cerebrale
  • Colloquio con Psicologo/Psichiatra

Il simulatore di plasticità cerebrale è stato introdotto in tempi più recenti: nel 2019 a Foligno (Perugia), nel Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito (CSRNE), è stata inaugurata un’aula informatizzata per la somministrazione di test psicoattitudinali introdotti nella Forza Armata a cura dell’Ufficio di Psicologia e Psichiatria Militare. Tali test sono basati sul concetto di “plasticità cerebrale” ovvero la capacità del cervello di variare funzione e struttura non solo durante il suo periodo di sviluppo, ma anche durante la vita adulta. Prendendo spunto dagli studi del neuroscienziato di fama mondiale Prof. Michael Merzenich, le prove permettono di valutare le capacità attentive e percettive, nonché la velocità di elaborazione cognitiva, attraverso la misurazione delle reazioni del candidato ad alcuni stimoli visivi indotti tramite computer. (Report difesa, 2019)

Psicologia militare e terrorismo

La psicologia militare, negli ultimi anni, è al servizio della lotta al terrorismo: ad esempio, contrariamente agli stereotipi comuni sui terroristi moderni, che tendono a dipingerli come individui mentalmente disturbati, gli studi condotti da psicologi comportamentisti e sociali hanno messo in luce come i terroristi tendano a raggiungere livelli molto alti di istruzione nei paesi che li ospitano. I terroristi psicologicamente disturbati, infatti, aumentano il rischio di danni agli esiti strategici dell’organizzazione terroristica.

Le cause, gli obiettivi, la metodologia e le strategie degli attacchi terroristici sono argomento di studio della psicologia militare, il cui scopo diventa sviluppare delle tattiche per affrontare il problema. Altro aspetto da ricordare è che l’ideologia del terrorismo fa leva su dinamiche comportamentali, emotive e di gruppo, insieme a principi sociali e psicologici, per influenzare le popolazioni a fini politici. È di fatto una forma di guerra psicologica. I terroristi sono esperti nell’uso della paura e della violenza, cercano il controllo psicologico e usano comportamenti violenti per indurre la popolazione a comportarsi in modi che possano ostacolare i processi politici esistenti e i simboli del potere politico. Controllano le persone smuovendo emozioni profonde, in modo da suscitare determinate reazioni e modellare il comportamento.

Gli psicologi militari, grazie alle loro conoscenze, rivestono un ruolo importante in questo ambiente operativo.

 

Bibliografia:

  • Isaeva Muhabbat Rahmanalievna (2020) Military Psychology And Its Importance. European Journal of Research and Reflection in Educational Sciences Vol. 8 No. 3
  • CNOP (n.d:) Lo Psicologo Militare. Consultabile qui
  • Michels, K. (2004). Intelligence Testing in the United States Military Archived 25 January 2013 at archive.today. Retrieved 29 October 2009.
  • U.S. National Library of Medicine. (2006). “Saint Elizabeth’s Hospital”.
  • Xiao, H. (2007). “CWU Lecture to Outline History of Military Psychology Archived 30 May 2010 at the Wayback Machine”, News and Headlines. Retrieved 24 November 2009.
  • United States Veterans Administration and Department of Medicine and Surgery (1972). The Vietnam Veteran in contemporary society; collected materials pertaining to the young veterans. Washington, D.C.: Department of Medicine and Surgery. pp. III–55.
  • Plucker, J. A. (Ed.). (2003). Human intelligence: Historical influences, current controversies, teaching resources.
  • History of Military Testing”, ASVAB.
  • Redazione (2019). Esercito: prossimamente per le selezioni sarà introdotto il concetto di plasticità cerebrale, sistematizzato dal neuroscienziato Michael Merzenich. Consultato il 29 Giugno 2021 clicca qui

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