Conflitti, Devitalizzazioni e Tempeste: tracce di una coppia in crisi
Nel DSM-IV-TR (APA, 2000), le difficoltà di coppia non sono considerate un ‘disturbo psicologico’ ma sono relegate nella categoria delle ‘altre condizioni che potrebbero essere centro di attenzione clinica’. Eppure si può facilmente sostenere che le difficoltà nelle relazioni affettive generino sofferenza mentale e possano originare, esacerbare e complicare altri disturbi psicologici come ansia e depressione.
Questa è la ragione per cui gli approcci psicologici e psicoterapeutici pongono sempre più attenzione alle dinamiche di coppia. Le coppie rappresentano per il terapeuta una sfida per certi versi più ardua dell’intervento con il singolo individuo, poiché chiamano in causa un sistema di interazioni più numerose e complesse.
La prima di queste sfide riguarda riconoscere e valutare le coppie in difficoltà, un passaggio reso necessario dalla mancanza di un sistema di classificazione quale appunto quello del DSM-IV-TR che è concentrato sui sintomi emotivi e comportamentali dell’individuo.
Una delle prime e più immediate classificazioni si fonda sulle caratteristiche dei comportamenti interpersonali che si realizzano con maggior frequenza tra i componenti della coppia. In generale, possiamo distinguere comportamenti positivi e comportamenti negativi. I primi hanno come risultato la costruzione di un rapporto di cooperazione, supporto reciproco e coltivano un clima emotivo di benessere psicologico. Tra questi ritroviamo tutti quei comportamenti che esprimono cura e affetto, mostrano il piacere di stare con l’altro, mostrano che stare con l’altro ha un significato importante per l’individuo e forniscono varie forme di supporto (emotivo, di stima o anche solo un aiuto concreto nel risolvere un problema).
I comportamenti negativi rappresentano invece una sorta di virus che tende ad espandersi e a generare una modalità di interazione sempre più rigida e negativa, caratterizzata da difese, fughe e contrattacchi (Jacobson et al., 1998). Le forme dei comportamenti negativi sono principalmente quattro:

(1) creare una costante atmosfera negativa (lamentosità, insoddisfazione), (2) attaccare il valore dell’altro (criticare, svalutare, denigrare, umiliare, rimproverare), (3) attaccare importanti assunti della coppia (adulterio, violenza, mancanza di investimento), (4) creare irritazione (provocare, prendere in giro, sfidare, minimizzare con sarcasmo).
Epstein e Baucom (2002) sintetizzano tre macrocategorie di coppie in difficoltà, sulla base della presenza e frequenza di questi comportamenti.
Le coppie conflittuali sono caratterizzate da molti comportamenti negativi e pochi comportamenti positivi; sono coppie ormai erose da una cronica tendenza al reciproco attacco. Ritirarsi dall’attacco o esprimere atteggiamenti positivi vuol dire accettare per primi la resa e spesso nessuno dei due componenti è disposto a farlo. Anzi la tendenza è ormai quella di attendersi un attacco da parte dell’altro. Ci si avvicina alla relazione con già le armi spianate e se possibile si tende ad alzare il tiro fino a scenari che possono rasentare le famose esagerazioni narratene “La Guerra dei Roses”.

Esistono poi le coppie devitalizzate, quelle in cui l’interazione è scarsa su ogni fronte. Non ci sono comportamenti positivi ma neanche comportamenti negativi, regna il grigiore e un profondo disinvestimento. La percezione individuale è caratterizzata dal regnare della routine, dal rimanere assieme senza trovarvi più né senso né particolare piacere nonché da una forma di evitamento di qualsiasi turbamento, anche solo per la fatica di sostenere lo stress che ne conseguirebbe.
Infine, la terza categoria è quella delle coppie tempestose dove l’espressione emotiva è accesa ed estrema su tutti i fronti. Sono le coppie caratterizzate da numerosi momenti di intensa passione, condivisione, affetto e intesa e altrettanti momenti di forti e distruttivi contrasti. Il passaggio tra una modalità positiva e una negativa è spesso rapido e incontrollato da parte di entrambi mentre manca l’equilibrio e la stabilità.
Certo le componenti cognitive ed emotive delle coppie in difficoltà non si possono sintetizzare in queste descrizioni, avremo modo di approfondire in futuro l’argomento. Tuttavia il comportamento resta la parte più evidente di un problema, quanto meno per divenire coscienti dell’esistenza di una difficoltà. Quindi valutiamo: c’è qualcosa di troppo conflittuale, devitalizzato o tempestoso nelle nostre relazioni?
BIBLIOGRAFIA:
- Epstein, N.B. & Baucom, D.H. (2002). Enhanced Cognitive-Behavioral Therapy for Couples. A Contextual Approach, Washington DC: APA.
- Jacobson, N.S., Jacobson, S. & Christense, A. (1998). Acceptance and Change in Couple Therapy: A Therapist’s Guide to Trasforming Relationships. W W Norton & Co.

In tempi in cui il PIL (Prodotto Interno Lordo) sembra essere l’unico indice di rilevanza nazionale, il primo ministro britannico David Cameron ha messo a punto, in collaborazione con l’Ufficio nazionale di statistica, una lista di fattori di felicità, sui quali si baserà – appunto – l’Indice generale di benessere (General Wellbeing Index, GWB).
Per descrivere la depressione si fa generalmente uso di definizioni soggettive dell’esperienza di essere depresso e di scale che quantificano i sintomi depressivi. Negli ultimi due decenni, la ricerca ha sviluppato anche altri sistemi per descrivere le basi biologiche della depressione, come l’osservazione delle alterazioni strutturali e funzionali del cervello, misurate con la risonanza magnetica, l’individuazione di schemi di espressione genica nelle cellule bianche del sangue e l’analisi post-mortem del tessuto cerebrale in di persone depresse.
Mostrare di avere un elevata autostima ha un impatto rilevante sulla desiderabilità di una persona agli occhi dell’altro sesso, e questo impatto è diverso per uomini e donne. Una serie di studi di recente pubblicazione (Zeigler-Hill & Myers, 2011) riporta che gli uomini che mostrano un elevata autostima sono mediamente percepiti come più “desiderabili” per instaurare una relazione di coppia. Viceversa mostrare un’autostima elevata per un donna riduce il livello di desiderabilità.
Di fronte allo sbadigliare, le spiegazioni ingenue che ci diamo possono essere tante: dal sonno alla fame, dalla cattiva digestione alla noia, dal tentativo di “risvegliarsi” ed essere più vigili al messaggio, più o meno implicito, al nostro interlocutore che non si ha più voglia di ascoltare.
Nella prima parte di questa serie ci eravamo lasciati con una domanda sull’ambiguità del genitore perfetto: in altre parole, è vero che cercare di essere perfetti è necessariamente positivo? Essere dei genitori perfetti equivale a essere anche dei bravi genitori?