Attività fisica come fattore protettivo per la salute
L’inattività fisica e la sedentarietà rappresentano problemi di salute pubblica a livello globale. L’organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce l’attività fisica come importante fattore protettivo per la salute fisica e mentale.
Secondo la definizione basata sugli attuali standard OMS, nel biennio 2023-2024 tra gli adulti residenti in Italia i “fisicamente attivi” sono il 50% della popolazione, i “parzialmente attivi” il 23% e i “sedentari” il 27%.
Molteplici studi confermano l’importanza dell’attività fisica per il benessere fisico, psicologico e sociale nella vita degli individui in tutte le fasce d’età. Similmente, le ricerche scientifiche evidenziano correlazioni positive tra esercizio fisico e benessere psichico.
Nonostante questo, per molte persone risulta difficile trovare la motivazione per iniziare e mantenere una routine di attività fisica regolare e costante nel tempo.
I pensieri e gli approcci cognitivo-comportamentali
Vi possono essere molteplici fattori che complicano la decisione e il mantenimento della motivazione intrinseca per sostenere l’attività fisica come una vera e propria sana abitudine; tra questi, ad esempio, ritmi di vita frenetici e complicati, carenza di risorse economiche, ambienti poco adatti all’esercizio fisico.
Secondo gli approcci cognitivo comportamentali l’aspetto motivazionale sarebbe intrinsecamente legato anche a credenze e valutazioni cognitive (e relative emozioni) riguardanti i vantaggi e gli svantaggi dell’attività fisica, l’autoefficacia e la fiducia in sé stessi, l’evitamento di stati aversivi, i livelli di tolleranza della frustrazione.
Spesso, nella mente di chi cede alla procrastinazione o al totale evitamento dell’esercizio fisico insorgono e si mantengono alcune credenze, che la terapia razionale emotiva definirebbe pensieri disfunzionali.
Ad esempio, “Lo farò domani, quando mi sentirò più motivato”; in questo caso entra in gioco, con buona probabilità, il perfezionismo: solo quando la mia motivazione sarà al top, varrà la pena fare esercizio fisico, pena il timore di poter fallire, che significa non riuscire a raggiungere le proprie aspettative. In questo caso, evitare completamente è meglio che sostenere la fatica emotiva di una prestazione non all’altezza delle proprie aspettative. L’atteggiamento del “lo farò domani” (tecnicamente, procrastinazione) è ingenerato in alcune persone da una elevata frequenza di ragionamenti eccessivamente autoindulgenti: “Oggi sono troppo stanca per andare in palestra, perchè ho avuto una giornata dura in ufficio”; “Già la mia vita è piena di problemi, non mi merito anche di soffrire e faticare per fare sport”.
Oppure, “Non posso sopportare la fatica, non riesco a tollerare la sensazione di disagio del mio corpo quando inizia ad accelerare il battito cardiaco e la frequenza respiratoria; in questo caso, la fanno da padrone credenze di scarsa tolleranza della frustrazione. Esporsi gradualmente e lavorare per ristrutturare questi pensieri risulta fondamentale, favorendo circoli virtuosi tra esperienze, comportamenti e pensieri sul sé, mentre si fa attività fisica.
“Alla fine lo so che io sono uno che molla, che si arrende e non porterà avanti questo impegno; ormai sono fatto così e non cambierà nulla”. In tal caso, è la scarsa fiducia in sé stessi e l’idea di essere inadeguati e poco determinati a innescare pericolosi cicli negativi di inattività.
Disinformazione, scarse conoscenze e credenze relative all’inutilità dell’attività fisica per la salute possono sostenere la strada, a breve termine più semplice, di stili di vita sedentari e di evitamento anche di bassi livelli di sforzo e di fatica inevitabilmente insiti nell’attività fisica.
Come superare i pensieri che ostacolano l’attività fisica
Secondo gli approcci cognitivo-comportamentali, acquisire consapevolezza, riconoscere e rielaborare i pensieri che allontanano da pratiche a sostegno di stili di vita salutari può essere un’utile strategia a tutela del proprio benessere. In tal senso, il concetto di sforzo fisico può essere rivisitato non solo come esperienza aversiva, da evitare, insostenibile e poco tollerabile, bensì come fenomeno che si accompagna anche a gratificazione, soddisfazione, vantaggi a breve e lungo termine. L’intervento sulle credenze va anche a supporto dell’idea di sé e dell’autostima verso un miglioramento della propria percezione di autoefficacia, nonché verso l’aumento della nostra consapevolezza su quali sono i benefici e i vantaggi nel medio e lungo termine di uno stile di vita che includa pratiche di esercizio fisico su base regolare.
Per favorire il mantenimento di una routine attiva, alcune indicazioni includono la pianificazione dell’attività fisica, a breve, medio e lungo termine, la definizione di aspettative e obiettivi realistici e la focalizzazione sugli aspetti di gratificazione nei momenti in cui si riesce a mantenere un buon livello di attività fisica. L’esperienza stessa e il mantenimento di un comportamento attivo-sportivo favorirà la revisione delle credenze: “forse non è così vero che io sono un tipo pigro”. All’estremo vi può essere l’atteggiamento “mi metto la tuta e scarpe da ginnastica e poi vedo”: partire da questo comportamento, vestirsi da sport, può aiutare a dissipare il dubbio: sono già qui vestita, altro piccolo step esco di casa; una volta qui vado. Agire più che pensare, frammentare ciò che sembra troppo complicato; il circolo vizioso si interrompe anche così.