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Quando i bambini imparano le emozioni dagli adulti: educazione emotiva tra casa e scuola

Le emozioni nei bambini si sviluppano attraverso le relazioni con adulti e scuola e influenzano la capacità di comprenderle e regolarle

Di Delia Borelli

Pubblicato il 18 Mag. 2026

Come i bambini imparano le emozioni attraverso la relazione

Nel lavoro educativo con i bambini emerge spesso una convinzione diffusa tra gli adulti: il fatto che le emozioni debbano essere insegnate come se fossero un contenuto da spiegare o una competenza da acquisire attraverso regole e istruzioni.

In realtà, lo sviluppo delle competenze emotive non avviene principalmente attraverso spiegazioni teoriche, ma prende forma all’interno delle relazioni significative che il bambino vive quotidianamente. È attraverso l’esperienza relazionale con gli adulti di riferimento che i bambini imparano progressivamente a riconoscere, nominare e regolare ciò che sentono (Siegel, 2012)

La psicologia dello sviluppo evidenzia come la costruzione della competenza emotiva sia profondamente radicata nei processi relazionali e nei meccanismi di rispecchiamento, co-regolazione e modellamento emotivo (Schore,2023). Il bambino impara le emozioni attraverso la relazione. Nei primi anni di vita il bambino non possiede ancora strumenti cognitivi e linguistici sufficienti per comprendere e organizzare i propri stati emotivi. Le emozioni emergono inizialmente come esperienze corporee intense che necessitano della presenza di un adulto capace di riconoscerle, contenerle e attribuire loro un significato. Questo processo, definito co-regolazione emotiva, rappresenta una delle basi dello sviluppo affettivo. Attraverso lo sguardo, il tono della voce, le parole e l’atteggiamento dell’adulto, il bambino riceve indicazioni implicite su come affrontare e gestire le diverse emozioni.

Quando un adulto accoglie la tristezza senza negarla o minimizzarla, il bambino impara che quell’emozione può essere espressa e condivisa. Quando la rabbia viene riconosciuta ma accompagnata verso modalità espressive più adeguate, il bambino apprende che è possibile sentirsi arrabbiati senza perdere il controllo. Attraverso queste esperienze relazionali il bambino costruisce progressivamente una prima grammatica emotiva, che gli permette di comprendere ciò che accade dentro di sé.

Il ruolo degli adulti come modelli emotivi

I bambini osservano costantemente il comportamento emotivo degli adulti che li circondano. Genitori e insegnanti rappresentano quindi modelli fondamentali per l’apprendimento emotivo (Bowlby,1969; Ainsworth, 1978). Non sono tanto le parole a insegnare ai bambini cosa fare con le emozioni, quanto il modo in cui gli adulti vivono e gestiscono le proprie. Un adulto che riesce a riconoscere e nominare ciò che prova offre al bambino un linguaggio emotivo attraverso cui comprendere se stesso. Al contrario, quando le emozioni vengono negate, svalutate o espresse in modo disorganizzato, il bambino può incontrare maggiori difficoltà nel riconoscere e regolare i propri stati emotivi.

La scuola come contesto di sviluppo emotivo

Accanto alla famiglia, anche la scuola rappresenta un contesto privilegiato per lo sviluppo delle competenze emotive. Nella quotidianità scolastica i bambini sperimentano numerose situazioni emotivamente significative: conflitti con i compagni, frustrazione di fronte alle difficoltà, entusiasmo per i successi, paura del giudizio o dell’errore. Queste esperienze costituiscono occasioni preziose per sviluppare consapevolezza emotiva, empatia e capacità di regolazione emotiva (Denham, 1998; Saarni, 1999).

Quando gli insegnanti promuovono spazi di ascolto e momenti di riflessione sulle emozioni, il contesto classe può trasformarsi in un ambiente di apprendimento non solo cognitivo ma anche relazionale (Jennings & Greenberg, 2009). In tali contesti, l’obiettivo educativo non è tanto stabilire chi abbia ragione all’interno di una dinamica conflittuale, quanto sostenere i bambini nel riconoscere e comprendere i propri stati interni.

Attraverso l’utilizzo di domande aperte e orientate alla consapevolezza – ad esempio “Dove senti questa emozione nel corpo?” oppure “Cosa avresti voluto fare in quel momento?” – è possibile favorire un progressivo spostamento dall’attribuzione esterna della responsabilità alla comprensione della propria esperienza emotiva. Questo processo consente ai bambini di sviluppare un linguaggio emotivo più articolato e una maggiore capacità di mentalizzazione (Siegel, 2012).

All’interno di un clima di condivisione, anche il gruppo classe può diventare uno spazio di riconoscimento reciproco, in cui le emozioni – anche quelle più intense come la rabbia – non vengono più percepite come qualcosa di “sbagliato”, ma come stati interni legittimi, nominabili e trasformabili. Situazioni di questo tipo evidenziano come l’educazione emotiva non si realizzi esclusivamente attraverso attività strutturate, ma soprattutto attraverso micro-processi quotidiani di ascolto, rispecchiamento e accompagnamento all’interno della relazione educativa (Bruner, 1996; Siegel, 2012).

Implicazioni educative

Comprendere il ruolo delle relazioni nello sviluppo emotivo dei bambini ha importanti implicazioni per il lavoro educativo e per la genitorialità. Quando un bambino manifesta un’emozione intensa – rabbia, paura o frustrazione – l’intervento dell’adulto non dovrebbe limitarsi alla correzione del comportamento, ma includere anche un momento di riconoscimento e comprensione dell’esperienza emotiva. Offrire parole per nominare ciò che il bambino sente, accogliere l’emozione senza negarla e accompagnarlo nella ricerca di modalità espressive più adeguate rappresentano passaggi fondamentali nello sviluppo della regolazione emotiva (Shore, 2003).

In questo senso l’educazione emotiva non consiste tanto nell’insegnare ai bambini a controllare le emozioni, quanto nel guidarli progressivamente a riconoscerle, comprenderle e integrarle nella propria esperienza relazionale.

Educare alle emozioni attraverso la relazione quotidiana

Quando si parla di educazione emotiva si pensa spesso a strumenti o attività specifiche. In realtà il primo e più potente strumento educativo rimane la relazione. I bambini osservano continuamente gli adulti che li circondano: il modo in cui reagiamo alla frustrazione, come gestiamo i conflitti, come esprimiamo la tristezza o la gioia. Educare alle emozioni non significa insegnare ai bambini cosa devono provare, ma accompagnarli nel riconoscere ciò che sentono e offrire loro uno spazio sicuro in cui poterlo comprendere ed esprimere. Ogni adulto che cresce accanto a un bambino diventa inevitabilmente un educatore emotivo. È nella qualità delle relazioni quotidiane che i bambini imparano a dare un nome alle emozioni e a comprenderle.

Riferimenti Bibliografici
  • Ainsworth, M. (1978). Patterns of Attachment. Erlbaum.
  • Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss. Basic Books.
  • Bruner, J. (1996). The Culture of Education. Harvard University Press.
  • Denham, S. A. (1998). Emotional Development in Young Children. Guilford Press.
  • Jennings, P. A., & Greenberg, M. T. (2009). The prosocial classroom. Review of Educational Research, 79(1), 491–525.
  • Saarni, C. (1999). The Development of Emotional Competence. Guilford Press.
  • Schore, A. N. (2003). Affect Regulation and the Repair of the Self. Norton.
  • Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind. Guilford Press. 

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