Cartoni animati e iperattività nei bambini: evidenze e dibattito attuale
Recenti rassegne hanno indagato la relazione tra cartoni animati e iperattività nei bambini piccoli.
I cartoni, visti alla TV o allo Smartphone, non sono soltanto un passatempo: per molti genitori rappresentano un prezioso alleato nella gestione quotidiana, grazie alla loro capacità di catturare l’attenzione e intrattenere i più piccoli. Eppure, il tema è controverso: molti vivono questa forma di intrattenimento con ambivalenza, tanto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è intervenuta per fornire indicazioni chiare.
Gli approcci variano: c’è chi concede totale libertà, chi li vieta del tutto e chi impone limiti legati alla durata o al tipo di contenuto. A prescindere dalla posizione, non è raro che i genitori sospettino che i cartoni animati possano avere effetti negativi sui figli.
Cartoni animati: amici o nemici dei più piccoli?
Secondo un gruppo di esperti dell’OMS, i bambini dovrebbero privilegiare il gioco, soprattutto quello motorio e legato all’attività fisica. L’esposizione a cartoni animati è sconsigliata fino ai 2 anni; dai 2 anni in poi, non dovrebbe superare un’ora al giorno, con il principio del less is better (OMS, 2019).
Ma perché “meno è meglio”? I cartoni animati non sono dannosi in senso assoluto. Alcuni studi dimostrano che possono alleviare dolore e ansia se usati come distrazione nei bambini sottoposti a cure di pronto soccorso (Tang et al., 2023). Tuttavia, nella vita quotidiana, il tempo davanti a TV, PC o tablet sottrae momenti preziosi all’interazione umana diretta, a giochi cooperativi (come completare un puzzle con un adulto), ad attività simboliche (come preparare il tè a una bambola) o all’esercizio della fantasia (ascoltando una storia raccontata dalla nonna).
Se questi aspetti sono difficilmente contestabili, resta aperta la domanda su come i cartoni animati influenzino l’iperattività e le capacità attentive nei bambini.
Schermi, attenzione e iperattività: un legame complesso
L’attenzione e l’autocontrollo comportamentale dipendono dalle Funzioni Esecutive, il cui deficit è associato all’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività). La ricerca mostra che il rapporto tra cartoni animati e funzioni esecutive è complesso e non sempre univoco.
Studi su ampi campioni indicano che una maggiore esposizione agli schermi in età prescolare può correlare con problemi di attenzione o iperattività in età successive. In uno studio su oltre 2.500 bambini, il tempo trascorso davanti alla TV a 1 e 3 anni era associato a problemi di attenzione a 7 anni (Christakis et al., 2004). Un’analisi su più di 42.000 bambini da 0 a 3 anni ha rilevato che l’esposizione precoce agli schermi era legata a comportamenti iperattivi, con un effetto proporzionale alla durata dell’esposizione (Wu et al., 2022).
Ma non tutti i cartoni sono uguali. Due fattori chiave sono:
- il ritmo: la velocità con cui si susseguono le scene
- il contenuto: il grado di realismo, la presenza di elementi aggressivi o fantastici.
Se confrontiamo le produzioni degli anni ’80-’90 con quelle attuali, notiamo spesso un aumento della velocità narrativa, personaggi più frenetici e trame meno “romantiche”.
Come il ritmo dei cartoni influisce sul cervello
Alcuni psicologi hanno esaminato l’effetto immediato dell’esposizione a cartoni animati “frenetici” sulle funzioni esecutive di 60 bambini di 4 anni (Lillard e Peterson, 2011). Ai bambini sono state proposte tre condizioni per 9 minuti:
- visione di un cartone veloce,
- visione di un cartone educativo,
- disegno libero.
Successivamente, sono stati sottoposti a test sulle funzioni esecutive, compresi compiti di ritardo della gratificazione. I bambini esposti al cartone veloce hanno ottenuto punteggi inferiori rispetto agli altri due gruppi. Gli autori spiegano che la rapidità del cambio di scene impedisce ai bambini di elaborare pienamente ciò che vedono, scoraggiando processi cognitivi più profondi.
Fantasia e realtà
Alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno rilevato che anche solo 10-20 minuti di visione di contenuti fantastici, ossia elementi che sono impossibili da vedere nella realtà, possono indebolire memoria di lavoro, pianificazione e flessibilità cognitiva, sebbene l’effetto sembra essere temporaneo (Rhodes et al., 2020; Keşşafoğlu et al., 2024). Una possibile spiegazione è che il bambino non abbia ancora gli strumenti cognitivi per elaborare adeguatamente qualcosa di irrealistico.
Cartoni animati vs App
E le app educative? In uno studio, i bambini hanno mostrato una maggiore capacità di ritardare la gratificazione dopo aver giocato con un’app educativa rispetto a dopo aver visto un cartone animato. In alcuni casi, la memoria di lavoro è addirittura migliorata. Questo suggerisce che, per lo sviluppo delle funzioni esecutive, l’interattività e il contenuto sono più rilevanti della semplice durata dell’esposizione (Huber et al., 2018).
Una bussola tra rischi e opportunità
La scienza è in continuo movimento e la letteratura non è unanime. Ci sono metanalisi che non hanno trovato associazioni chiare tra tempo davanti agli schermi e funzioni esecutive (Bustamante et al., 2023).
Come orientarsi di fronte a risultati così eterogenei? Probabilmente, la visione di TV e schermi touch in tenera età non è di per sé né dannosa né benefica: è il contesto a fare la differenza.
In una rassegna focalizzata sugli effetti dell’esposizione agli schermi nei primi 3 anni di vita (Guellai et al, 2022), gli psicologi sottolineano che il rischio di un minore sviluppo cognitivo aumenta quando:
- la visione non è supervisionata,
- i contenuti sono inappropriati per l’età,
- gli schermi sono costantemente in sottofondo.
In questi casi, le conseguenze negative riguardano le funzioni esecutive, lo sviluppo del linguaggio, l’attenzione e la qualità delle interazioni genitore-figlio. Al contrario, la visione di contenuti adatti all’età, condivisa e commentata con un adulto di riferimento, può avere effetti positivi.
Questo studio ci aiuta a riflettere. La condivisione media il contenuto visivo, il cui effetto non è in assoluto positivo o negativo, bensì legato al comportamento degli adulti che accompagnano il bambino durante la visione.
Dato che gli schermi sono ormai parte integrante delle case e delle scuole, è fondamentale informare i genitori di bambini sotto i 3 anni sui rischi di un’esposizione prolungata in contesti inadeguati, promuovendo invece un uso consapevole di contenuti scelti e fruiti sotto supervisione.