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Il sogno che sa di sognare: consapevolezza e cambiamento nella vita onirica

Il sogno lucido è uno spazio in cui mente e coscienza si incontrano, favorendo consapevolezza, elaborazione emotiva e crescita personale

Di Simone Corazza

Pubblicato il 14 Gen. 2026

Il sogno come laboratorio della coscienza

Da sempre il sogno rappresenta una delle esperienze più enigmatiche dell’essere umano. Spazio di immagini ed emozioni spontanee, sfida il confine tra realtà e immaginazione, tra inconscio e coscienza. Freud (1899 [2023]) lo definì “la via regia verso l’inconscio”, riconoscendogli la funzione di rivelare desideri rimossi. Oggi, grazie ai progressi della neurofisiologia del sonno, il sogno non è più visto come un fenomeno marginale, ma come una condizione privilegiata per osservare la mente in azione.

Hobson (2009) ha introdotto l’idea del sogno come “protocoscienza”: uno stato mentale che anticipa e prepara la coscienza della veglia. Durante la fase REM, il cervello costruisce un modello virtuale del mondo in cui integra percezioni ed emozioni in assenza di stimoli esterni. Il sogno diventa così un laboratorio in cui la coscienza sperimenta sé stessa.

Anche la psicoterapia contemporanea ha riscoperto il valore trasformativo del sogno. Come mostrano Roesler et al. (2024), i contenuti onirici riflettono i conflitti e i processi di cambiamento del paziente, diventando uno specchio del Sé in evoluzione. Parallelamente, le neuroscienze confermano che il cervello onirico elabora emozioni e consolida memorie, funzioni intimamente legate alla costruzione dell’identità psicologica.

All’incrocio fra le prospettive neurocognitiva e clinica emerge il fenomeno del sogno lucido, in cui il sognatore diventa consapevole di sognare e può, in alcuni casi, intervenire sull’esperienza onirica. Come ricorda Lingiardi (2023), questa pratica – nota fin dall’antichità con il nome di onironautica – unisce tradizioni spirituali e indagini scientifiche, configurandosi oggi come una delle frontiere più affascinanti dello studio della coscienza.

Neuroscienze del sogno e della lucidità

Le neuroscienze del sonno hanno trasformato la nostra comprensione del sogno, mostrando che il cervello addormentato non è passivo ma altamente attivo. Durante il sonno REM, le reti percettive e limbiche restano operative, mentre l’attività delle aree prefrontali – legate al controllo razionale – si riduce. Questa “disconnessione funzionale” spiega la vividezza e l’irrazionalità dei sogni comuni.

Alcuni studi (Baird et al., 2018; Cataldi et al., 2024) hanno però rivelato che il confine tra sonno e veglia è più fluido del previsto. Nei sogni lucidi, la corteccia prefrontale e parietale si riattiva parzialmente, consentendo processi di riflessione e autoconsapevolezza. Nei sognatori lucidi frequenti si osserva una maggiore connettività tra le aree frontoparietali, indice di una predisposizione alla metacognizione onirica.

Le ricerche di Cataldi et al. (2024) hanno inoltre dimostrato che esperienze oniriche possono manifestarsi anche durante il sonno non-REM, con pattern EEG associati a contenuti mentali simili al sogno. Questo dato amplia la concezione tradizionale della coscienza onirica, che appare non legata a una singola fase del sonno ma a una configurazione dinamica del cervello.

Il sogno lucido, dunque, rappresenta uno stato ibrido in cui funzioni della veglia e del sonno si sovrappongono, generando un’esperienza in cui la mente sa di sognare. In linea con la prospettiva di Hobson (2009), si tratta del punto d’incontro più affascinante tra cervello, mente e coscienza.

Psicologia e consapevolezza: la mente lucida

Se la neurofisiologia mostra come sogniamo, la psicologia cognitiva aiuta a comprendere perché alcuni sogni diventino lucidi. La lucidità onirica è una forma di metacoscienza, la capacità della mente di riconoscere i propri processi mentre li vive.

Secondo Zink e Pietrowsky (2015), essa nasce dall’interazione tra fattori cognitivi, emotivi e di personalità. Alcune persone mostrano maggiore introspezione, flessibilità mentale e consapevolezza dei propri stati interni, tratti legati alla metacognizione. Nel sogno lucido, tali capacità riemergono, permettendo al soggetto di osservare e talvolta modulare la propria esperienza.

La ricerca di Stumbrys & Erlacher (2017) ha evidenziato un legame tra pratica della mindfulness e frequenza dei sogni lucidi: chi coltiva attenzione consapevole durante la veglia tende a riconoscere più facilmente il carattere onirico dell’esperienza. Ciò suggerisce una continuità tra consapevolezza diurna e notturna: la mente allenata alla presenza può restare “vigile” anche nel sogno.

Il sogno lucido può quindi essere considerato un’estensione della metacognizione diurna, un allenamento notturno all’autoregolazione emotiva. Può migliorare il senso di controllo e l’autoefficacia, fungendo da ponte tra psicologia cognitiva, fenomenologia e pratiche contemplative.

Come osservano Zink e Pietrowsky (2015), la lucidità onirica non è un fenomeno tutto-o-nulla ma dimensionale: esistono diversi gradi di consapevolezza, dal semplice riconoscimento di star sognando alla piena capacità di interagire con il sogno. Questa gradualità apre una domanda cruciale: quanto siamo davvero consapevoli dei nostri stati mentali, e possiamo apprendere tale consapevolezza?

Funzioni e applicazioni del sogno lucido

Essere coscienti nel sogno apre prospettive sorprendenti per la comprensione della mente e le sue applicazioni cliniche. 

Ricerche empiriche confermano che la lucidità onirica può avere funzioni adattive. Schädlich & Erlacher (2012), in uno studio su oltre 300 sognatori lucidi, hanno rilevato che la maggior parte usa i sogni lucidi per divertimento, creatività, superamento di incubi o esercizio di abilità. Queste esperienze sono spesso accompagnate da emozioni positive e da un senso di padronanza, suggerendo un effetto regolativo sull’umore e sull’autostima.

Ribeiro et al. (2022) hanno osservato un aumento dei sogni lucidi durante la pandemia di COVID-19, associato a maggiore stress e frammentazione del sonno. Gli autori interpretano questa tendenza come un meccanismo spontaneo di adattamento psichico: il sogno lucido aiuterebbe a integrare l’angoscia, offrendo alla mente un senso di controllo in tempi di incertezza.

Tuttavia, gli autori mettono in guardia dall’uso eccessivo di tecniche di induzione: la ricerca ossessiva della lucidità può alterare il sonno o generare frustrazione. È dunque essenziale mantenere equilibrio: la lucidità onirica può favorire la crescita personale, ma non sostituisce un percorso terapeutico.

In sintesi, il sogno lucido appare come un fenomeno di confine, in cui si incontrano immaginazione, autoregolazione e significato. In un’epoca segnata da frammentazione e iperstimolazione, ricorda che la consapevolezza può esistere anche nel sonno, come forma profonda e gentile di presenza mentale.

Il sogno in psicoterapia: dal simbolo alla trasformazione

Fin dalle origini della psicoanalisi, il sogno è stato considerato una via d’accesso al mondo interno. Con Freud (1899 [2023]) divenne la “via regia all’inconscio”, ma nella psicoterapia contemporanea – come sottolinea Roesler et al. (2024) – il suo ruolo non si limita all’interpretazione simbolica: il sogno rappresenta un processo dinamico di trasformazione e un indicatore dell’evoluzione del Sé.

Attraverso il modello empirico della Structural Dream Analysis (SDA), Roesler et al. (2024) hanno collegato la struttura dei sogni all’andamento terapeutico. Nei pazienti in difficoltà prevalgono sogni con un “io onirico passivo”, mentre con il progresso della terapia compaiono sogni in cui il protagonista agisce in modo più autonomo e integrato. Il sogno riflette così l’evoluzione del Sé terapeutico.

Il sogno è quindi un processo di rielaborazione psichica e non solo una rappresentazione simbolica.

In questo contesto, il sogno lucido rappresenta la forma più alta di agency onirica. La consapevolezza di star sognando e la possibilità di agire intenzionalmente all’interno del sogno possono favorire l’elaborazione di emozioni disturbanti. Come mostrano Baird et al. (2019), la lucidità è stata sperimentata nel trattamento degli incubi ricorrenti e dei disturbi post-traumatici, rafforzando il senso di padronanza emotiva.

Il sogno lucido diventa così non solo oggetto di interpretazione, ma spazio di esperienza terapeutica, dove consapevolezza e simbolo si fondono. Il modo in cui il paziente sogna può rivelare come sta imparando – o fatica – a vivere.

Abitare consapevolmente le proprie immagini interiori

Nel corso di un secolo, il sogno è passato dall’essere linguaggio dell’inconscio a laboratorio della coscienza. Le ricerche neuroscientifiche, psicologiche e cliniche convergono su un punto: sognare è un modo di pensare e di costruire significato.

Come mostra Hobson (2009), il cervello in REM genera un modello virtuale della realtà, dove le emozioni si esprimono liberamente. Quando la mente riconosce di star sognando, nasce un raro stato ibrido che unisce razionalità e immaginazione. In quell’attimo, la coscienza si osserva e si rinnova.

Il sogno lucido, in questa prospettiva, diventa metafora della crescita psicologica: ci insegna che la consapevolezza può emergere anche nei territori dell’inconscio e che persino durante il sonno la mente può ritrovare equilibrio, senso e creatività.

Sognare lucidamente significa abitare le proprie immagini interiori, riconoscendo in esse non soltanto frammenti dell’inconscio, ma componenti vive della nostra esperienza cosciente. È un invito a riscoprire la continuità tra sogno e veglia, tra terapia e vita: perché anche nel buio del sonno la mente continua a illuminarsi di consapevolezza.

Riferimenti Bibliografici
  • Baird, B., Castelnovo, A., Riedner, B. A., Boly, M., & Tononi, G. (2018). Frequent lucid dreaming associated with increased functional connectivity between frontopolar cortex and temporoparietal association areas. Scientific Reports, 8, 17798.
  • Baird, B., Mota-Rolim, S., & Dresler, M. (2019). The cognitive neuroscience of lucid dreaming. Nature Reviews Neuroscience, 20, 563–572.
  • Cataldi, J., et al. (2024). Shared EEG correlates between non-REM parasomnia experiences and dreams. Sleep, 47(4).
  • Freud, S. (2023). L’interpretazione dei sogni (D. Moro, Trad.; Introduzione di G. Montesano). Giunti-Barbera. (Opera originale pubblicata nel 1899).
  • Hobson, J. A. (2009). REM sleep and dreaming: Toward a theory of protoconsciousness. Nature Reviews Neuroscience, 10, 803–813.
  • Lingiardi, V. (2023). L’ombelico del sogno. Un viaggio onirico. Torino: Giulio Einaudi Editore.
  • Ribeiro, S., et al. (2022). Lucid dreaming increased during the COVID-19 pandemic: An online survey. PLOS ONE, 17(9), e0273281.
  • Roesler, C., Kissling, L., Sütterlin, T., & Gees, A. (2024). Dreams in psychotherapy: An empirically supported model of the relations of dreams to the course of psychotherapy. International Journal of Dream Research, 17(2), 164–175.
  • Schädlich, M., & Erlacher, D. (2012). Applications of lucid dreams: An online study. International Journal of Dream Research, 5(2), 134–138.
  • Stumbrys, T., & Erlacher, D. (2017). Mindfulness and lucid dream frequency predict the ability to control lucid dreams. Imagination, Cognition and Personality, 37(1), 58–69.
  • Zink, N., & Pietrowsky, R. (2015). Theories of dreaming and lucid dreaming: An integrative review. International Journal of Dream Research, 8(1), 35–45.
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