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Ansia e depressione: uno studio inTHERAPY mostra che i disturbi di personalità non impediscono di migliorare con la psicoterapia – Comunicato Stampa

La nuova ricerca di inTHERAPY mostra che la psicoterapia può ridurre ansia e depressione anche in presenza di disturbi di personalità

Di Redazione

Pubblicato il 09 Ott. 2026

È stata pubblicata sul British Journal of Clinical Psychology una ricerca condotta da inTHERAPY, Studi Cognitivi e Sigmund Freud Private University.

La psicoterapia per ansia e depressione mostra miglioramenti sintomatologici comparabili anche in presenza di disturbi di personalità.

La nuova ricerca di inTHERAPY

Milano, 9 ottobre 2026 – In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, inTHERAPY presenta i risultati di un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Clinical Psychology, condotto in collaborazione con Studi Cognitivi e Sigmund Freud University di Milano.

La ricerca ha esaminato 1.782 percorsi clinici svolti in inTHERAPY tra marzo 2023 e dicembre 2025, con l’obiettivo di comprendere se la presenza di un disturbo di personalità potesse influenzare i risultati della psicoterapia per ansia e depressione. Questi pazienti migliorano meno degli altri? Hanno bisogno di trattamenti differenti? Oppure partono da condizioni cliniche più complesse, ma possono migliorare in misura simile?

Cosa emerge dalla ricerca

I risultati contribuiscono a mettere in discussione l’idea che un disturbo di personalità rappresenti necessariamente un ostacolo all’efficacia della psicoterapia.

  •  Si può partire da condizioni più gravi e migliorare in misura simile. Circa un paziente su quattro presentava un disturbo di personalità. Nonostante livelli iniziali più elevati di ansia e depressione, la riduzione dei sintomi seguiva un andamento comparabile a quello degli altri pazienti.
  • La diagnosi di personalità non basta, da sola, a prevedere il risultato. Considerando la gravità iniziale, il numero di sedute e l’eventuale interruzione del trattamento, la presenza di un disturbo di personalità non risultava un fattore indipendente in grado di prevedere esiti clinici peggiori.
  • Ridurre i sintomi non significa aver recuperato il benessere nella vita quotidiana. Il miglioramento nelle relazioni personali, nella vita sociale e lavorativa può richiedere più tempo rispetto alla riduzione di ansia e depressione. Nei disturbi di personalità, il recupero funzionale segue un andamento differente e può richiedere percorsi più lunghi.
  • La continuità della terapia è importante. Le interruzioni premature, sia nelle prime sedute sia nelle fasi successive, sono associate a risultati meno favorevoli. Un primo miglioramento dei sintomi, infatti, non significa necessariamente che sia già stato raggiunto un benessere stabile nella vita relazionale, sociale e lavorativa.

Cosa significa per la psicoterapia?

I risultati suggeriscono che la presenza di un disturbo di personalità non richieda necessariamente di abbandonare i trattamenti cognitivo-comportamentali per ansia e depressione, ma piuttosto di adattarne durata e obiettivi alla complessità clinica, prevedendo interventi specifici sulla personalità quando indicati.

«Una diagnosi di disturbo di personalità viene spesso associata all’idea di una maggiore difficoltà di trattamento. I nostri risultati suggeriscono che questa interpretazione sia troppo semplicistica», dichiara Gabriele Caselli, Professore di Psicologia Clinica presso Sigmund Freud Private University e Direttore Scientifico di Studi Cognitivi.

«Questi pazienti presentano spesso quadri clinici più gravi, ma questo non significa necessariamente una minore capacità di migliorare. La sfida è comprendere come favorire una risposta terapeutica completa e duratura. Non si tratta soltanto di ridurre ansia e depressione, ma anche di promuovere un benessere stabile nelle relazioni affettive, nella vita sociale e professionale. Per questo sono importanti tempi di trattamento adeguati e continuità terapeutica».

Dalla pratica clinica alla ricerca

Lo studio evidenzia l’importanza di integrare la ricerca scientifica nell’attività quotidiana dei servizi di salute mentale. Raccogliere sistematicamente informazioni sui risultati dei trattamenti permette di comprenderne meglio l’efficacia, individuare le difficoltà dei pazienti e migliorare progressivamente la qualità delle cure.

È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro di ricerca di inTHERAPY: trasformare l’esperienza clinica quotidiana in conoscenze utili a rendere i percorsi terapeutici sempre più appropriati e attenti ai bisogni delle persone.

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