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La psicoterapia efficace

Cosa significa psicoterapia efficace? Esistono diverse forme di psicoterapia ma non tutte sono egualmente supportate dalla ricerca scientifica

Di Redazione

Pubblicato il 03 Giu. 2024

Aggiornato il 12 Giu. 2024 10:47

Psicoterapia o psicoterapie?

 Articolo scritto in collaborazione con inTherapy

Se parliamo di psicoterapia, forse dovremmo parlarne al plurale. Non esiste una sola psicoterapia, o meglio, non esiste una sola forma di psicoterapia, bensì ve ne sono diverse forme e modelli. Non tutti i tipi di psicoterapia però sono egualmente supportati dalla ricerca scientifica e provati come efficaci per tutti i disturbi, ma per ciascun disturbo vi sono psicoterapie specifiche che si sono dimostrate scientificamente più adatte nel miglioramento dei sintomi e del funzionamento della persona.

Le linee guida internazionali come ad esempio le linee guida americane dell’APA o quelle inglesi NICE ci orientano verso quelle forme di psicoterapia che, a seguito di ripetuti studi clinici, si sono guadagnate il titolo di trattamento efficace, anche definito trattamento “evidence-based”.

Cosa si intende per psicoterapia efficace o evidence-based?

Con il termine trattamento psicoterapico evidence-based si fa riferimento a trattamenti che sono stati ampiamente testati, verificati e ripetutamente replicati nella loro efficacia per il miglioramento o per la remissione di alcuni disturbi e sintomi.

Infatti, anche la psicoterapia (nelle sue diverse forme) può essere testata e verificata scientificamente attraverso una serie di rigorosi trial clinici. Lo scopo di questi studi è verificare se i pazienti che si sottopongono a una specifica forma di psicoterapia traggono effettivamente benefici, in quale misura e per quanto tempo gli esiti rimangono stabili nel tempo.

Per procedere alla verifica di efficacia, è necessaria una premessa fondamentale. Anzitutto, è necessario che la forma di psicoterapia che si vuole testare sia in qualche misura ben definita, strutturata e manualizzata, affinché possa essere applicata e replicata dagli operatori in modo omogeneo e si renda specificamente distinta da altri tipi di interventi.

Inizialmente, si mettono a punto ricerche su campioni ristretti, ad esempio confrontando gruppi di pazienti trattati con una forma di psicoterapia con gruppi di pazienti che non effettuano alcuna psicoterapia.

Lo step successivo è la verifica attraverso trial clinici randomizzati: in questi casi si ha un confronto diretto tra due o più tipologie di trattamento e condizioni di controllo, applicate a gruppi di pazienti che hanno caratteristiche simili, con la finalità di valutare quale forma di trattamento riesce a ottenere i risultati migliori. In questo caso si parla comunque ancora di psicoterapie in fase sperimentale.

Di fatto, per definire una psicoterapia evidence-based sono necessari molteplici studi di questo tipo che vengono replicati più volte su campioni di pazienti con una certa diagnosi, da diversi gruppi di ricerca, per garantire un buon livello di affidabilità e generalizzabilità dei risultati.

Quindi, un certo tipo di psicoterapia non è definibile efficace in assoluto, ma sempre in relazione al trattamento di certe forme di sofferenza psicologica e di specifici disturbi.

Tuttavia, se una psicoterapia non è presente nelle linee guida non significa necessariamente che non possa essere efficace o utile. Potrebbe essere una psicoterapia sperimentale oppure non aver mai attraversato il vaglio della ricerca scientifica.

Dunque, è lecito e doveroso domandarsi quale trattamento psicoterapico stiamo ricercando oppure quale trattamento stiamo affrontando in risposta a specifiche condizioni e obiettivi terapeutici, parlandone apertamente con i professionisti della salute mentale.

La diagnosi: una premessa fondamentale per una psicoterapia efficace

La premessa per identificare e poter scegliere il trattamento più adatto è la diagnosi psicologica, ovvero un processo di raccolta delle informazioni cliniche circa la sofferenza psicologica di un individuo e il loro inquadramento in una cornice formale riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale.

La cornice formale più utilizzata è quella dei manuali internazionali dei disturbi psicologici come il DSM-5 (APA, 2013) o ICD-11 dove le forme di sofferenza psicologica sono categorizzate ed etichettate in base ai sintomi che le contraddistinguono. Anche se ogni forma di sofferenza psicologica possiede caratteristiche uniche e idiosincratiche, grazie alla diagnosi è possibile in qualche misura inquadrare e comprendere la propria sofferenza psicologica, definendo con l’aiuto del terapeuta il percorso di trattamento più adatto. Grazie alla diagnosi è possibile riferirsi alle linee guida internazionali per il trattamento di specifici disturbi e condizioni sintomatiche, approfondendo la letteratura scientifica che può essere di aiuto per strutturare il percorso di trattamento.

Tuttavia, sarebbe riduttivo e semplicistico pensare che le etichette diagnostiche siano in grado di spiegare esaustivamente la complessità delle diverse forme di sofferenza psicologica. Inoltre, la diagnosi psicologica non è necessariamente associata al livello di sofferenza soggettivamente percepito dalla persona: potrei rispondere ai criteri di una certa diagnosi e non soffrirne in fase acuta mantenendo un buon livello di compenso. Così come potrei soffrire molto a livello psicologico, ma non soddisfare i criteri per alcuna diagnosi specifica.

In molti casi risulta fondamentale per la persona dare un nome e dei confini alla sofferenza, sapere che corrisponde a un disturbo specifico che è studiato in letteratura e conoscere quali siano i trattamenti di elezione per fronteggiarlo.

Come si fa una diagnosi psicologica?

Il percorso più accurato per ottenere una diagnosi è quello di effettuare una valutazione psicodiagnostica che utilizzi colloqui clinici, test e interviste validati empiricamente. La valutazione psicodiagnostica ha il vantaggio di essere obiettiva e raccogliere molti dati in un lasso di tempo abbastanza ridotto, da effettuarsi prima di iniziare il trattamento. La valutazione psicodiagnostica viene svolta da uno psicologo o psicoterapeuta o psichiatra.

A seguito del processo diagnostico, non è detto che la psicoterapia si renda necessaria o che sia il percorso più adatto; qualora vi fosse l’indicazione per una psicoterapia, è importante essere consapevoli che esistono molte forme di psicoterapia più o meno adatte ai diversi tipi di sofferenza.

Ogni professionista ha specializzazioni diverse e nessuno psicoterapeuta, per quanto bravo, sarebbe in grado di trattare qualsiasi forma di disagio con la medesima efficacia.

Quando gli interventi evidence-based piacciono più ai pazienti che ai clinici

Un curioso studio di Hernandez e Waller (2021) ha rilevato che sarebbero i pazienti per primi, e non tanto i terapeuti, a preferire l’utilizzo di tecniche concrete e comportamentali, come ad esempio tecniche di rilassamento progressivo, mentre sarebbero i clinici ad apprezzare più dei pazienti alcune tecniche eclettiche. In conclusione, partendo da questo spunto gli stessi autori evidenziano l’importanza di un confronto aperto e condiviso tra paziente e terapeuta circa gli obiettivi e la pianificazione della terapia discutendo in modo esplicito il razionale delle tecniche implementate all’interno del trattamento.

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