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Il contratto terapeutico: la bussola che ci indica la strada per tornare a stare meglio

Il contratto terapeutico è un accordo tra terapeuta e paziente che stabilisce aspettative, confini, diritti e doveri di entrambe le parti durante la terapia

Di Marina Morgese

Pubblicato il 11 Apr. 2024

Aggiornato il 19 Apr. 2024 14:12

Prima del Contratto Terapeutico, la valutazione e la diagnosi: prenderesti dei farmaci senza sapere di cosa soffri?

Che si tratti di sintomi fisici o psicologici, è fondamentale per ogni paziente sapere qual è il problema che lo porta a star male, così come è necessario capire come intervenire in modo efficace per tornare a stare bene. 

Facciamo l’esempio di un paziente che si rivolge a un medico per un mal di stomaco. Dopo un’attenta fase di valutazione, fatta di esami, interviste e analisi, il medico giunge a una diagnosi, grazie alla quale potrà condividere col paziente quali sono le cause del sintomo, i passi da seguire, i farmaci da assumere e i trattamenti a cui sottoporsi per giungere a una cura. Nessun paziente andrebbe mai da un medico che, senza capire qual è il problema alla base del sintomo, gli dice di tornare ogni settimana in studio per provare a ogni incontro una medicina diversa nella speranza che faccia effetto! 

Allo stesso modo, anche nel campo della salute mentale, risulta fondamentale: 

  • effettuare una valutazione del problema riportato dal paziente tramite colloqui e test oggettivi; 
  • giungere a una diagnosi da restituire (comunicare) al paziente;
  • condividere con il paziente il piano terapeutico più efficace per la risoluzione dei problemi attraverso la stipula di un contratto terapeutico.  

È grazie a questi passaggi che si entra nel vivo del lavoro terapeutico: mostrando al paziente qual è la causa dei sintomi e concordando con lo stesso quali sono i passaggi, le tecniche e le metodologie più adatte alla gestione del problema, si può iniziare un percorso terapeutico efficace. 

Il contratto terapeutico: che cos’è?

Il contratto terapeutico in psicoterapia è un accordo formale o informale tra il terapeuta e il paziente che stabilisce le aspettative, i confini, i diritti e i doveri di entrambe le parti durante il corso della terapia. 

Il contratto infatti sancisce e definisce l’accordo tra paziente e terapeuta (Sassaroli et al., 2010) su: 

  • come stanno le cose (situazione) 
  • come vorremmo che stessero (obiettivi) 
  • come possiamo ottenerlo (strumenti)
  • come posso avvalermi dell’altro (relazione terapeutica) 

Si discutono e si definiscono con il paziente anche elementi più generali del percorso terapeutico che sta per avere inizio, quali: il quadro teorico di riferimento, gli strumenti e le tecniche psicoterapiche a cui si potrebbe ricorrere, gli homework, la frequenza e la durata delle sedute, la durata del trattamento, le tariffe e il pagamento, le regole per la disdetta, il rispetto della privacy e l’eventuale registrazione delle sedute. 

Il contratto aiuta a creare un ambiente sicuro e strutturato; un contratto terapeutico chiaro ed esplicito è senza dubbio uno dei punti di forza di un processo terapeutico efficace (Sassaroli et al., 2010). 

È importante sottolineare che, nella formulazione del contratto, va utilizzato il linguaggio del paziente, accertandosi che quanto stabilito sia effettivamente compreso e condiviso. Nel caso di pazienti con gravi problemi relazionali o che difficilmente accettano le regole (come per es. pazienti con personalità antisociale o borderline) è raccomandabile stipulare un contratto in forma scritta, che tenga anche conto dei confini del setting terapeutico.

Proprio come una bussola, che consultiamo per orientarci verso la nostra meta, il contratto terapeutico ci aiuta a capire qual è la direzione giusta da seguire per tornare a stare meglio. Ma quando il cammino non sembra più lineare come pensavamo all’inizio del percorso? Non ci resta che riprendere la bussola e capire se stiamo seguendo la giusta direzione o se dobbiamo proseguire in un altro senso! Allo stesso modo, anche il contratto terapeutico va rivisto, ridiscusso ed eventualmente ridefinito tutte quelle volte in cui si manifestano dei disaccordi sui compiti e sugli obiettivi o dei momenti di stallo durante il percorso oppure nei momenti di crisi nella relazione e/o nella fase di chiusura della terapia (Sassaroli et al., 2010).

I vantaggi del contratto terapeutico

Il contratto terapeutico rappresenta un mezzo per aumentare la motivazione del paziente e la sua aderenza alla terapia (Otto et al., 2003). 

Esso migliora l’aderenza agli obiettivi e alle procedure del trattamento. Numerose ricerche nell’ambito della Psicologia Sociale, infatti, suggeriscono che l’adesione a determinati comportamenti risulta più elevata quando l’individuo dà il proprio consenso ed esprime la sua opinione in merito, prima di aderirvi (Cialdini , 1984).

Inoltre il contratto terapeutico, soprattutto se formale e per iscritto, può fungere da utile promemoria per i pazienti che possono difatti consultarlo in momenti di particolare vulnerabilità psicologica e stress emotivo. 

Facciamo un esempio: se nel contratto sono riportate le strategie che si utilizzano in terapia per lavorare sull’ansia, per il paziente sarà più facile, in caso di un attacco d’ansia, consultare il contratto e rimanere “ancorato” su ciò che va fatto per gestire l’emozione in quel momento disfunzionale. 

In alcuni casi, lo stesso contratto può prevedere una sezione dedicata alla gestione dei momenti di manifestazione acuta dei sintomi. Alcuni contratti possono contenere delle sezioni dedicate alla prevenzione delle ricadute, diventando così di supporto anche a terapia conclusa (Otto et al., 2003). 

Da terapeuti, bisognerebbe sempre tenere a mente che se c’è accordo sul problema, sull’impegno condiviso e sulle modalità per risolverlo, sarà più facile raggiungere lo scopo. Il rispetto del contratto terapeutico è uno degli elementi che garantisce il corretto progredire del percorso psicoterapico (Sassaroli et al., 2010). 

Una bussola che ci aiuta finalmente a ritrovare il benessere e a non sentirci più persi.

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Marina Morgese
Marina Morgese

Caporedattrice di State of Mind

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Michael W. Otto, Noreen A. Reilly-Harrington, Jane N. Kogan, Carol A. Winett. (2003). Treatment contracting in cognitive-behavior therapy. Cognitive and Behavioral Practice. Volume 10, Issue 3, 2003, Pages 199-203.
  • Sassaroli, S. Incerti, A., Scarinci, A. (2010). La restituzione dell’assessment e la formulazione del contratto terapeutico. In Incerti, A., Scarinci, A. (Cur.) Assessment dei Disturbi d’Ansia (pp 217 – 230). Erickson Editore. 
  • Cialdini, R. B. (1984). Influence:The psochology of persuasion (Rev. ed.). New York: William Morrow. 
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